Da Napoli a Dubai per Capodanno, il trucco: “È un viaggio di lavoro”

Da Napoli a Dubai per Capodanno, il trucco: “È un viaggio di lavoro”

Dal 23 dicembre, Dubai è invasa di turisti, moltissimi sono napoletani. Sono partiti da Roma o da Milano


NAZIONALE – Da Napoli a Dubai con la scusa del lavoro. Tante le famiglie che sono riuscite ad eludere controlli, protocolli e banalissimi principi di buon senso. Sono in tanti, come riportato il Mattino,  ad essere in queste ore spiaggiati al caldo del sole degli Emirati, lasciandosi alle spalle la preoccupazione di alimentare un pericoloso contagio di ritorno e i sacrifici compiuti dalla maggioranza dei napoletani.
E i numeri parlano chiaro: dal 23 dicembre, Dubai è invasa di turisti, moltissimi sono napoletani. Sono partiti da Roma o da Milano, grazie a un banalissimo escamatoge usato per aggirare il divieto di fare vacanze all’estero imposto su scala nazionale. Basta farsi recapitare una mail da parte di uno dei tantissimi operatori economici che vivono a Dubai, nella quale viene chiesta la presenza in un determinato periodo di tempo per esigenze lavorative. E sono in tanti ad aver impugnato mail di questo tipo, grazie alla collaborazione di operatori disonesti, completamente privi di scrupoli, in una pantomima che si è ripetuta negli uffici della dogana: motivo del viaggio a Dubai? “Esigenza di lavoro”, ripetono il capofamiglia, la coppia di amici o di fidanzati o i single che sono partiti in questi giorni. Un esercito variegato. Professionisti, impiegati, medici, atleti, casalinghe, influencer, chirurghi estetici. Tutti lì per business, almeno sulla carta, nel periodo più bello dell’anno, quasi a farsi beffa dell’alternanza di codici gialli, arancioni e rossi che hanno scandito la fine di questo anno.

Si parte dalle mail recapitate da operatori amici, ma anche da altri documenti: come il certificato, come riportato da il Mattino, di tampone negativo nelle precedenti 92 ore (un documento richiesto soprattutto dalle compagnie aeree, per ovvi motivi di sicurezza) o attestati che autocertificano la propria esigenza lavorativa in quel di Dubai. C’è chi ha portato macchine fotografiche professionali, chi si è inventato il ruolo di agonista-bodybuilder, magari approfittando della compiacenza degli alberghi del posto che hanno comunque subìto il contraccolpo economico della crisi.
Un mondo in trasferta, anche grazie al ruolo di una agenzia particolarmente gettonata sui canali social che, a dispetto della professionalità e dei sacrifici di tanti operatori nel campo del turismo, ha dato indicazioni utili a proposito dei documenti da mostrare alla dogana.