Campania, sindaco guarisce dal Covid: “Febbre a 40 e privo di forze, pensavo di non farcela”

Campania, sindaco guarisce dal Covid: “Febbre a 40 e privo di forze, pensavo di non farcela”

“Non sentiamoci onnipotenti, questo virus non ha regole: è solo questione di fortuna”, ha affermato il primo cittadino


BENEVENTO – Campania, sindaco guarisce dal Covid: “Febbre a 40 e privo di forze, pensavo di non farcela”.
Il sindaco del comune di Moiano, a Benevento, Giacomo Buonanno, nella giornata di ieri  ha voluto mandare un messaggio ai suoi concittadini per comunicare la sua guarigione dal Coronavirus.
Nel post,  pubblicato sulla pagina ufficiale del comune, il primo cittadino ha voluto anche raccontare i terribili giorni vissuti e la paure provata. Il tutto per spingere i concittadini a non sottovalutare il virus e a continuare a rispettare le norme antiCovid. Di seguito le sue parole:
“Ho sentito la pelle bruciare – comincia il messaggio del sindaco – Per undici giorni, ininterrottamente, con la temperatura a 40.
Ho trascorso settimane svuotato di ogni forza, giornate intere con la testa immersa in un casco. Senza vedere e sentire, immerso nel vortice dell’ossigeno.  Era lui, un ammasso di plastica e circuiti, il mio legame con la vita, lui erano i miei polmoni”.
“Sono stato solo con me stesso, guardando una porta che non si apriva mai – continua – E, quando quell’uscio si schiudeva, vedevo persone, non so neppure se uomini o donne, alabardati come astronauti.  Le mie mille domande per avere rassicurazioni rimbalzavano contro i loro caschi. Mi dicevano solo tranquillo”.

“Giorni interi immerso nella solitudine e nella dolorosa certezza di non farcela: che la mia corsa si sarebbe conclusa lì e, con essa, le tante cose e i tanti progetti da portare ancora a compimento. La mia gente, la mia Moiano – racconta Buonanno – Ma, soprattutto, l’immagine di mia moglie, dei miei figli, dei miei cari: e se non avessi mai più potuto abbracciarli?  Secondi, minuti lunghi come anni, fatti della più cupa disperazione. Ho visto persone giovani, a pochi metri da me, smettere di combattere”.
“Poi, nell’arco di pochissimi giorni, tutto è cambiato – spiega – Si è accesa improvvisamente la luce.  Mi sono negativizzato.
Ora sono fuori pericolo, ma ho bisogno di tanto tempo ancora per poter recuperare completamente. Sono un’altra persona.
Mi è stata donata una seconda vita, e credo che non sia stato solo per merito dei medici e del personale che mi ha curato e che non finirò mai di ringraziare per la loro immensa dedizione. Una vita è questo. In ogni vita c’è questo.  In ogni paziente che lotta per la vita c’è tutto questo”.
“La desolazione scandita dai “bip” delle macchine, il pensiero fisso a chi si ama, il terrore che quello sguardo scambiato fugacemente, mentre il 118 ti portava via, possa essere stato l’ultimo – continua – Puoi avere 20 o 90 anni, cambia poco.  Noi dobbiamo fermare la catena del virus.  Non sentiamoci onnipotenti, questo virus non ha regole: è solo questione di fortuna. Ogni nostro singolo comportamento di responsabilità può consentire di salvare la vita di un qualcuno che nemmeno conosciamo.  Per l’economia, per l’istruzione ci sarà tempo. Tutto si recupererà. Tutto è nulla rispetto all’amore delle nostre famiglie, tutto è nulla rispetto al bene supremo della vita.  Assaporatene ogni singolo istante, fermiamo questo mostro. Ed un abbraccio a voi, cari amici, che mi avete cercato con messaggi e telefonate: non ho potuto rispondervi, dapprima perché impossibilitato fisicamente”.
“Ora per divieto dei medici, che mi impongono una condizione di assoluto relax – conclude il messaggio – Ma sappiate che ho sentito la vostra forza, la vostra energia. Grazie a tutti”.