Focus Atalanta – Napoli. Bergamo resta un tabù: sconfitta pesante nello spareggio-Champions

Focus Atalanta – Napoli. Bergamo resta un tabù: sconfitta pesante nello spareggio-Champions

Seconda sconfitta in quattro giorni per Gattuso ed il Napoli. L’Atalanta vince 4-2 una sorta di spareggio Champions, acuendo la crisi dei partenopei. Tutto nella ripresa: Zapata, Gosens, Muriel e Romero le firme del poker atalantino; Zielinski e l’autorete di Gosens per gli azzurri. Rientro in campo per Ghoulam e Koulibaly. Osimhen in ospedale, semicosciente, dopo un contrasto di gioco


I calciatori atalantini esultano dopo un gol

BERGAMO – Altro giro, altra imbarcata in quel di Bergamo, dove gli azzurri prendono altre quattro sberle dalla squadra di Gasperini (espulso a metà del primo tempo), dopo il K.O. in coppa Italia. Al Gewiss Stadium finisce 4-2 per gli orobici in una gara a due volti: noiosa nel primo tempo, pirotecnica nella ripresa, nel quale è successo praticamente tutto. Vantaggio atalantino con Zapata (51′) a cui risponde Zielinski (58′) con un gran gol; nuovo vantaggio bergamasco con il solito inserimento di Gosens (64′) a cui fa seguito il devastante sinistro di Muriel (71′) che porta l’Atalanta sul 3-1. L’autogol di Gosens (75′) riaccende le speranze di rimonta del Napoli, infrante dal colpo di testa di Romero (79′), il cui colpo di testa fissa il risultato finale di 4-2 per i suoi. Azzurri fermi a quota quaranta punti e zona Champions più lontana.

COSA E’ PIACIUTO

Comprenderete le difficoltà nell’analizzare aspetti positivi in partite come questa, in un periodo così critico per il Napoli. Ci proveremo. Partiamo da un primo tempo nel quale gli azzurri hanno tenuto a freno l’impeto dell’Atalanta che, dal canto suo, sapeva della tenuta fisica di un Napoli che non avrebbe retto novanta minuti, inoltre i bergamaschi hanno preservato una parte di energie in vista dello storico impegno contro il Real Madrid. Sta di fatto che la sgangherata band di Gattuso è riuscita a reggere sullo 0-0 grazie ad un atteggiamento remissivo ed attendista: tutta la squadra dietro la linea della palla, linee molto raccolte onde evitare di lasciare spazi al Pessina di turno, capace comunque di imbucarsi all’occorrenza. Il 4-2-3-1 di Gattuso non è altro che un 4-4-1-1 con Zielinski, musa ispiratrice (si fa per dire) di Osimhen. Esperimento che dura fino ad inizio ripresa. Poi, il naufragio.

Nel secondo tempo va rimarcata la reazione degli azzurri sia dopo il gol di Zapata, allorquando Zielinski trova un super-gol che vale il momentamneo pareggio, sia sull’ 1-2 dove Insigne trova Gollini a chiudere la strada verso il pareggio. Sicuramente qualcosa in più rispetto a quanto visto a Granada, dove la squadra non è mai uscita dal tunnel, dopo aver incassato i due gol in rapida successione. Magra consolazione, visto il risultato.

Il “giochino” del taglio della mezza punta che si inserisce dietro Osimhen innervosisce l’Atalanta e quasi diventa un’arma letale a favore del Napoli. Politano innesca Zielinski che, di tanto in tanto, si ricorda e ci ricorda che il pallone lo sa trattare; Fabian aziona invece Insigne che, con lo stesso movimento, ruba tempo e spazio ai centrali neroazzurri, ma in quel caso Gollini è attento. Almeno, abbiamo visto qualcosa che esula dallo sterile giro palla a cui il Napoli ci ha abituato e che manca da tanto, troppo tempo: velocità nelle giocate ed imprevedibilità. Questo Napoli è fin troppo leggibile nel suo modo scolastico modo di giocare.

Gattuso recupera qualche pezzo. Si sono rivisti Koulibaly e Ghoulam; il primo avrà l’ingrato compito di ridare integrità strutturale ad un reparto che definire imbarazzante è eufemistico; l’algerino potrebbe essere un buona carta da giocare al posto di un Mario Rui, sicuramente stanchissimo per le tante partite giocate ma un mezzo disastro nell’interpretazione della fase difensiva. Recuperare calciatori sarà fondamentale per il Napoli che perde pezzi su pezzi e che potrebbe pagare caro questo periodo di sfortuna.

COSA NON E’ PIACIUTO

La fase difensiva del Napoli è allucinante. Errori in serie ma soprattutto sempre gli stessi errori. L’Atalanta è furba nel far aprire il Napoli sfruttando le movenze di Muriel, che fa sfracelli sulla sinistra con la collaborazione di Gosens; a destra si muove Zapata (più di fisico) permettendo sovente gli ingressi in area di Pessina che non è letale come lo fu in coppa Italia. Il problema del Napoli è che gli altri lo sono eccome. Zapata non può non vincere un duello aereo contro Mario Rui (azione del primo gol), ma è leicto domandarsi perchè deve essere Rui a prendere in consegna un attaccante più alto di almeno venti centimetri. Il raddoppio è un classico atalantino: pallone mosso perimetralmente con l’inserimento finale (vincente) di Gosens. Di Lorenzo si perde il laterale tedesco per strada così come accaduto con Herrera, Giovedì a Granada. Terzo gol che s’inventa Muriel, d’accordo, ma Rrhamani gli lascia il sinistro ed il colombiano scarica sotto la traversa. Il quarto gol su azione d’angolo con la spizzata di testa di Djimsiti che mette fuori tempo Koulibaly, a Romero non sembra vera la semplicità con cui può colpire ed insaccare. A proposito: è normale cambiare due difensori prima della battuta di un corner a sfavore? Non si era mai visto (o forse è una mancanza di chi scrive).

Da una partita del genere può uscire senza macchia la prestazione dei due mediani? Naturalmente no, soprattutto nel primo tempo nel quale Fabian e Bakayoko facevano a turno a sbagliare appoggi e passaggi, nell’ossessiva ricerca della costruzione dal basso della quale il Napoli raccoglie poco o nulla, anzi diremmo che è nociva in certi frangenti. Due dei quattro gol dell’Atalanta nascono da palloni persi a metà campo, con Bakayoko (soprattutto lui) in perenne affanno sia quando c’è da impostare (compito non per lui) che quando c’è da rubar palla ai palleggiatori atalantini (compito suo). Paga anche lui la stanchezza ma è l’unico che attualmente ha competenze di interdizione. Sa salta lui, la nave partenopea va alla deriva, e stasera si è visto.

Altra prestazione da dimenticare per Osimhen. Per giunta, condita dall’infortunio sul finale di gara che comporta il trasporto dell’attacante nigeriano, semicosciente, in ospedale. Ed eccezione di un colpo di testa-spalla in direzione di Gollini, il numero è stato impalpabile. Sistematicamente anticipato da Romero o da Djimsiti ai quali non è andato via neppure in velocità (dicono il piatto forte della casa). Fermato con le buone o con le cattive maniere, cercato con lanci lunghi innocui quanto inutili, girato quasi sempre spalle alla porta: così il potenziale di questo calciatore va via via ridimensionandosi, diventando sempre di più un corpo estraneo. Fa quasi tenerezza a vederlo passeggiare da una parte all’altra del campo, a testa bassa, come il Napoli.

La classifica piange. Se Roma e Juventus dovessero vincere le loro gare contro Benevento e Crotone, la zona Champions disterebbe cinque punti. Tanti, se consideriamo questo Napoli in nettà difficoltà e attanagliato anche dalla sfortuna (sperando che l’infortunio a Osimhen non sia grave). Attualmente il Napoli è settimo, fuori dall’Europa League, ma potenzialmente ancora in Conference League, la neonata terza comptizione europea che prenderà vita quest’estate. Ma, vista la tendenza del Napoli a snobbare competizioni che non siano la Champions, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare ulteriori brutte figure. Le assenze sono un alibi, ma fino ad un certo punto; le pecche di questa squadra vanno ben oltre la moltitudine di assenze.

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