Variante inglese, gli esperti: “Virus più forte e leggermente più infettiva per i bambini”

Variante inglese, gli esperti: “Virus più forte e leggermente più infettiva per i bambini”

Per quanto riguarda il vaccino, al momento, sembrerebbero non esserci complicazioni


GRAN BRETAGNA – La variante identificata in Gran Bretagna del virus SarsCoV2 continua a far discutere. Se per quanto riguarda il vaccino, al momento, sembrerebbero non esserci complicazioni, preoccupa invece la velocità con cui la variante inglese sarebbe in grado di propagarsi, anche nei più giovani. L’Italia e l’Europa hanno già chiuso i collegamenti con la Gran Bretagna , mentre coloro che sono arrivati di recente vengono sottoposti a tampone.

Una delle mutazioni alla base della variante comparsa in Gran Bretagna, aiuterebbe il virus SarsCo V2 a sfuggire al sistema immunitario. Il nuovo ceppo, individuato per la prima volta a metà settembre a Londra e nel Kent, in due mesi, da minoritario è diventato dominante. Il “VUI – 202012\01” (variant under investigation) nome scientifico della mutazione presenta la principale variante a livello della proteina spike, che il virus utilizza per legarsi alle cellule umane.

La mutazione è fra le le 3 principali della variante, osserva il virologo Francesco Broccolo, dell’Università Milano Bicocca.
Questo “inaspettato grande numero dei cambiamenti genetici” del nuovo ceppo del SarsCoV2, indicato con la sigla B.1.1.7 richiede “una sorveglianza genomica potenziata in tutto il mondo”, si legge nella ricerca, considerando le possibili conseguenze delle mutazioni, gli effetti sconosciuti di una loro eventuale combinazione e l’elevato tasso di crescita osservato in Gran Bretagna.

Secondo la ricerca sono tre le principali mutazioni da considerare con attenzione:

  • La prima è indicata con la sigla N501Y: “è una mutazione presente sulla proteina Spike”, osserva Broccolo. Riguarda cioè la proteina che il virus utilizza come una chiave molecolare per aprire la serratura che gli permette di entrare nella cellula, ossia il recettore ACE2.
  • La seconda mutazione, chiamata 69-70del, è una delezione, ossia nasce dal silenziamento di un gene. «Era già stata descritta in precedenza – rileva Broccolo – e consentirebbe al virus di sfuggire al sistema immunitario».
  • La terza mutazione, P681H, è avvenuta in una posizione strategica per il virus, ossia è adiacente al sito nel quale viene controllata l’azione della furina, l’enzima che scinde la proteina Spike, permettendo al virus di entrare nella cellula. “Una mutazione del genere faciliterebbe quindi il contagio”, osserva Broccolo. Va considerato inoltre, aggiunge il virologo, che “queste tre mutazioni si sono venute a trovare in un’unica variante, che dà forza al virus”.

“Variante leggermente più infettiva per i bambini”

La variante identificata in Gran Bretagna del virus del Covid-19 potrebbe avere un impatto sui bambini “leggermente” superiore rispetto al ceppo diffusosi in precedenza, considerato finora a basso rischio statistico per i più piccoli. Lo ha detto oggi a Bbc Radio 4 Neil Ferguson, professore di infettivologia e di biologia matematica all’Imperial College di Londra e consulente di spicco del governo britannico, considerato uno degli strateghi del primo lockdown di primavera. Interpellato sulla possibilità che questa mutazione possa suggerire una maggior cautela anche sui calendari di riapertura delle scuole nel Regno Unito, al momento chiuse per la pausa di Natale, Ferguson ha risposto: “Indubbiamente la maggiore trasmissibilità limita i nostri margini di manovra (sulle riaperture scolastiche) poiché dai primi dati vi è un indizio che questa variante possa essere leggermente più infettiva sui bambini rispetto alle varianti precedenti” del Covid. L’accademico ha peraltro aggiunto che “è ancora troppo presto” per stabilire un quadro esatto di questo ceppo e della sua evoluzione nelle prossime settimane, visto che abbiamo di fronte “un virus imprevedibile” e che pure “il comportamento della gente è imprevedibile”.