Medico responsabile delle vaccinazioni si toglie la vita, la moglie: “E’ una morte sul lavoro”

Medico responsabile delle vaccinazioni si toglie la vita, la moglie: “E’ una morte sul lavoro”

“Si preoccupava per tutti i dipendenti contagiati dal Covid, aveva lavorato gratis per ben 1200 ore e aveva rinunciato ai fondi speciali riservati ai medici impegnati nella lotta alla pandemia. Si avvertiva la sua stanchezza ed il suo stress. Gli avevamo detto di fermarsi”


COSENZA – Giovedì sera, a Cosenza, Lucio Marrocco, medico responsabile della campagna vaccinale anti-covid, si è tolto la vita lanciandosi dal quinto piano. Il dottore era direttore dell’Unità operativa di Prevenzione e Protezione ambientale e responsabile della campagna vaccinale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza. Un impegno serio quanto gravoso. La moglie, Simona Loizzo, ha parlato della vicenda ai microfoni di La7 “Non è l’Arena” condotta da Massimo Giletti, spiegando quali possano essere state le motivazioni ad aver spinto il coniuge a farla finita.

Secondo la dottoressa Loizzo, anche lei dirigente medico nell’Azienda Ospedaliera di Cosenza, il marito si sarebbe ucciso a causa dell’eccessivo stress, dovuto proprio al gravoso incarico ricevuto.

“Eravamo dei soldati, ma non avevamo le armi” ha detto la Loizzo, raccontando come il marito vivesse con grande impegno e passione la sua professione. “Lucio non era solo responsabile della campagna vaccinale – ha proseguito la dottoressa – ma era anche a capo della struttura complessa di sorveglianza sanitaria dell’ospedale dell’Annunziata. Fino a quel giorno aveva eseguito 10mila tamponi ed ogni dipendente che si contagiava lui lo viveva drammaticamente. Ogni sera lui chiamava tutti i contagiati per chiedere come stessero perchè si sentiva responsabile della sicurezza del personale che gli era stato affidato. Aveva organizzato la campagna di vaccinazione, allestito i percorsi speciali, i posti covid nei reparti. Aveva lavorato gratis per ben 1200 ore e aveva rinunciato ai fondi speciali riservati ai medici impegnati nella lotta alla pandemia. Si avvertiva la sua stanchezza ed il suo stress, tanto che gli avevamo detto, con i figli, di dimettersi ma lui ci aveva risposto: ‘piuttosto mi uccido!’.

“Passava 15 ore al giorno in un ospedale il cui plesso centrale è stato costruito nel 1940 – continua la dottoressa Loizzo – Sono entrata all’Annunziata nel ’94 e già si parlava di un nuovo sito: siamo nel 2021 e di nuovo ospedale non se ne parla affatto. Come si fa a gestire l’emergenza in un presidio vecchio?”. Dunque, il ricordo va a quella terribile serata: “La mail aziendale era in revisione e lui non riusciva a mandare i dati in Regione. Ebbe una forte discussione con un collaboratore molto vicino. “Ma si può? Non ce la posso fare” disse al telefono. Dopo qualche minuto, Lucio era giù”.

Le parole della dottoressa Loizzo sono pesanti e fanno capire quanto possa essere difficile la situazione dietro l’emergenza Covid e la gestione della stessa nelle strutture sanitarie. “Lucio – prosegue la Loizzo – è come un operaio che cade dall’impalcatura senza l’imbracatura. Una autentica morte sul lavoro. C’è davvero bisogno di un cambiamento. Siamo gestiti da 10 anni da una struttura commissariale, ma la sanità dovrebbe essere diretta da un presidente legittimato dal popolo calabrese a esprimere scelte con la consapevolezza di doversi addossare tutte le conseguenze”.

La dottoressa Loizzo ha infine escluso con fermezza la possibilità che suo marito possa essere stato minacciato o comunque avvicinato in qualche modo  dalla criminalità organizzata in relazione alla vicenda de vaccini.

LEGGI ANCHE:

Medico responsabile delle vaccinazioni anti-covid si toglie la vita: stamattina l’addio