Focus Verona v Napoli. “Fatal Verona” per gli azzurri. Tracollo senza attenuanti al giro di boa

Focus Verona v Napoli. “Fatal Verona” per gli azzurri. Tracollo senza attenuanti al giro di boa

Al Bentegodi, il Napoli chiude il suo girone d’andata con sconfitta che bissa quella ottenuta contro la Juventus, per bruttezza di prestazione. Finisce con il 3:1 a favore degli scaligeri, ottimi nel rimontare il vantaggio fulmineo di Lozano con le reti di Dimarco, nel primo tempo, e Barak e Zaccagni nel secondo. Rientro in campo per Osimhen


I calciatori del Verona esultano dopo il gol

VERONA – Disastro azzurro al Bentegodi, dove il Napoli rimedia una pesante sconfitta per 3:1, dopo essere andato in vantaggio in modo fulmineo con Lozano (1′), dopo meno di dieci secondi. Azzurri raggiunti nel primo tempo dal pareggio di Dimarco (34′) e sorpassato nel secondo tempo dalle reti di Barak (62′)e Zaccagni (78′). Davvero una brutta prestazione dei partenopei che, in questa giornata, avrebbero potuto recuperare qualche altro punto in classifica alle due milanesi. Tocca, al contrario, leccarsi le ferite dopo la seconda sconfitta consecutiva, al termine di due pessime prestazioni.

COSA E’ PIACIUTO

Rientra Osimhen. L’ingresso del nigeriano è un po’ una mossa della disperazione per Gattuso che non sa che pesci prendere. Naturalmente non ci si aspettava niente di chissà cosa dal nigeriano, al rientro dopo quasi tre mesi. Almeno c’è il rientro in campo, un po’ di minutaggio per ritrovare il ritmo partita, in attesa di dimostrare perchè è giusto aver investito su di lui. Al Bentegodi sono una sgroppata (senza esito) ed il solito alterco con i difensori avversari. Per il gol ci vediamo alla prossima occasione, ma almeno sappiamo che è ritornato: un dato di fatto dopo tutti i dubbi alimentati in queste settimane.

Il migliore del Napoli è Lozano. Il messicano buca la difesa dopo meno di dieci secondi e si fa notare come unica proposta offensiva degna di tal nome. Sfiora il raddoppio, sempre nel primo tempo, con un tiro alto di pochissimo ma, in generale, le migliori occasioni del Napoli sono farina del suo sacco. Pian piano va scemando, anche perchè le continue varianti tattiche messe in atto da Gattuso non lo agevolano: contemporanea presenza di cinque attaccanti gli toglie spazi vitali per puntare l’uomo ed attaccare la profondità. Comunque sia, forse l’unica nota positiva nella “fatal Verona”.

Insieme a Lozano spezziamo una lancia a favora di Diego Demme, uno dei pochi che cerca di giocare di sciabola e di fioretto. Bravo ad imbucare Lozano verso il gol del vantaggio, altrettanto nel trovarsi sempre nel cuore dell’azione e nell’inserirsi in area di rigore, andando a sfiorare anche il raddoppio in un paio di circostanze. Fa molta più fatica nel lavoro di raccordo tra difesa e centrocampo poichè poco (quasi per nulla) coadiuvato da un Bakayoko in fase discendente. L’ammonizione dopo circa un quarto d’ora è l’unica attenuante di Gattuso per averlo tolto dal campo, in favore dello stesso (disastroso) Bakayoko.

COSA NON E’ PIACIUTO

La fase difensiva del Napoli è qualcosa di esilarante, quasi quanto l’ostinazione della proposta di inizializzazione del gioco dal basso è autolesionistica. La maggior parte delle occasioni da gol del Verona provengono proprio dalla leggerezza con il quale gli azzurri regalano palloni su palloni agli scaligeri. Anche il pareggio di Dimarco nasce da lontano, da un errato disimpegno di Meret, da un pallone perso ed una ripartenza veloce con conseguenti errori in marcatura. Eviteremmo di sparare sulla Croce Rossa, ma non si può non sottolineare neppure sulla dormita clamorosa di Bakayoko sul gol di Barak e il pallone perso da Mertens che aziona la manovra che genera il gol di Zaccagni. In generale, l’idea di fase difensiva del Napoli è da rivedere, cercando di evitare di cadere in momenti panico ogniqualvolta il pallone staziona nella propria metàcampo. Stasera un vero disastro.

La posizione di Insigne “tuttocampista” non convince e non incide. Anzi, riesce solo nell’oscurare le poche idee che Zielinski potrebbe mettere a disposizione alla manovra offensiva. Non si capisce se per precisa volontà di Gattuso o la smania di cancellare il rigore sbagliato in Supercoppa, ma Insigne deve giocare dove sa giocare, ossia sulla sinistra; altrove è un calciatore qualsiasi che crea confusione in un’area di gioco già particolarmente densa. Della sua inutilità in mezzo al campo se ne capacità addirittura Gattuso, che lo manda a farsi una doccia dopo un’ora abbondante di gioco. Un evento, non fosse che da lì a pochi il Napoli tracolla.

La presenza di Maksimovic crea più pericoli che benefici. In fase di impostazione è quello che è: non ci aspettavamo mica Scirea, ma almeno ci si aspetta che riesca a saltare a tempo sui cross avversari. Sul gol di Dimarco non riesce per pochi centimetri a liberare l’area di testa e ad evitare il pareggio. Certo, può capitare, ma al centrale serbo questi errori costituiscono la regola e non l’eccezione. Rivedibile, ed assere generosi (e tanto), ma non è sempre e solo colpa sua. Va detto che stanno cercando, invano, anche tracce di Di Lorenzo in marcatura. Vi faremo sapere.

Oggi la perde Gattuso. Iniziare praticamente in vantaggio faceva pensare ad un tipo di gestione del match più aturoveole e deciso. Invece, il Napoli ha subito l’offensiva del Verona, facilitato dal 4-2-2-2 del primo tempo è sensa senso. Ancora peggio nel secondo tempo, quando il mister inserisce tutti gli attaccanti a disposizione, sacrificando un mediano, il migliore dei due (Demme), trasformando il Napoli in un 4-1-4-1, che se contro la Juventus non aveva ricavato quasi nulla, oggi si può togliere anche il “quasi”. Quasi un paradosso, sul 1:3, dopo il gol di Zaccagni, l’ingresso di due centrocampisti (Elmas e Lobotka). A difendere la sconfitta? Mister bocciato, senza giustificazioni.

Al giro di boa il Napoli è attualmente sesto, potenzialmente settimo se la Lazio dovesse battere il Sassuolo. Certo, la quarta posizione è a portata di mano, ma quella di oggi era una mano potenzialmente favorevole agli azzurri per poter accorciare sulle prime due in classifica. Si era partiti benissimo, con il vantaggio fulmineo di Lozano, ma quel salto di qualità dal punto di vista della mentalità non c’è stato. Squadra fragile psicologicamente, soprattutto dopo la brutta sconfitta in supercoppa. Ci si aspettava il riscatto, ma è arrivata un’altra legnata, forse peggiore. Il Verona non è la Juventus, anche se è una squadra che gioca meglio del Napoli, pertanto c’era, a maggior ragione, l’obbligo morale di portare a casa la vittoria. Niente da fare: a questa squadra manca la cattiveria, come quella mostrata dal Verona che, nel momento di maggior difficoltà degli azzurri, ha “ammazzato” la partita.

 

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