Tamponi antigenici, boom di richieste: farmacie di Napoli e provincia aderiscono all’iniziativa

Tamponi antigenici, boom di richieste: farmacie di Napoli e provincia aderiscono all’iniziativa

Tanti cittadini decideranno di sottoporsi a tampone antigenico in vista del cenone natalizio


CAMPANIA – L’utilizzo dei tamponi antigenici è sempre più diffuso: a oggi sono 73 su 807 le farmacie che tra Napoli e provincia hanno aderito all’iniziativa di screening, dopo l’accordo tra Federfarma, Assofarm e la Regione. Previsto un vero e proprio boom nei prossimi giorni: come fa sapere Federfarma Napoli, tanti napoletani ne hanno fatto richiesta prima del cenone natalizio, in modo da poter stare tranquillamente in famiglia. Si prevede che il numero possa incrementare fino a sfiorare quota 100. L’elenco delle adesioni sarà visibile e aggiornato ogni giorno sul sito di Federfarma Napoli. In caso di positività in farmacia, il protocollo prevede l’isolamento e l’esecuzione di un tampone molecolare di conferma.

Come riporta “Il Mattino”, diverse sono gli esercizi commerciali in cui si potrà effettuare il tampone antigenico. Un esempio è quello di Paolo Cotroneo, farmacista di Fuorigrotta, che ha iniziato subito, ossia lo scorso martedì. «Siamo arrivati – racconta – a eseguire anche 66 tamponi rapidi in una sola giornata, quella di sabato. Da oggi e fino al 24 ci aspettiamo però il vero clou, in vista dei cenoni e delle visite di Natale. Stiamo trovando mediamente tre positivi al giorno, il 5 per cento. Sono orgoglioso di aver evitato il contagio di diverse famiglie. Nei giorni scorsi, è venuta da me una donna che rientrava da Malta, dove era stata per lavoro. Si sentiva bene, ma prima di riabbracciare la famiglia, per puro scrupolo, ha deciso di sottoporsi al test risultato poi positivo. Per non bypassare le specializzazioni, ho assunto un biologo molecolare e un laureato in scienze infermieristiche».

Resta qualche criticità, indicata dagli stessi farmacisti: ieri una donna londinese, preoccupata dalla mutazione del Covid, ha richiesto un tampone antigenico, risultato poi negativo. La vicenda ha posto un nuovo quesito, ossia come regolare lo screening nel caso in cui un paziente non abbia un codice fiscale italiano, necessario per il caricamento dei dati sulla piattaforma informatica regionale.

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