Essere giovani infermieri nei Reparti Covid di Napoli: la testimonianza di Luigi

Essere giovani infermieri nei Reparti Covid di Napoli: la testimonianza di Luigi

Luigi, 27 anni, di Frattamaggiore, lavora al Covid Hospital Loreto Mare di Napoli. La sua esperienza quotidiana nella lotta contro il Coronavirus


NAPOLI – Siamo nel pieno della seconda ondata di contagi da Covid -19 in Italia. La situazione che abbiamo vissuto lo scorso marzo si è ripresentata più forte e più travolgente della prima. A lottare  contro questo “nemico” sono sempre loro: medici, infermieri, operatori socio-sanitari che con tenacia, professionalità e soprattutto amore per il proprio lavoro affrontano e supportano i pazienti affetti da Coronavirus.

E’ molto  importante – in questo periodo –  ascoltare la voce di chi si trova in prima linea a combattere tra i reparti dei nostri ospedali per comprendere quanto la situazione sia ormai molto difficile , sperando di riuscire anche a sensibilizzare tutti coloro che fanno fatica a rispettare poche, semplici ed essenziali regole di comportamento per cercare contenere il più possibile la diffusione del virus.

La prima testimonianza che abbiamo raccolto coinvolge Luigi Loffredo, infermiere di 26 anni di Frattamaggiore, che ha vissuto in prima persona l’esperienza del Coronavirus, avendo lavorato nel periodo di emergenza dell’epidemia fin da subito al Loreto Mare di Napoli,  importante ospedale  di frontiera, situato nel cuore di Napoli centro, che già durante la prima ondata di contagi si è trasformato in Covid Hospital.

Luigi, da quanto tempo sei infermiere?

Dopo la laurea, ho vinto un concorso pubblico e sono stato assunto lo scorso anno al Loreto Mare. Ho lavorato in un reparto ordinario solo 15 giorni successivamente alla mia assunzione. L’ospedale in cui lavoro – il Loreto Mare di Napoli – è poi diventato Covid Hospital ed è così  iniziata la mia battaglia  in prima linea contro il Coronavirus.

La prima esperienza già in un reparto così complicato: eri preparato a tutto ciò?

Senza l’aiuto dei miei colleghi sarebbe stato tutto più difficile. Grazie alla loro professionalità e disponibilità ho imparato in fretta tutto ciò che era necessario per lavorare in un Reparto Covid. A marzo ho affrontato la mia esperienza lavorativa in Rianimazione fino agli inizi di luglio.

Ad inizio emergenza alcuni miei colleghi si sono recati all’ospedale Cotugno di Napoli per  apprendere le misure di vestizione e svestizione  necessarie per lavorare  in un reparto con pazienti contagiati dal Coronavirus. Hanno poi trasmesso le loro competenze agli altri operatori sanitari del nosocomio.

Sono stati dei giorni molto duri, soprattutto all’inizio ma ci siamo aiutati a vicenda come una famiglia. Abbiamo avuto l’onore anche di confrontarci con il Professor Franco Faella,  primario emerito del reparto Malattie Infettive del Cotugno,  che fornito noi delle direttive fondamentali per svolgere bene il nostro lavoro in massima sicurezza.

In che condizioni arrivano oggi  i pazienti da voi?

 

Le condizioni in cui giungono i pazienti in degenza sono ancora problematiche. Il virus non è mutato e non si è affievolito rispetto alla prima ondata di Marzo/Aprile. Forse fino a settembre la situazione era ancora stabile, ma adesso ci ritroviamo di nuovo in emergenza.

Nemmeno il quadro sintomatologico si è indebolito: abbiamo pazienti con gravi problemi respiratori, polmoniti, febbre alta e complicazioni. Per fortuna però, adesso conosciamo meglio il nemico ed abbiamo una terapia che nella maggior parte dei casi funziona. Quindi – in assenza di complicazioni – un paziente che presenta una sintomatologia importante con la terapia idonea può guarire, ma non sempre è così. Il virus è un nemico subdolo che si presenta con manifestazioni di diversità gravità da persona a persona.

 

Attualmente com’è la situazione nel tuo reparto?

La situazione è sotto controllo ma è molto complicata. In un paio di settimane avremmo la necessità di potenziare i posti letto disponili.

 

Un caso della prima ondata che ricordi particolarmente.

Abbiamo avuto pazienti affetti da Covid di ogni età. Abbiamo curato minorenni, uomini di 35 anni ed anziani di 70.

Il lavoro dell’infermiere non è solo dal punto di vista professionale e tecnico. Noi instauriamo un rapporto con i pazienti di stima reciproca e in alcuni casi di amicizia. Essere infermiere vuol dire  trasmettere speranza e positività agli ospiti. Anche in un periodo difficile come questo. Essere infermieri vuol dire sicuramente saper amare la propria professione e stringere con i pazienti un rapporto sia umano che professionale. Per me riuscire anche solo a strappare un sorriso, durante la loro degenza, è  una gioia. Ricordo in particolar modo due pazienti di media età molto simpatici, entrambi sposati con figli.

Durante le terapie c’era sempre una battuta sulla rivalità calcistica tra Napoli e Juve. Io sono uno juventino Doc, e vi lascio immaginare cosa voglia dire farsi curare da uno Juventino per un napoletano…

 

In che modo questo lavoro ha influenzato la tua vita privata?

Io in ospedale mi sento al sicuro.  Al Loreto Mare abbiamo tutti i dispositivi di protezione di cui abbiamo bisogno e ci sottoponiamo a tamponi ogni 7/10 giorni. Il mio ospedale è un’eccellenza della sanità napoletana. All’inizio ho avuto paura, soprattutto per i miei familiari perchè affrontavamo un nemico di cui sapevamo poco o niente,  ma i protocolli che seguiamo tutti al nosocomio sono molto rigidi e adesso non ho alcun timore. D’altra parte non potrei immaginare un lavoro diverso,  fare l’infermiere è una vocazione per me ed i miei familiari sono molto orgogliosi di me e del lavoro che svolgo con passione.

Un appello, Luigi.

Così come noi infermieri, medici, operatori sanitari ci aiutiamo a vicenda in ospedale, anche i cittadini dovrebbero fare lo stesso: sostenersi tra loro. Bisogna darsi una mano, rispettarsi a vicenda, e adottare le misure di distanziamento che ormai tutti conosciamo: mascherine, distanze, e lavaggio delle mani. La situazione negli ospedali è difficile, ognuno deve fare la propria parte. Solo così ce la faremo.