Focus Rijeka v Napoli. Gli azzurri arginano il “fiume” in piena e vincono in rimonta

Focus Rijeka v Napoli. Gli azzurri arginano il “fiume” in piena e vincono in rimonta

Seconda vittoria di fila in trasferta in Europa League, che rilancia le ambizioni del Napoli, corsaro in Croazia. Allo svantaggio di Muric, rispondono Demme ed un’autorete di Braut. Azzurri primi, insieme a Real Sociedad ed AZ Alkmaar


Esultanza del Napoli al gol del vantaggio

RIJEKA – Seconda trasferta consecutiva e secondo blitz in formato europeo per il Napoli di Gattuso, che espugna il Rijeka Stadion con il punteggio di 2:1. Una vittoria ottenuta in rimonta, dopo lo svantaggio iniziale maturato ad opera di Muric (13′) raddrizzato da Demme, sul finale di tempo (43′) e ribaltato dall’autorete di Braut (63′). Tre punti che rimettono in carreggiata gli azzurri, adesso a pari punti con Real Sociedad e AZ Alkmaark, tutte con sei punti in classifica al giro di boa del girone.

COSA E’ PIACIUTO

La cklassifica sorride di fronte ad un’altra prestazione al limite dell’inguardabile. Sei punti ottenuti in trasferta sono tanti, per quanto ha fatto vedere il Napoli in queste prime tre partite del girone. Trovarsi adesso, con gli stessi punti di Real Sociedad e AZ Alkmaar apre ad una roulette russa che durerà altre partite, che il Napoli non dovrà sbagliare, per nessun motivo. Giocarne in casa due su tre (Real Sociedad e Rijeka) dovrebbe aumentare le chances dei partenopei di accedere alla fase ad eliminazione diretta, ma siamo davvero sicuri sia un vantaggio giocare in casa, quando tutti punti conquistati sono arrivati lontani dal San Paolo? Ai posteri la risposta, anzi, già alla prossima, in casa con il Rijeka.

La mezz’ora finale resta l’unica parte di una partita, noiosa ed inguardabile, da salvare. Difficile fare peggio del primo tempo, quando il Rijeka meritava di andare al riposo almeno in vantaggio, davanti ad un Napoli davvero senza idee e personalità. Calata la pressione ed il ritmo, e dopo aver colpito il palo Menalo, i croati hanno lasciato campo agli azzurri, fortunati nel trovare il vantaggio con un’autorete goffa quanto sfortunata di Braut, ma legittimato poi dal finale di gara, dove il Napoli avrebbe potuto segnare altri gol.

A far ripartire il Napoli con le batterie scariche, ci hanno pensato Insigne e Lozano. L’ingresso del numero 24, al rientro dopo l’infortunio, ha ridato una certa vivacità sulla catena di sinistra, con suo ingresso molto più sfruttata. A beneficiare degli effetti anche Mario Rui, che mette almeno una pezza su una prestazione insufficiente, confezionando il cross che Braut traduce, suo malgrado, nel gol del vantaggio azzurro. Buono (forse siamo troppo generosi) anche l’ingresso di Lozano, ma una lancia va spezzata a favore del messicano, continuamente redarguito da Gattuso che gli urla ogni tre secondi addosso. Difficile giocare col fiato sul collo del mister e “Chucky di qua, Chucky di là” sarà un refrain che il buon Lozano sognerà anche di notte.

COSA NON E’ PIACIUTO

Il Napoli riesce ad essere in corsa nel girone, dopo tre prestazioni imbarazzanti. Anche contro il Rijeka, la squadra ha palesato dei limiti enormi nella costruzione del gioco (difatti inesistente), della volontà e della concentrazione. Giocare tre volte a settimana inizia a diventare dura per tutti, ma si vede a occhio nudo come la squadra stia affrontando in maniera superficiale questi primi impegni in Europa. Sarà anche vero che l’Europa League non offre lo stesso fascino della Champions, ma a parità di stadi (vuoti e senza pubblico) che differenza può fare? Buon per il Napoli che la caratura del Rijeka sia alquanto modesta, e solo per questo gli azzurri non chiduono il primo tempo in disfatta.
Atteggiamento che va assolutamente rivisto.

Con Osimhen fermato per squalifica, è toccato nuovamente a Petagna reggere le sorti dell’attacco azzurro, nella speranza di un colpo risolutore che indirizzasse la partita verso binari più agevoli per il Napoli. Speranza vana, poichè il buon Andrea, a dispetto di un fisico da granatiere, non ne prende una che sia una, limitando il suo apporto offensivo a duellare con i centrali croati, perdendo quasi tutte le contese. Anche come presenza in area non ci siamo: sul gol del pareggio di Demme, ci si aspetterebbe il centravanti, non il mediano, a chiudere sul cross di Mertens; sul cross di Mario Rui, buca il colpo di testa, che diventa un “velo” sul quale sia Politano che Braut restano ingannati. Ma, quel copo di testa era suo. Purtroppo, altra prestazione che non arriva alla sufficienza, dopo la partita di San Sebastian.

Senza pubblico, è un piacere ascoltare gli allenatori che chiamano e guidano i loro ragazzi. Ma Gattuso è forse troppo in questo senso. Giusto che il mister debba aiutare il calciatore a capire dove sta sbagliando, ma partire dal primo minuto, chiamare e richiamare chiunque, e finire solo dopo il triplice fischio, può essere il sintomo di una partita mentalmente preparata male e tatticamente anche peggio. Infatti sul campo si nota come alcuni dei ragazzi, dopo oltre un’ora di partita, fatichino a capire ciò che il mister chiede loro di fare. Vero che il tempo per allenarsi è poco, ma vale anche per squadre che, a differenza del Napoli, giocano molto meglio. Senza nulla togliere al lavoro di Gattuso, che si attesta tra il sufficiente ed il discreto, in attesa di un salto di qualità, ancora molto lontano.

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