Covid, scoperta nuova variante milanese: “Identificata in due medici lombardi”

Covid, scoperta nuova variante milanese: “Identificata in due medici lombardi”

“In questo scenario ancora incerto l’isolamento di nuove varianti virali si rivela utile per lo studio di strategie terapeutiche innovative”


MILANO – Ultim’ora, scoperta una nuova variante di Covid-19, o meglio “una sostanziale modifica del codice genetico del coronavirus Sars-Cov-2”, che è stata identificata in due pazienti, un uomo di 51 anni e una donna di 48 anni, entrambi medici della divisione ospedaliera Covid di un ospedale italiano con sede a Milano, in Lombardia. Secondo i dati raccolti del sequenziamento genico, pubblicati sulla rivista Emerging Microbes & Infections, è stata rilevata la presenza di una mutazione puntiforme del nucleotide 27368 nella regione codificante di Orf6 che ha portato a un codone di stop a livello dell’aminoacido 55.

Ma quali sono i rischi di questa nuova mutazione? Come riportato da Fanpage, la mutazione “potrebbe avere conseguenze sulla diffusione del virus nell’organismo umano infettato e sull’evoluzione clinica della malattia”. Un’osservazione analoga è emersa anche per un’altra piccola proteina accessoria, Orf8, che come Orf6 è stata identificata come antagonista dell’interferone.

“Nella variante inglese B.1.1.7, anche Orf8 presenta una mutazione che porta a un segnale di stop. Ciò comporta che, all’interno della cellula infettata, la sintesi della proteina Orf8 si interrompa a livello di questa mutazione, lasciando una proteina troncata che si ritiene non sia funzionante. “Al contrario – spiegano i ricercatori – la delezione di Orf6 in vitro ha portato all’induzione della produzione di interferone”.

Un’eccessiva e prolungata produzione di interferone potrebbe determinare “risposte proinfiammatorie e aggravare l’infezione da SARS-CoV-2” avvertono i ricercatori, sottolineando “l’importanza del monitoraggio di tutte le mutazioni che Sars-CoV-2 accumula, anche di quelle che coinvolgono le regioni regolatorie, ad oggi meno studiate, ma che costituiscono più della metà del genoma virale”.

“In questo scenario ancora incerto della patogenesi di Covid-19 – concludono –  l’isolamento di nuove varianti virali, impiegando possibili, anche se ipotetici, diversi meccanismi di patogenesi potrebbe essere utile per lo studio di strategie terapeutiche innovative”.