Mafia, il mandante dell’omicidio del giudice Livatino viveva a Giugliano. Aveva riorganizzato la “Stidda”

Mafia, il mandante dell’omicidio del giudice Livatino viveva a Giugliano. Aveva riorganizzato la “Stidda”

Dopo 25 anni di carcere per il delitto del «giudice ragazzino», viveva a Giugliano in regime di semilibertà. E’ stato arrestato tre giorni fa


GIUGLIANO – Antonio Gallea, ritenuto mandante dell’omicidio del giudice Livatino, si era trasferito a Giugliano dove viveva in regime di semi libertà dalla sua scarcerazione, avvenuta nel 2015. E’ stato arrestato 3 giorni fa insieme ad altri 21 soggetti – l’unico irreperibile è il super latitante Matteo Messina Denaro – a seguito dell’operazione antimafia denominata Xydi.

Antonio Gallea è considerato figura apicale della mafia agrigentina, la cosiddetta Stidda. Originario di Canicattì, era stato condannato al carcere a vita per aver autorizzato – dalla cella in cui era rinchiuso già allora – l’eliminazione del giudice Rosario Livatino. Nel 2015, nonostante l’ergastolo, Gallea ha ottenuto dal tribunale di sorveglianza di Napoli il beneficio della semilibertà; i giudici avevano stabilito che non si poteva pretendere da lui alcuna collaborazione con la giustizia perché sull’omicidio del «giudice ragazzino» indagini e processi avevano già chiarito ogni dettaglio, e così avevano superato la preclusione delle misure alternative per chi sconta il cosiddetto «ergastolo ostativo».

Dall’uscita del carcere, secondo i carabinieri del ROS, Gallea aveva riorganizzato la “Stidda”. Il lavoro degli investigatori ha permesso di ricostruire due fasi dei rapporti tra la Stidda e Cosa nostra agrigentina, prima di contrapposizione e poi di collaborazione. Le microspie e altri riscontri hanno consentito di stabilire che la mafia tradizionale e quella autonoma «hanno sancito un accordo di pace tuttora vigente, e che gli esponenti delle due organizzazioni, pur continuando a guardarsi con diffidenza, hanno qualificati e diretti rapporti personali finalizzati alla risoluzione di problematiche e alla individuazione/spartizione delle attività criminali da perpetrare sul territorio». Il bottino al quale puntano le due mafie sono gli affari milionari del mercato ortofrutticolo nella zona di Canicattì (a cominciare dalla famosa Uva Italia), considerato «uno dei pochi settori produttivi nella provincia di Agrigento».

Oggi l’udienza di convalida del fermo

Oggi l’udienza di convalida per Antonio Gallea, difeso dall’avvocato Matteo Casertano del Foro di Napoli Nord. Il giudice non ha convalidato il fermo, non sussistendo i presupposti di legge ma ha invece applicato la misura cautelare del carcere su richiesta della Procura Distrettuale di Palermo, sulla base dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari che emergono dal fascicolo del decreto di fermo, di oltre 1000 pagine. Inoltre, il Giudice del Tribunale di Napoli Nord si è dichiarato territorialmente incompetente per la convalida dell’arresto (ex art. 27 c.p.) ed ha inviato gli atti al Giudice per le indagini preliminari di Palermo.

IL VIDEO DEL BLITZ DEI “ROS”