Focus Napoli v Milan. La terza sconfitta di fila al San Paolo gela di freddo scandinavo

Focus Napoli v Milan. La terza sconfitta di fila al San Paolo gela di freddo scandinavo

Terzo stop consecutivo al San Paolo per la squadra di Gattuso, fermata dal lanciatissimo Milan, formato Ibra: lo svedese fa doppietta, Hauge chude i conti. Di Mertens il gol del Napoli. Espulso Bakayoko


La doppietta di Ibrahimovis stende il Napoli

NAPOLI – Nuova battuta d’arresto casalinga per il Napoli. I partenopei perdono un altro treno di alta classifica, battuti in casa dalla capolista Milan, trascinata dal solito Ibrahimovic. Proprio dello svedese la doppietta che sposta l’ago della bilancia in direzione Milano. Al San Paolo finisce 3:1 per i rossoneri: doppietta di Ibra, come detto (20′, 54′), di Mertens il gol della speranza di rimonta, che tale (purtroppo) resterà (63′). Finale rossonero con Hauge (91′) che fissa il punteggio finale. Azzurri, che dopo quest sconfitta, scivolano al sesto posto, in compagnia, con 14 punti, di Atalanta e Lazio.

COSA E’ PIACIUTO

Almeno il carattere mostrato dopo aver subito le due reti. Sarebbe meglio il Napoli mostrasse tale atteggiamento prima di capitolare, ma almeno, la seconda parte di primo tempo, con svariate azioni che avrebbero meritato sorte migliore, così come la parte centrale della ripresa, autorizzava a sperare un “mini” miracolo calcistico, contro questo Milan, galvanizzato dalla testa della classifica e trascinata da un Ibrahimovic in forma come forse neppure a 20 anni. Miracolo che non è avvenuto, perchè solo il carattere non basta; bisogna anche buttarla dentro, e stasera il solo gol di Mertens non è bastato.

Mertens torna al gol dopo quello siglato nella goleada contro il Genoa. Quasi due mesi  di assenza dai tabellini dei marcatori che, per uno come lui, sono francamente troppi. Già nel primo tempo Donnarumma gli nega il pareggio con una gran parata, ma il belga si rifà nel secondo, giocando di rimpalli con Romagnoli e freddando il portiere rossonero. Partita di sacrificio, quella del numero 14, non solo fisico, abbassando spesso il baricentro per cercare palloni utili, ma anche tattico, fungendo da play offensivo cercando di armonizzare la manovra d’attacco, in molte circostanze comfusionaria. Meglio nella ripresa, quando gioca da riferimento nel 4-3-3 che nel primo tempo, nel 4-2-3-1 nel quale si ritrova a fatica, ma non per colpe esclusivamente sue.

COSA NON E’ PIACIUTO

Impossibile giocare con un 4-2-3-1 senza una punta fisica che fa da riferimento e catalizzatore dell’attacco. Mertens, in tal senso, non ha il fisico di Petagna e nemmeno lo scatto in progressione di Osimhen. Magari si poteva proporre un 4-3-3 iniziale, dove il belga avrebbe avuto maggiori possibilità di farsi vedere, o almeno, giocare con il 4-2-3-1 con Petagna, sicuramente più incline ad un gioco più fisico. A maggior ragione, quando la squadra ha evidenti difficoltà di costruire il gioco con i mediani, si poteva cercare il lancio lungo sul corazziere lombardo. Per non parlare dell’infinità di palloni persi in uscita, alcuni dei quali gridano vendetta, altri invece “gol del Milan”. Brutto segnale anche gli sganciamenti di Koulibaly palla al piede, assolutamente senza senso ma paradossalmente più produttivi delle giocate degli attaccanti. Gattuso dovrà riflettere con attenzione. Ma il tempo non è amico del mister.

Se non è stata la sua partita in azzurro, manca davvero poco. La serata di Di Lorenzo è stata disastrosa sotto tutti gli aspetti. Difensivamente ha sofferto le pene dell’Inferno contro Hernandez, che sulla sua fascia ha fatto quello che ha voluto; in fase di impostazione ha perso palloni da suicidio calcistico volontario, uno dei quali ha avviato l’azione del raddoppio milanista ed anche sul terzo ci aggiunge del suo; in fase offensiva manca un gol che è più difficile da sbagliare che da segnare, calciando sulla traversa, a porta vuota e da tre metri il pallone del possibile pareggio, Serata negativa, ma negativa davvero.

Si sapeva che il Milan quanto fosse Ibra-dipendente, di quanto lo svedese stia attraversando uno stato di forma, fisica e mentale, di cui forse non ha mai goduto neppure agli albori della sua carriera. Ragion per cui le attenzioni sullo svedese andavano raddoppiate, se non triplicare. La partita di Ibra non è da tramandare ai posteri ma è maledettamente incisiva ed incidente sul risultato. Due palloni in area di rigore, due gol. Finire della storia. Koulibaly freddato sul tempo e sullo spazio in occasione del primo gol; Mario Rui in colpevole ritardo sulla chiusura sul secondo. Disattenzioni figlie anche della stanchezza legata agli impegni con le nazionali, per le quali quasi tutti i difensori azzurri sono stati chiamati, che Ibra ha visto in TV, sul divano di casa. In questo periodo di calcio a ritmi forsennati, riposare due settimane è come una pausa estiva.

Dr.Jekyll e Mr.Fabian. Chi ha visto la partita della Spagna, stravinta sulla Germania, si è reso conto di cosa sa fare Ruiz, cosa può fare Ruiz in determinate condizioni e posizioni in campo. Giocare in un 4-3-3 da mezz’ala in un centrocampo dove i piedi buoni si buttano via è un discorso; giocare in una mediana a due, chiamato anche a dettare gioco ne è un altro. Quando questi scenari cambiano, si trasforma anche il numero 8: inguardabile nel primo tempo, capace di sbagliare tutto lo sbagliabile, limitandosi a passaggi scolastici (quando riescono), un po’ meglio nel secondo tempo, quando la sua azione viene accompagnata da Zielinski, che gli sottrae gli oneri di inserirsi nel cuore del gioco, con o senza palla. Un calciatore sprecato nella linea a due: rischia la fine del Jorginho di benitezziana memoria.

Ritorna sulla Terra anche Insigne, dopo due settimane di incenso sparso tra TV, radio, giornali ed Internet. Serata storta anche per lui, incapace di dare il guizzo che riesce a dare, ultimamente, in nazionale. La stanchezza per il triplo impegno nazionale si fa sentire anche nelle sue gambe, inevitabilmente ed una battuta d’arresto poteva essere messa in preventivo. Non fosse che si giocava contro la capolista, partita snodo della stagione che il Napoli aveva il dovere di giocare “da grande” anche grazie all’apporto del suo capitano. Che nell’arco della partita resta sempre con il colpo in canna, mal supportato dai compagni, dal modulo e da un buon Calabria che gioca a fare il “terzinaccio”, vincendo il duello.

Il San Paolo non è più un fattore amico. Sarà il giocare senza pubblico, ma tre sconfitte consecutive (AZ Alkmaar, Sassuolo e Milan) iniziano a diventare troppe. Quella con il Milan era la prima di un trittico composto da Rijeka e Roma. Fondamentale, adesso, portare a casa una vittoria contro i croati, per alimentare le possibilità di qualificazione, poi un altro big-match, contro un’altra squadra galvanizzata dagli ultimi risultati. Il momento della stagione è delicato ed il Napoli deve dare un segnale a questo campionato. E’ una squadra che può puntare “semplicemente” ad una posizione Champions o, considerata la classifica, può fare qualcosa in più? Stasera diremmo di no, ma lo scenario potrebbe cambiare se si invertisse il rendimento casalingo, altissimo ad inizio stagione (10 gol tra Genoa ed Atalanta), poi il buio.

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