Covid, le botteghe di San Gregorio Armeno rischiano di chiudere: “siamo stati dimenticati dal governo”

Covid, le botteghe di San Gregorio Armeno rischiano di chiudere: “siamo stati dimenticati dal governo”

L’ associazione degli artigiani scrive una lettera al Presidente del Consiglio e al Governatore della Campania


NAPOLI – San Gregorio Armeno è tra le strade più caratteristiche e amate di Napoli, i secoli di tradizione hanno fortemente legato i cittadini alle numerose botteghe di artigiani, che sono divenute simbolo di appartenenza alla città. Eppure, in un periodo storico così complesso, i presepiai sembrano essere stati dimenticati e la storia di questa strada potrebbe finire in questi mesi.

È  per questo che l’associazione degli artigiani “Le botteghe di San Gregorio Armeno” ha scritto al presidente del consiglio  Giuseppe Conte e al governatore Vincenzo De Luca: chiedono aiuti economici per il Covid e si lamentano di essere stati dimenticati dal Decreto Ristori. “Vi scrivo da parte dell’ Associazione di Promozione Sociale “Le Botteghe di San Gregorio Armeno” – riporta la lettera dei pastorai – per denunciare la gravità delle conseguenze economiche su un settore che è stato completamente dimenticato dal governo centrale nell’ultimo Decreto Ristori.

Sto parlando del settore commercianti e artigiani, in particolar modo di quelli che hanno la sede delle loro attività nei centri storici delle città d’arte. Come ben saprete, nel Decreto Ristori non è stato previsto nessun contributo né sgravio fiscale per questa categoria; il turismo è completamente fermo e i centri storici sono vuoti. Nel caso specifico di Via San Gregorio Armeno la situazione è ancora più grave  poiché la famosissima via dei presepi registra la maggior parte degli incassi nel periodo che va dal primo novembre al sei gennaio. Dopodiché seguono tre mesi (la restante parte di Gennaio, Febbraio e Marzo) in cui l’affluenza turistica è inferiore a tutto il resto dell’anno.

Ne deduciamo che le trentotto botteghe situate a Via San Gregorio Armeno devono sopravvivere per almeno cinque mesi registrando incassi ai minimi storici, spesso pari a zero, dovendo pagare affitti (alti, perché si sa, i centri storici sono cari), tasse, contributi e utenze. Tutto questo è insostenibile da parte della maggior parte dei commercianti e artigiani di Via San Gregorio Armeno, soprattutto perché siamo già reduci da otto mesi difficilissimi e molti hanno già esaurito le risorse per sostenersi”.

Chiedono quindi contributi a lungo termine in forma di finanziamenti a fondo perduto, sospensione di tasse e contributi, sconti sulla fornitura di energia elettrica e la possibilità di accedere al finanziamento dei 25.000 euro anche ai cattivi pagatori.

“Mi auguro prendiate veramente in considerazione la gravità della situazione e agiate di conseguenza tempestivamente. Sono mesi che chiediamo un incontro al Governatore della Campania senza essere considerati – continua Gabriele Casillo, presidente dell’associazione – Se anche stavolta ci ignorerete le conseguenze saranno drastiche ed oltre a rovinare l’unicità di una delle dieci strade più famose al mondo, vi accorgerete prima o poi di aver rovinato numerose attività dei centri storici, le famiglie ad esse connesse e le vite di tanta, tantissima gente”.