Coronavirus, l’allarme dei medici di famiglia: “A Napoli necessaria zona rossa”

Coronavirus, l’allarme dei medici di famiglia: “A Napoli necessaria zona rossa”

“Basterebbe fermare tutto almeno per 15 giorni”


CAMPANIA – La zona rossa in Campania è necessaria. Anche per un periodo non lungo. Serve bloccare tutto per frenare il contagio da Covid-19 che sta galoppando. I numeri stanno mettendo in difficoltà tutti i sistemi: territoriale, d’emergenza, ospedaliero. Basterebbe fermare tutto almeno per 15 giorni”. A chiederlo, in un’intervista all’Adnkronos Salute, è Luigi Sparano, segretario provinciale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) della provincia campana.

“I numeri stanno aumentando enormemente nella Regione – continua Sparano – ed è questo a mettere in crisi il sistema dell’assistenza. Il problema non è legato all’inefficienza degli operatori ma all’aumento dei casi che mettono in crisi ogni tipo di organizzazione. Bloccare tutto, anche se per poco, aiuterebbe a ridurre ‘l’onda d’urto continuà che sta esponendo tutti l contagio. I medici in particolare, con il rischio di ridurre ancora di più il personale dedicato all’assistenza. Sarebbe prudente chiudere almeno per due settimane”.

C’è grande preoccupazione tra i medici di famiglia di Napoli e provincia, che registrano anche 6 colleghi deceduti per Covid da settembre, oltre venti contagiati e due appena dimessi dall’ospedale. “Un quadro in rapida evoluzione – spiega Sparano – Parliamo di numeri limitati alla sola provincia di Napoli. Ho avuto solo ieri quattro segnalazioni di nuovi contagi e, questa mattina, un caso sospetto di un collega con febbre. La situazione è davvero difficile”.

“Lo scenario della nostra categoria è complicato – continua Sparano – Quello di cui si parla poco è il numero di pazienti gestiti a domicilio. Un medico di famiglia, in questo momento, non segue meno di sette pazienti in sorveglianza domiciliare. Ciò che sta generando il cortocircuito è l’aumento dei numeri. Non c’è un’inadempienza delle parti. Quattro contagiati tra i nostri medici in un giorno impressiona”.

La categoria “ha un’esposizione elevatissima – sottolinea Sparano – non lavoriamo in reparti protetti. Non c’è la misurazione della febbre all’ingresso degli studi o una selezione come in ospedale. Abbiamo una pressione fortissima dei pazienti, dobbiamo rispondere ad almeno 200 contatti al giorno. Abbiamo ridotto i contatti fisici che però non possono essere eliminati, perché alcuni pazienti necessitano di un monitoraggio a domicilio. Siamo esposti perché non abbiamo percorsi di protezione e i dispositivi individuali non sempre sono sufficienti. Quindi, benché si adottino misure di sicurezza, è praticamente impossibile impedire l’avvicinamento ad un luogo come quello di nostri studi nei quali si entra senza obbligo di tampone.”.