Giugliano, la lettera del Maggiore De Lise: “Sarò sempre presente attraverso le divise dei Carabinieri”

Giugliano, la lettera del Maggiore De Lise: “Sarò sempre presente attraverso le divise dei Carabinieri”

La missiva del cittadino onorario in occasione del 40esimo anniversario dell’uccisione di Mena Morlando, vittima innocente di camorra


GIUGLIANO – Lo scorso 17 dicembre la città di Giugliano ha ricordato Mena Morlando, vittima innocente di camorra in occasione del quarantesimo anniversario della sua uccisione. Alla cerimonia, organizzata dall’associazione Libera, era stato invitato anche l’ex comandante della locale compagnia dei carabinieri, il Maggiore Antonio De Lise che però non ha potuto presenziare.

De Lise, cittadino onorario di Giugliano ed ora impegnato al comando del Nucleo Investigativo di Latina, ha però voluto inviare una mail in cui ha raccontato la sua esperienza giuglianese durante cui è stato particolarmente attivo nel contrasto della criminalità organizzata, ricordando il legame speciale che lo ha unito alla città.

Riportiamo quindi il testo della sua lunga ma intensa missiva, che è indirizzata al locale presidio di Libera ma il cui messaggio può essere esteso a tutti i cittadini di Giugliano:

Spett.le presidio di Libera,

sono particolarmente onorato di ricevere questo invito che purtroppo non posso onorare per impegni Istituzionali. Sono onorato per diversi motivi che tengo a sottolineare perché particolarmente affezionato alla terra da cui promana nonché alla figura di Mena. Giugliano per me è stata il massimo punto di incontro tra il mio forte credo nella giustizia ed un popolo che di questa giustizia ne era “assettato”, anche se a volte ha cercato di rifuggire da essa, anche se a volte ha avuto bisogno di essere spronato per accostarsi ad essa, anche se a volte ha inteso voltarsi dalla parte opposta ad essa ma anche perché a volte questa giustizia è passata attraverso interpreti non sempre innamorati di essa, vedasi le divise sporche che negli anni hanno minato la credibilità della giustizia, appunto.

Quando arrivai a Giugliano mi fu detto che le estorsioni non esistevano perché il Clan era rispettoso dei commercianti e delle attività sul territorio, quindi volendo far apparire questo clan come un padre buono che tutela i propri figli aveva, quasi se avesse un addetto stampa, attuata questa campagna di disinformazione; dopo pochi mesi arrivarono le prime denunce di estorsione. Dopo un po’, perché all’inizio, da Capitano dei Carabinieri, iniziai a passeggiare tra le strade di un paese che mi parlava a mezza bocca, mi parlava quasi vergognandosi di avvicinarsi ad un Carabiniere, ed io soffrivo molto per questo atteggiamento. Allora decisi di iniziare a frequentare ogni tipo di evento pubblico, ogni tipo di ambiente dove si parlava, a volte anche in maniera impropria, di giustizia, ed anche con interpreti che della giustizia forse non erano proprio parte “pulita”.

Decisi di passeggiare anche nei luoghi della camorra, all’epoca le palazzine di via Montessori erano infuocate per la lotta interna al Clan; bene, anche li vedevo serrande che si abbassavano al mio passaggio, anche li vedevo persone che si voltavano dall’altra parte, sino a quando a furia di vedere questo uomo vestito con la divisa scura in mezzo a tutti, decisero di aprirsi, anche grazie al contributo prezioso della stampa locale.

Ed allora fiumi di lettere anonime – inizialmente – e poi firmate, chiamate anonime, ma tutti segnali di avvicinamento. Allora iniziai a comprendere che era la strada giusta, iniziai a comprendere la reale sete di questo popolo, quindi proseguii nelle piazze, nelle scuole, in occasioni di eventi pubblici, ogni luogo ove erano presenti più di 3 persone per me era occasione ove incitare a denunciare la camorra. Bene, tutto ciò mi è servito ad innamorarmi ancora di più del mio lavoro tramite un popolo che non era restìo completamente alla giustizia ma che voleva un condottiero che li portasse sulla retta via, voleva una persona che si contrapponesse, in termini di giustizia, con impegno, con l’esempio e mettendoci la faccia, all’uomo “nero” rappresentante di turno dell’organizzazione camorristica di riferimento; ed allora ogni mio sforzo e di ogni Carabiniere era dettato a far sì che più persone si accostassero alla giustizia.

Questo ha fatto si che le persone si alzassero in piedi ad applaudire alle parole del Carabiniere che incitava a denunciare quel clan che per anni era voluto passare come il loro padre protettivo, ha fatto sì che le persone per strada si avvicinassero al Carabiniere a cui parlavano a mezza bocca, che le persone per strada vedessero come un vanto il farsi vedere con quel Carabiniere, ha fatto sì che io attraverso i loro occhi assetati di giustizia quintuplicassi le mie energie e la mia motivazione affinché questo popolo fosse finalmente libero. Non ho mai saputo se ciò fosse bastato affinché questo sogno si avverasse ma mi bastava sapere di aver fatto il massimo affinché per tutti ci fosse qualcuno a far sì che questo sogno si potesse realizzare, per avere la forza di andare avanti.

Vicinanza che questo popolo mi ha dato in occasione della mia partenza, ho visto occhi lucidi quella sera, quando mi furono consegnate le chiavi d’oro della città, gli stessi occhi che ho visto quando ho attraversato piazza Gramsci prima di entrare nel 1° circolo per ricevere a luglio scorso la cittadinanza onoraria.

Capitolo a parte merita la figura di Mena e dei suoi familiari ai quali donai la Virgo Fidelis, la Madonna Patrona dell’Arma dei Carabinieri, affinché venisse affissa sul luogo dove Mena è finita, perché ho pensato che in un luogo simbolo dell’anticamorra non possa non esserci una Madonna protettrice ed in particolare quella che protegge chi la camorra ha il dovere di combattere, così come del resto fa, come l’ARMA Dei Carabinieri. Quella stessa Madonna, proprio quella, identica, perché ne acquistai due uguali, che campeggia sulla tomba di mio padre, perché anche lui è morto per dovere di giustizia. Di Mena ne ho parlato anche in occasione della cerimonia per la mia cittadinanza onoraria quando feci salire sul palco dei bimbi che purtroppo non conoscevano la figura di Mena; invitai i loro docenti a far sì che in tutte le scuole di Giugliano si parlasse di camorra e della figura di Mena come simbolo di quella rivoluzione culturale che porti definitivamente la criminalità organizzata fuori dalla città.

Dissi loro di tornare a casa e dire ai loro genitori che in piazza c’era un Carabiniere che gli ha insegnato che la camorra infrange i sogni dei bambini e quindi se loro l’avessero mai incontrata avrebbero dovuta denunciarla. Tutti piccoli semi, mi rendo conto, ma qualcosa bisogna fare tutti insieme, come fa da anni l’Associazione di Libera Campania, per portare a termine la rivoluzione culturale e poter dire di essere figli di una terra in provincia di Napoli – si, avete capito bene, in provincia di Napoli – che è riuscita per sempre ad allontanare la camorra dal proprio territorio.

Pregiatissima dottoressa Capuano, probabilmente mi sono dilungato ma spero di averLe fatto capire quanto io sia onorato di questo invito e quanto io sia dispiaciuto per non poter essere presente, ma siccome io rappresento un’Istituzione che lì a Giugliano fa della lotta alla Camorra una delle proprie finalità più importanti io sarò presente in quelle divise che vedrà sicuramente presenti in chiesa che trasuderà di Anticamorra in onore di MENA.

Distinti saluti

Maggiore Antonio De Lise