Focus Napoli – Spezia. Come Dott.Jekyl e Mr.Hyde, ma la semifinale è raggiunta

Focus Napoli – Spezia. Come Dott.Jekyl e Mr.Hyde, ma la semifinale è raggiunta

Il Napoli vince contro lo Spezia per 4-2 e si qualifica per la doppia semifinale di coppa Italia, dove incontrerà l’Atalanta. Azzurri double face: primo tempo gagliardo e spettacolare, corredato dalle reti di Koulibaly, Lozano, Politano ed Elmas. Secondo tempo da incubo, nel quale il redivivo Spezia rientra in partita con le reti di Gyasi ed Acampora. Per fortuna, non basta ai liguri. Mertens esce dopo soli quaranta minuti di gioco, per infortunio


Gli azzurri esultano dopo il gol allo Spezia

NAPOLI – Partita dai due volte al Diego Armando Maradona. Il Napoli raggiunge la semifinale di coppa Italia dopo un primo tempo stellare ma un secondo tempo nel quale soffre più del dovuto la rimonta dello Spezia, per fortuna, riuscita solo a metà. Primo tempo che si chiude con il poker partenopeo con i gol di Koulibaly (5′), Lozano (20′), Politano (30′) e Elmas (40′). Nella ripresa, uno-due dello Spezia con Gyasi (70′) e Acampora (73′) per il 4-2 finale. Il Napoli atteso, adesso, dalla doppia semifinale contro l’Atalanta, prevista agli inizi di Febbraio.

COSA E’ PIACIUTO

Il primo tempo degli azzurri rasenta la perfezione. Se si eccettua un’occasione lasciata allo Spezia, immediatamente dopo il gol del vantaggio di Koulibaly, il Napoli è una macchina da guerra: ogni tiro è un gol, ma quello che differisce questa goleada (già viste in questa stagione) dalle altre è la fluidità di manovra e la facilità con la quale il Napoli entra, come una lama nel burro, nel cuore della difesa ligure che, pure va detto, ci mette tanto di suo, con un atteggiamente troppo soft, contro un Napoli assolutamente in serata e voglioso di lasciarsi alle spalle le due ultime, pessime, prestazioni. Potrebbe essere una coincidenza (ne siamo davvero sicuri?), ma il Napoli che gioca con il suo ormai “canonico” 4-3-3 è di un altro spessore: Lo si vede da come alcuni calciatori sanno interpretare il ruolo ed il compito che viene loro assegnato e dai movimenti che riescono quasi automatici. Lo Spezia ci capisce davvero poco, e buon merito va dato ad un Napoli pimpante come ai bei tempi.

La chiave di volta, che porta il Napoli al quadruplo vantaggio, è la ricerca della verticalità quasi costante su Lozano, proposto come punta centrale del tridente offensivo. Il messicano mette a soqquadro l’allegra linea a quattro, adibita a festa, da Italiano, sia puntando direttamente Terzi e Ismajli, sia partendo da destra e accentrandosi. Da qualsiasi lato lo si guardi, questo Napoli dipende, almeno in nquesto frangente di stagione, dalla verve del messicano. La speranza è che regga fisicamente: almeno, l’unica scelta azzeccata da Gattuso è quella di risparmiargli il secondo tempo.

Semifinale contro l’Atalanta. Bel risultato, come vorrebbe Gattuso gli sia riconosciuto. Non fosse altro per il format ridicolo di questa competizione, per la quale basta vincere due partite per arrivarci (la prima sempre contro squadre di media classifica di A o addirittura di B, come accaduto proprio contro l’Empoli). Ma la coppa Italia è un obiettivo sensibile per gli azzurri che non va snobbato, anzi. Ovvio che giocare contro l’Atalanta (in doppio confronto) vorrà dire spostare l’asticella del livello di difficoltà almeno tre spanne più su. Se il Napoli gioca come nel primo tempo allora ci sono speranze, ma se giocasse come nel secondo, saranno tremendi dolori.

COSA NON E’ PIACIUTO

Bello il primo tempo quanto pessimo il secondo. Il Napoli riposa sugli allori e sulla sicurezza di quattro gol di vantaggio. Troppo rinunciatario l’atteggiamento esibito nella ripresa a cui ha contribuito il tremendo uno-due dello Spezia, per fortuna, parzialmente assorbito dal consistente vantaggio accumulato nei primi quarantacinque di gioco. Ma davvero si può pensare di poter affrontare ogni partita con questo atteggiamento? Si può pensare di dover fare, ogni volta, sei gol per poter essere sicuri di vincere?

Dopo il passaggio al 4-2-3-1 la squadra si smarrisce e smarrisce le sicurezze acquisite nel primo tempo (una coincidenza anche questa?). La squadra ripiomba nelle stesse paure, nelle quali il Napoli è rimasto attanagliato nelle ultime gare. Vantaggio gestito malissimo, perchè la squadra arretra il baricentro di gioco di almeno trenta metri, lasciando campo libero allo Spezia che, nel frattempo, riacquisiva sicurezze e, soprattutto, gol. Fortuna che lo Spezia non ha trovato il terzo gol: sarebbe stato assurdo mettere in discussione una qualificazione, dopo il primo tempo, scontata e certificata.

Costruire dal basso e verticalizzare velocemente sono due concetti che, almeno in questo Napoli (e almeno stasera) non possono coesistere. La posizione di Demme, playmaker davanti alla difesa convince poco, schermato il più delle volte da Galabinov versione primo difensore. Una costruzione dal basso implica una velocità di pensiero e di spostamento del pallone che non sono nelle corde del tedesco, ciò non vuole essere rubricato come demerito ma come semplice constatazione. Difatti, partendo da dietro, il Napoli riesce molto lentamente a portare avanti il pallone; molto meglio quando i partenopei scelgono di scavalcare il centrocampo optando sulla velocità di Lozano, che quasi sempre manda in crisi la difesa spezina, oppure ripartendo di slancio, recuperando palloni persi dallo Spezia. Verrà il momento in cui si raggiungerà un equlibrio perfetto tra di due fattori: solo allora il Napoli farà un grande salto di qualità.

La gestione delle sostituzioni e le varianti di modulo optate da Gattuso risultati essere quasi distruttive. Assurdo, sul 4-0, non risparmiare calciatori fondamentali come Demme, unico mediano con corsa in dotazione, inserendo Lobotka come regista, restando ancora al 4-3-3; come Insigne o come uno dei due centrali, lasciando spazio a Rrhamani. Invece si è passati nuovamente al 4-2-3-1, buttando nella mischia Osimhen e Mertens, entrambi non al meglio (Mertens uscito prima del fischio finale per infortunio), togliendo un centrocampista, consegnandosi, pertanto alle scorribande dei bianconeri di Italiano. Per la cronaca, palo di Demme a parte, il Napoli non ottiene altro che soffrire atrocemente in una gara che doveva solo essere saggiamente amministrata. Niente da fare neppure stasera. Anzi, stasera il Napoli si esibisce nelle versioni Dott.Jekyl e Mr.Hyde nella stessa partita.

Osimhen entra a venticinque minuti dalla fine ma è ancora fuori condizione. Tocca pochi palloni, li gestisce male.
Appare nervoso già all’ingresso, sintomo di una condizione mentale, soprattutto, non al meglio. L’assenza dal campo e le critiche per la sua condotta extra-calcistica hanno lasciato qualche strascico che il nigeriano si è trascinato in campo. A Verona come stasera. Gli serve un gol per sbloccarsi ma, soprattutto, per non entrare in quella forma di “depressione” calcistica simile a quella toccata a Lozano lo scorso anno. Speriamo possa accadere già domenica contro il Parma.

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