Focus Inter v Napoli. Insigne tradisce, Lukaku punisce. Un rigore da tre punti salva l’Inter

Focus Inter v Napoli. Insigne tradisce, Lukaku punisce. Un rigore da tre punti salva l’Inter

Al Meazza, un rigore di Lukaku vale i tre punti, mentre il Napoli può recriminare su almeno quattro palle gol sprecate. Più della sconfitta peseranno le assenze di Mertens (infortunio da valutare) e di Insigne, espulso per frasi ingiuriose all’arbitro, che costringeranno Gattuso a ricostruire l’attacco, in vista della partita contro la Lazio


Lukaku trasforma il rigore-vittoria

MILANO – Al Meazza, l’Inter fa sua la posta in palio grazie ad un calcio di rigore, trasformato da Lukaku (73′), contro un Napoli che paga l’imprecisione sotto rete, che gli costa punti importanti per la rincorsa al vertice. Una sconfita immeritata, ma non solo: oltre al danno la beffa, Insigne espluso e infortunio serio a Mertens, attacco decimato in vista dell’altra, delicatissima, trasferta, dell’Olimpico.

COSA E’ PIACIUTO

Indubbiamente l’atteggiamento, soprattutto mentale, tenuto dal Napoli nei confronti dell’Inter è stato di gran livello. Non fosse stato per la disattenzione di Mario Rui, che costa il rigore, si potrebbe parlare del miglior Napoli della stagione, soprattutto nel secondo tempo, quando gli azzurri costruiscono quattro enormi palle-gol non sfruttate. E’ un limite che in partite come queste si paga caro. All’Inter basta un rigore per vincerla, Ciò non toglie all’ottimo secondo tempo del Napoli, che finisce in crescendo nonostante l’inferiorità numerica.

Ottimo anche dal punto di vista tattico, il Napoli schierato da Gattuso si è disposto in modo da bloccare Lukaku in una gabbia, dalla quale il belga non è mai riuscito ad uscire. Paradossalmente è stato proprio lui il match-winner della partita, trasformando freddamente il penalty, ma durante tutta la partita non è stato mai messo in condizione di poter nuocare alla difesa partenopea.

Zielinski gioca da predicatore nel deserto, soprattutto nella prima parte di gara, quando è l’unico ad avere il senso della giocata. Va anche vicino al gol, con un destro che avrebbe meritato miglior sorte. Sarà un’impressione infondata, ma la posizione da trequartista inizia a calzargli più comodamente, allorquando è chiamato con più frequenza alla giocata e godere di una libertà di spazi che da mezz’ala non avrebbe. Gioca ad intermittenza, ma rispetto a un mese fa è sicuramente più utile alla causa.

COSA NON E’ PIACIUTO

L’infortunio a Mertens è grave non solo perchè va a toccare uno dei giocatori cardine della squadra, ma soprattutto perchè va a scoprire un ruolo già minato dalle assenze di Osimhen per inforunio e di Milik e Llorente, presenti solo sul libro paga di De Laurentiis. Con il solo Petagna abile ed arruolabile come centravanti, Gattuso sarà costretto a friggere il pesce con l’acqua e reggere fino all’anno nuovo con le risorse a disposizione. Come se non bastasse, ci si mette anche Insigne, espulso dopo l’episodio del rigore.

Ecco, Insigne. Il capitano di una squadra ha precise responsabilità, e maggiori rispetto a quelle dei compagni. Una di quelle implica il sangue freddo anche in situazioni importanti e delicate come quella in cui nasce il penalty dell’Inter. Poteva essere il protagonista del match, solo due minuti prima, quando Handanovic neutralizza il suo colpo di tacco, ma non si può assolvere per la stupidata che gli costa l’espulsione e l’assenza all’Olimpico e forse contro il Torino. Ingenuo; deve ancora lavorare sulla sua tenuta mentale, suo nervo scoperto dall’inizio dell’avventura a Napoli.

La variante tattica che prevede Mario Rui quasi a ridosso di Mertens (e Petagna) con Insigne lasciato a giocare con un baricentro più arretrato di almeno quaranta metri lascia interdetti. Non se ravvede il motivo e non ci sono effetti da segnalare se non quello collaterale di tenere Insigne quasi sempre fuori posizione, il quale se non gioca sulla sua posizione preferita, a sinistra, tende ad entare in mezzo al campo, creando confusione tra compagni ed avversari e lasciando scoperto l’out sinistro, con maggior dispendio di energie sia per Insigne stesso che per Mario Rui, costretto a rientri difensivi abbastanza faticosi.

Giocare con Petagna implica, anzi impone una tipologia di gioco imperniata totalmente proprio sul suo attaccante fisicamente più prestante. Una tipologia di gioco alla quale il Napoli non è per niente avvezza e si vede. Mai un cross decente per esaltare le caratteristiche fisiche del centravanti, chiamato solo a giocare di sponda su quei pochi palloni che gli transitano attorno. In pieno recupero ha il pallone del pareggio, ma la sua girata finisce sul palo. Sfortunato, ma poteva fare anche di meglio.

Quattro occasioni limpide, vis a vis con Handanovic e riuscire a non segnare neppure un gol. La storia di Inter v Napoli la si può raccontare anche così. Tre punti andati all’Inter, che potevano essere portati a casa con un minimo di incisività sotto rete. Sembrava quasi si facesse apposta a tirare su Handanovic (migliore in campo dell’Inter, sottinteso). Peccato davvero aver sprecato il miglior secondo tempo di questa stagione, contro un avversario di rango ma messo alle corde, tatticamente e fisicamente, laddove l’Inter presumibilmente avrebbe dovuto fare la differenza.

 

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