Arresto di Ciro Migliore, il ragazzo trans è stato portato in un carcere femminile: è giusto o no?

Arresto di Ciro Migliore, il ragazzo trans è stato portato in un carcere femminile: è giusto o no?

Ciro per lo Stato italiano è ancora Cira, di qui la scelta di tradurlo in una struttura adibita a sole donne. Ma come affronta la questione la giurisprudenza italiana?


CAIVANO – Risaliva a ieri la notizia dell’arresto di Ciro Migliore tra le 24 persone arrestate dai carabinieri, per le quali il gip di Napoli Nord aveva disposto il carcere. Ciro è il transgender nonché (purtroppo) ex fidanzato di Maria Paola Gaglione, la giovane morta la notte tra il 10 e 11 settembre scorsi, ad Acerra (Napoli) a causa di una rovinosa caduta dallo scooter guidato da Ciro, inseguito dal fratello di Maria Paola, Michele Antonio Gaglione, in sella a una moto, che era contrario alla loro relazione.

Ciro Migliore è stato accusato di essere un pusher: i carabinieri hanno documentato diversi cessioni che lo vedono protagonista. Ebbene proprio in virtù di quest’accusa nella giornata di ieri il ragazzo è stato tradotto in carcere, ma quello che può risultare strano è che è stato portato nel carcere Di Pozzuoli, una struttura femminile. Ciro è un ragazzo trans, ma trovandosi ancora nella fase di transizione, dunque non essendo ancora un uomo fisicamente e dunque nemmeno ai sensi di legge, ossia sui suoi documenti, per lo Stato italiano è ancora una donna.

Ad affrontare la delicata tematica della transessualità nella detenzione è stato Fanpage.it: “Sulla questione la legislazione italiana è carente poiché lo sono gli spazi. Più in generale possiamo dire senza timore di smentita che sono carenti gran parte dei diritti dei cosiddetti “ristretti”. Cosa succede ad un trans dietro le sbarrer lo spiega bene una dispensa pubblicata nel 2013 proprio dal Dap, il Dipartimento amministrazione penitenziaria, dal titolo “Le dimensioni dell’affettività”, redatta da tre vice Commissari di Polizia penitenziaria. Il problema è quello dell’ubicazione del detenuto: come si pone un individuo fisicamente donna, ma che si percepisce come uomo, in un carcere femminile o viceversa?

Nella dispensa del Dap è raccontato l’iter seguito ad oggi, di certo non ottimale.

[…] il modello organizzativo generalmente riscontrabile nella maggior parte degli istituti penitenziari, che ospitano transessuali, prevede la creazione di un’ala appositamente dedicata, solitamente posta all’interno del reparto maschile, dove le ore d’aria sono concesse in momenti differenti rispetto agli orari degli altri detenuti, per un tempo in molti casi nettamente inferiore”.