Coronavirus, Gerry Scotti: “Vedevo persone intubate, scene da film di fantascienza. Pregavo per loro”

Coronavirus, Gerry Scotti: “Vedevo persone intubate, scene da film di fantascienza. Pregavo per loro”

“Ai negazionisti dico di stare un’ora dove i pazienti sono ricoverati, sicuro cambieranno idea”, queste le sue parole


NAZIONALE – Coronavirus, Gerry Scotti: “Vedevo persone intubate, scene da film di fantascienza. Pregavo per loro”.

Il noto presentatore tv Gerry Scotti, da poco guarito dal Coronavirus, dopo essere stato dimesso nella giornata di lunedì, ha voluto raccontato la sue esperienza al giornalista Renato Franco de “Il Corriere Della Sera”. Nell’intervista Scotti ha voluto spiegare la terribile situazione che gli ospedali italiani si trovano a vivere e come il virus l’ha cambiato rendendolo una persona migliore.

“Quando mi hanno detto che mi ricoveravano sono diventato verde, ho sudato freddo – ha raccontato Gerry Scotti –  Io li vedevo tutti, vedevo 24 persone immobili, intubate, come nei film di fantascienza”.

“Ho avuto la classica settimana del fai da te, quella ordinata dai protocolli che mira a non intasare i pronto soccorso – ha spiegato – È cominciata con febbriciattola, stanchezza, colpi di tosse. La soluzione codificata è tachipirina e cortisone. Una settimana e passa tutto. Invece no”.

“Avevo 36 e 2 e pensavo di star bene. Invece positivo – ha continuato il presentatore – Quando ho sentito quella parola mi è sembrato improvvisamente di essere al di là del Muro di Berlino, non so come altro spiegarlo. In un attimo ho rivissuto i sei mesi di paura, terrore, precauzione, speranza che stiamo vivendo tutti. Perché proprio a me? Sentivo di non sapere nemmeno da dove cominciare a capire da dove fosse partito tutto”.

“Ti viene l’istinto a non piangerti addosso, questa malattia è subdola, puoi stare due o tre giorni con poca febbre, addirittura senza come successo ad alcuni miei amici, e dopo 7 giorni ti negativizzi. Speravo di essere in quel mazzetto di fortunati vincitori del Boero, i cioccolatini con il regalo”, prosegue il racconto interrotto ogni tanto da una lacrima.

Gerry ha poi continuato raccontando il ricovero presso il Covid Center dell’Humanitas a Rozzano: “Mi è stato consigliato di rimanere da loro perché avevo tutti i parametri sballati: fegato, reni, pancreas. Ero già nell’unità intensiva, perché quando entri nel pronto soccorso del Covid Center non c’è l’area rinfresco, l’area macchinette, l’area vogliamoci bene: si apre una porta e da lì in poi vedi tutto quello che hai visto nei peggiori telegiornali della tua vita”.

“I medici mi dicevano di non spaventarmi: non la mettiamo in terapia intensiva ma in una stanza a fianco perché abbiamo bisogno di attaccare al suo corpo una serie di strumenti per monitorarla, per sapere se la sua macchina, il suo corpo, ha bisogno di cure particolari – prosegue – Ero in una stanzina, di là c’era la sliding door della vita di tantissime persone. Con due altri pazienti ci strizzavamo l’occhio, dai che ce la fai. Ho appurato — stando lì, due notti e un giorno — che quella era l’ultima porta. Se decidevano di aprire quel varco… Io li vedevo tutti, vedevo 24 persone immobili, intubate, come nei film di fantascienza. Pregavo per loro invece che pregare per me”.

“Quando ho raggiunto lo stadio massimo di necessità di assistenza mi hanno fatto indossare il casco salvifico, è l’ultimo step indolore della terapia prima che ti intubino – spiega al giornalista – Per un paio di giorni a orari alterni ho dovuto indossarlo anche io, è stato un toccasana. Poi una mattina hanno girato indietro il letto e mi hanno riportato nella mia stanza”.

Gerry Scotti ha poi ringraziato tutto lo staff medico che si è preso cura di lui e, che quotidianamente si prende carico di tutti i pazienti positivi al Coronavirus. Ha poi rivolto parole di affetto a tutto il suo pubblico che lo seguono da anni, affermando di essersi commosso dai tantissimi messaggi di vicinanza ricevuti: “Ho ricevuto una forma di affetto incredibile. Innanzitutto dal pubblico. Quindi grazie di cuore davvero a tutti. Mi ha colpito molto anche l’affetto di tutti gli addetti ai lavori”.

Alla domanda del giornalista di come l’ha cambiato questa esperienza, l’amatissimo presentatore tv ha risposto di essere migliorato come uomo e persona, “sono più forte di prima e ho ribaltato le mie priorità”.

Al termine dell’intervista Gerry Scotti ha rilasciato un’attacco velato ai negazionisti: “Bisogna prenderli e lasciarli in quella stanzina un’ora. Non c’è bisogno di 36 ore come è stato per me. Sicuro che cambiano idea”.

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