Governo, oggi parla Conte: appello all’unità ma niente processo a Renzi

Governo, oggi parla Conte: appello all’unità ma niente processo a Renzi

Il passaggio parlamentare si è reso necessario dopo le dimissioni dei ministri di Italia viva


ITALIA – Giuseppe Conte alle 12 sarà alla Camera dei Deputati, e così, con le comunicazioni del presidente del Consiglio, la crisi di governo approda in Parlamento. Il passaggio parlamentare si è reso necessario dopo le dimissioni dei ministri di Italia viva e verrà seguito dal voto su risoluzioni di maggioranza e opposizione secondo le procedure delle votazioni ‘fiduciarie’. Ma il ‘processo’ al leader di Iv Matteo Renzi non ci sarà.

L’intervento alla Camera sarà il prequel della sfida di domani al Senato. Lì, ottenere la maggioranza assoluta, al momento, sembra quasi impossibile. Ma Palazzo Chigi, per ora, basta avere un voto in più dell’opposizione, magari arrivando a quella soglia “158” che ridurrebbe l’importanza numerica dei renziani in prospettiva. Ma per Conte i problemi, dopo il passaggio in Senato, non svaniranno. Toccherà a lui aprire un tavolo di maggioranza per un programma di fine legislatura che convinca un gruppo di costruttori – centristi, liberali, ex renziani – in grado di consolidare la maggioranza, così come nei giorni scorsi richiesto anche dal Quirinale.
Una via che, nella strategia di Palazzo Chigi, non prevede le dimissioni del premier ma, al limite, un tagliando alla squadra di governo. I tempi sono stretti, ma non strettissimi. Se Conte supererà la doppia prova, oggi alla Camera e domani al Senato, avrà poco meno di un mese per saldare la maggioranza. Prima, cioè, dell’arrivo del Recovery Plan in Aula. Ma, nella maggioranza, i timori sono tutt’altro che sopiti. “Oggi è Conte tutta la vita ma se non hai la maggioranza anche alla Camera è difficile sostenere un governo stabile”, avverte una fonte parlamentare M5S che prevede: “Facendo i conti il Conte-ter lo puoi fare solo con FI, e non so se il Movimento accetterà”. “Non si può andare avanti a lungo senza una maggioranza assoluta, vai avanti se c’è un patto di governo con numeri solidi”, spiegano anche tra i dem. Ma, a Palazzo Chigi non escludono infatti ancora la nascita, nei prossimi giorni, di un gruppo di “costruttori europeisti”. Un gruppo che, in prospettiva, farebbe riferimento direttamente a Conte, forse mai come in queste ore così tentato dall’essere riferimento di un’area centrista, liberale. Un’area in campo nel caso, temuto da tutti nella maggioranza, di ritorno alle urne.