Tumore al cervello: il piccolo Matteo muore a soli 10 anni

Tumore al cervello: il piccolo Matteo muore a soli 10 anni

Il bambino lottava contro il terribile male da tre anni. Domani i funerali


BERGAMO – Per tre lunghi anni ha lottato con un maledetto tumore: gli era stato diagnosticato la prima volta nel 2017. Sembrava l’avesse già sconfitto, e per due volte: e invece il male si è ripresentato, di nuovo, ai primi di marzo di quest’anno, dopo una prima recidiva nel 2019. Ancora ospedali e ancora terapie, radio e chemio, fino al triste epilogo di pochi giorni fa: sabato si è sentito male a casa, è stata ricoverato d’urgenza al Giovanni XXIII di Bergamo dove purtroppo è spirato poco dopo. Aveva soltanto 10 anni.

Saranno celebrati mercoledì mattina a Curnasco di Treviolo (in provincia di Bergamo) i funerali del piccolo Matteo Ottaviani: lo piangono i genitori Sara e Mario e la sorella più grande, Gaia. Tutto il paese è in lutto per la scomparsa del ragazzino che da grande sognava di fare il pompiere: tanta la tristezza per un’altra vita spezzata troppo presto.

Una lunga lotta proseguita per tre anni

Quando aveva solo 7 anni gli era stato diagnosticato un tumore al cervello: subito operato e poi sottoposto a radioterapia. Il peggio sembrava passato, i controlli andavano bene: almeno fino al 2019, quando il cancro si è ripresentato, diffuso in varie parti del corpo.

Il piccolo grande Matteo ha proseguito con le cure, con la radioterapia, e ancora una volta sembrava avesse avuto la meglio. Ma nel marzo scorso il tumore è tornato. Stavolta nemmeno la chemioterapia ha funzionato. Sabato sera il ricovero d’urgenza per una perforazione dell’intestino, domenica mattina il decesso.

“Abbiamo avuto la fortuna di avere un bambino che ci ha dato tanto coraggio, e noi l’abbiamo dato a lui”, ha detto il padre Mario all’Eco di Bergamo. Un cuore tanto grande, anche dopo la morte: il piccolo Matteo ha donato le sue cornee, che potranno ridare la vista (e una nuova vita) a una persona in difficoltà.

FONTE: BRESCIATODAY.IT

Foto: L’Eco di Bergamo