Focus Atalanta – Napoli. Zapata-Pessina, la finale è nerazzurra e gli azzurri abdicano dal trono

Focus Atalanta – Napoli. Zapata-Pessina, la finale è nerazzurra e gli azzurri abdicano dal trono

Al Gewiss Stadium, secondo atto della doppia semifinale di coppa Italia.L’Atanta conquista meritatamente la finale, contro la Juventus, battendo 3-1 il Napoli inguardabile nel primo tempo, ma che si sveglia troppo tardi, nel secondo. Pessina gran protagonista, con una gran doppietta, insieme a Zapata condannano gli azzurri, a cui non basta il gol del solito Lozano


Zapata porta in vantaggio l'Atalanta

BERGAMO – Sarà Juventus – Atalanta la finale di coppa Italia, edizione 2021. Gli azzurri, detentori del titolo, escono di scena contro un’Atalanta in grande spolvero che merita l’accesso in finale, per quanto fatto vedere nell’arco del doppio confronto. Al Gewiss Stadium finisce 3-1 per i padroni di casa, bravi ed abili a chiudere il primo tempo sul doppio vantaggio, grazie al gol di un altro ex, Zapata (10′) cui ha fatto seguito l’immediato raddoppio di Pessina (16′). Nella ripresa Lozano accorcia le distanze (53′), ma la doppietta di Pessina (78′) chiude definitivamente i conti. Gattuso sulla graticola: la partita contro la Juventus potrebbe segnare il destino del tecnico calabrese sulla panchina partenopea.

COSA E’ PIACIUTO

Raschiando il fondo del barile, il secondo tempo ha visto due squadre in campo, nel senso che anche il Napoli ha degnato questa semifinale della sua presenza sul terreno di gioco, dopo un primo tempo francamente irriguardoso. La squadra è ritornata in campo con un piglio indubbiamente diverso, circostanza dovuta essenzialmente per due motivi: A) l’Atalanta (forte di un doppio vantaggio), fisicamente sulle gambe, ha abbassato il ritmo consentendo agli azzurri di rientrare in partita e B) peggio del primo tempo non era possibile fare. Più di tutto, il discreto secondo tempo del Napoli è figlio della disperata ricerca di un episodio atto a rimetterlo in gioco e, quasi miracolosamente, ci stava riuscendo. Lozano prima, Osimhen quasi e le sorti della finalissima sarebbero state completamente capovolte. Miracolo, purtroppo, rimasto tale.

I migliori in campo del Napoli si contano sulle dita di una mano monca, come solitamente sta accadendo negli ultimi tempi ed i nomi, altrettanto solitamente, sono sempre gli stessi. Ospina limita un passivo che poteva essere più ampio, specie nella ripresa, con il Napoli sbilanciato in avanti ed esposto alle ripartenze degli orobici. Lozano, dalla cintola in su, sembra l’unico a non aver peso ancora la bussola. Gol a parte, il solito lavoro di sacrificio che lo porta, spesso e (mal)volentieri, a giocare spalle alla porta. Ma quando c’è da far male in area di rigore, il messicano si presenta puntuale all’appuntamento. Il vero problema del Napoli è che, gli appuntamenti in area di rigore sono davvero rari.

COSA E’ NON PIACIUTO

Il primo tempo è tragicomico. Dopo un buon inizio il Napoli entra nel tunnel della paura quando l’Atalanta inizia ad affacciarsi con costanza sulla tre-quarti, iniziando a sbagliare appoggi semplici e perdendo palloni sanguinosi. Per non parlare dei gol poi, da far vedere ai ragazzini per fargli capire come non si difende. Si è mai visto, a certi livelli, un attaccante che, a ridosso dell’area di rigore avversaria, una volta ricevuta palla, ha tutto il tempo di prendere la mira (e forse anche di prendersi una tisana) e freddare Ospina? Gran gol, ma sfidiamo il buon ex Duvan a rifarlo con un difensore che non sia Maksimovic (o Hysaj) pessimo nel concedergli anche il tappeto rosso. Il secondo gol? Calciatori dell’Atalanta che facevano il comodo loro, in piena area di rigore con il solito Zapata che, da fermo, spedisce l’imprendibile Pessina verso il raddoppio; ci sarebbe Rrahmani in copertura sulla mezza punta nerazzurra, ma alzi la mano chi se ne accorge. Detto questo,  è già tanto che l’Atalanta non trovi anche il terzo gol, possibile visti i presupposti.

Problemi tattici e tecnici a parte, si percepisce da lontano la paura con il quale i calciatori del Napoli trattano il pallone. Non sanno cosa farci; giocatori lenti e senza idee che di quella sfera non vedono ora di liberarsi, come se fosse una bomba ad orologeria pronta a scoppiare da un secondo all’altro. La paura di sbagliare la fa da padrona e, insieme ad essa, la confusione tattica che colpisce Gattuso quando la squadra va in difficoltà. E se il mister è il primo a sentire la pressione, la squadra non può che risentirne, sentendosi come una barca alla deriva che fluttua in un oceano in tempesta. Solo il fatto che Gattuso non reputasse una finale di coppa Italia una priorità rispetto ad una qualificazione in Champions League lascia intendere in che modo questa partita sia stata preparata, soprattutto sull’aspetto psicologico. E si è visto in campo, nel primo tempo, quando si è vista la differenza contro una squadra che, al contrario, ad una finale di coppa ci tiene davvero. Brutto autogol, quello di Ringhio.

Per un attaccante un gol è fondamentale come l’aria e l’acqua. Talvolta, sbloccarsi in momento particolarmente negativo e segnare in una partita fondamentale, può cambiare le sorti di una stagione. Poteva essere la serata di Osimhen, che però spara su Gollini il gol del possibile pareggio (e della qualificazione, chissà). Un gol che andava “cacciato” con cattiveria e decisione; un pallone che sarebbe stato sbranato da attaccanti come Ronaldo, Lukaku o Ibrahimovic. Sappiamo che Osimhen non è nessuno dei tre succitati, ma le aspettative del nigeriano sono alte, almeno quanto l’investimento fatto su di lui. Le attenuanti ci sono, l’assenza dal campo è stata lunga, ma un infortunio ad un braccio (non alla gamba o ad un ginocchio) ed il CoVid non giustificano uno stato di forma ancora così lontano dall’ottimale. Adesso c’è la Juventus e probabilmente toccherà ancora al numero 9 la guida dell’attacco. Per sua fortuna, Mertens è fuori per infortunio e l’unico concorrente in lizza è Petagna. Per nostra (s)fortuna il quadro è preoccupante.

Il secondo tempo è stato nettamente migliore del primo ma, va detto, che quando l’Atalanta ha rialzato il baricentro il Napoli è andato più volte vicino al tracollo. L’ingresso di Ilicic ha sparigliato le carte in tavolo, proprio nel momento in cui il Napoli cercava di affacciarsi con più decisione nella tre-quarti bergamasca. Lo sloveno è riuscito, tra le linee, a catalizzare tanti palloni e smistarli nel cuore dell’area di rigore, dove Zapata si faceva valere con i resti della difesa mentre Pessina si esibiva in uno slalom che a Cortina, di questi tempi (e con questa neve) si sognano. Roba già vista nel primo tempo e sul quale, vista la recidiva, urge porre dei rimedi in modo repentino, o contro la Juventus sarà un’altra imbarcata.

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