Misure alternative al carcere: la detenzione domiciliare

Misure alternative al carcere: la detenzione domiciliare

La consueta rubrica legale “A difesa del cittadino”


Comunemente la detenzione domiciliare viene confusa con gli arresti domiciliari. In realtà la prima è una misura alternativa alla detenzione domiciliare, quindi può essere concessa nella fase esecutiva del processo ossia dopo il passaggio in giudicato della sentenza di condanna alla reclusione carceraria, mentre gli arresti rappresentano una misura cautelare di tipo personale quindi, attengono alla fase antecedente il passaggio in cosa giudicata della sentenza.

Si parla di sentenza esecutiva o passata in cosa giudicata quando sono stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione o quando si sono lasciati decorrere inutilmente i termini per impugnare.

Il nostro ordinamento giuridico prevede diverse tipologie di detenzione domestica, tra le quali si annoverano quella ordinaria, quella speciale e quella prevista per i soggetti affetti da AIDS conclamata o affetti da grave immunodeficienza.

Nel 1986, con l’entrata in vigore della legge n. 663 – c.d. “legge Gozzini” – è stato introdotto l’art. 47-ter o.p., detenzione domiciliare ordinaria, che nel corso degli anni è stato più volte modificato.

Tale istituto permette al condannato di espiare la pena detentiva, o residuo della stessa, non più nell’istituto penitenziario, bensì presso la propria abitazione, in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico di cura, assistenza o accoglienza.

L’art. 47-ter o.p. stabilisce quali soggetti possono accedere a questa forma alternativa alla detenzione carceraria.

Prevede infatti , la concessione del beneficio in questione ai soggetti che abbiano compiuto i 70 anni di età, purché non siano stati condannati per reati cosiddetti a sfondo sessuale (ex artt. 609-bis, 609-quater e 609-octies c.p.). Inoltre, questi non devono essere stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o recidivi ai sensi dell’art. 99 c.p.

Si prevede inoltre, la concessione del beneficio de quo ai soggetti condannati alla pena della reclusione non superiore ad anni 4 (anche costituente residuo di maggior pena) quando si tratta di:

  • donna incinta o madre di prole di età non superiore a 10 anni con esse conviventi;
  • persone che versano in uno stato di salute particolarmente grave da necessitare di costanti contatti con i presidi sanitari del territorio;
  • persone che abbiano compiuto i 60 anni di età e affetti da patologie gravi o parzialmente invalidanti;
  • persone che non abbiano compiuto i 21 anni di età, per motivi di lavoro, famiglia, salute e studio.

Il comma 1-bis, dell’art. 47-ter o.p., prevede l’applicazione della presente misura alternativa anche nei confronti dei condannati alla pena detentiva non superiore a due anni, anche se costituente parte residua di maggior pena. Anche in questo caso, la detenzione domiciliare non può essere concessa ai condannati per i reati di cui all’art. 4-bis o.p.

Al fine di arginare la situazione di emergenza, sorta negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, caratterizzata dalla presenza di un numero elevato di soggetti affetti da HIV all’interno degli istituti penitenziari, è stato aggiunto l’art. 47-quater o.p. ad opera della legge n.231/1999.

Per quanto concerne i presupposti di concessione, il comma 1 non ha previsto un limite di pena differentemente da quanto previsto per l’affidamento in prova al servizio sociale.

La ratio della previsione in esame è quella di assicurare la possibilità di espiazione della pena con modalità meno afflittive a coloro che si trovano in istituti, spesso carenti di strutture sanitarie.

L’istanza di applicazione, rivolta al giudice, deve essere avanzata dall’interessato o dal suo difensore, ad essa deve essere allegata la certificazione del servizio sanitario pubblico competente ovvero dal servizio sanitario penitenziario, così come indicato dal comma 2 dell’art. 47-quater.

L’art. 3 della l. n. 40/2001 ha introdotto, nell’ordinamento penitenziario, l’art. 47-quinquies, al fine di dare una concreta attuazione al dettato dell’art. 31, comma 2 Cost. che mira a tutelare il rapporto genitori-figli, la maternità e l’infanzia.

Tale nuova figura, al di fuori dai casi previsti dall’art. 47-ter o.p., ha consentito alla condannata madre di prole di età inferiore ad anni 10­ di espiare la pena presso la propria abitazione ovvero in un luogo di cura, assistenza o accoglienza al fine di occuparsi della cura dei figli, purché abbia espiato almeno un terzo della pena o 15 anni nel caso di condanna all’ergastolo.

Tuttavia, per la concessione della misura speciale è necessaria l’assenza di un concreto pericolo di commissione di ulteriori delitti e la possibilità di ripristinare la convivenza con la prole.

Per quanto concerne la concessione del beneficio, oltre alla madre, questo può essere riconosciuto anche al padre qualora la madre sia deceduta ovvero sia impossibilitata e i figli non possano essere affidati ad altri che al padre, come previsto dal comma 7 dello stesso art. 47-quinquies o.p.