Coronavirus, vaccini dalla Cina a Napoli: adesso indaga la Guardia di Finanza

Coronavirus, vaccini dalla Cina a Napoli: adesso indaga la Guardia di Finanza

Lo “sbarco” clandestino del vaccino cinese anti Covid tra le comunità orientali in Campania, resta un’incognita, così come il punto di domanda sulla percentuale irrilevante dei loro contagiati


NAPOLI – C’è un vaccino cinese anti-Covid che circola tra i cinesi che abitano a Napoli? Wu Zhiqiang, portavoce della comunità cinese a Napoli, sembra proprio confermarlo in una dichiarazione ripresa da AvellinoToday: “Siamo a conoscenza che, nell’ambito delle comunità cinesi campane, c’è stato qualche episodio riguardo l’arrivo del vaccino direttamente dalla Cina ma prendiamo le distanze da quanto accaduto in maniera clandestina e illegale”.

Di certo, fa sapere oggi Il Mattino, la Guardia di Finanza ha cominciato a indagare sulla vicenda e i militari del comando provinciale hanno deciso di condurre verifiche mirate sui pacchi provenienti dalla Cina e su frigoriferi, materiale di stoccaggio e impianti per prodotti farmaceutici. A favore della tesi dello sbarco clandestino tra le comunità della Campania ci sono soltanto indizi e nessuna prova. Uno di questi è il fatto che da ottobre 2020 sono stati registrati solo cinque casi di positività su  5200 cittadini. Ma il farmaco va conservato in frigoriferi speciali e finora non si sono registrati sequestri di materiali adatti. In ogni caso la GdF ha intenzione di intensificare i controlli nei porti, negli aeroporti e nelle dogane.

Di certo c’è che dei dodici vaccini attualmente in preparazione contro Sars-CoV-2 ce ne sono cinque di cinesi. Il Coronavac di Sinovac Biotech è nella fase conclusiva della sperimentazione: a giugno gli studi di fase 1 e 2 su  743 volontari non hanno riscontrato gravi effetti avversi e hanno prodotto risposta immunitaria, anche se il preparato si basa sulla “vecchia” tecnologia del virus intero inattivato (utilizzata anche per quello contro la poliomelite). Poi c’è quello di Sinopharm, azienda di proprietà statale con sede proprio a Wuhan, che usa lo stesso approccio. A giugno è stato dato il via alla somministrazione ai militari di CanSino. Le reazioni avverse registrate sono state definite da lievi a moderate, con eventi gravi dal 6% al 17% nel gruppo ad alto dosaggio: dolore, febbre, mal di testa, affaticamento, anche classificati come gravi, i più comuni ma transitori e autolimitanti.

Lo “sbarco” clandestino del vaccino cinese anti Covid tra le comunità orientali in Campania, resta un’incognita, così come il punto di domanda sulla percentuale irrilevante dei loro contagiati. A Napoli dove, da ottobre 2020, si sono registrati solo 5 casi di positività al Coronavirus su 5.200 cinesi censiti, l’ipotesi dell’appropriazione del farmaco attraverso il mercato nero paventata dal portavoce della comunità cinese a Napoli Wu Zhiqiang “non può essere esclusa” come afferma, come riportato da Il Mattino, Paola Paderni, direttore dell’Istituto Confucio e docente di Storia ed istituzioni della Cina dell’Università “L’Orientale” di Napoli. “I cinesi si fidano dei loro mezzi, molti hanno preferito tornare in patria perché si sentono più sicuri mentre chi è rimasto qui si è autoregolamentato, rispettando rigidamente le norme – spiega la professoressa – tra le comunità usano scambiarsi informazioni con le chat sulle piattaforme digitali”.

Di certo la possibilità di un vaccino cinese clandestino è nel mirino della Finanza. Da sempre attenti sul materiale importato, i finanzieri del comandante provinciale Gabriele Failla condurranno verifiche mirate sugli stock provenienti dalla Cina e su tutto ciò che può essere riconducibile al trasporto di medicinali: frigoriferi, materiale di stoccaggio “dedicato”, impianti da usare per prodotti farmaceutici. In prima linea in questi mesi per quanto riguarda l’introduzione di materiale sanitario falso o non compatibile con gli standard della comunità europea (esempio tipico i sequestri di mascherine, di guanti o di gel non a norma), la Finanza punta a stanare eventuali traffici di medicine non in linea con i criteri sanitari nazionali. Attenzione massima (in piena sinergia con il lavoro svolto da polizia e carabinieri) nei porti, negli aeroporti e nelle dogane, anche per verificare l’eventuale esistenza di vaccini o medicine alternative usate nella comunità cinese di Napoli, su input di quanto sta accadendo nella madrepatria.