Raffaele Cutolo aveva una polmonite bilaterale. Era debilitato e pesava solo 40kg

Raffaele Cutolo aveva una polmonite bilaterale. Era debilitato e pesava solo 40kg

Martedì negata l’ultima richiesta di scarcerazione presentata dall’avvocato per le gravi condizioni del boss


E’ morto con i suoi segreti Raffaele Cutolo, il boss fondatore della Nuova Camorra Organizzata e protagonista di una delle trame più controverse della storia d’Italia, il caso Cirillo. Era ricoverato in ospedale a Parma in regime di carcere duro, aveva 79 anni ed era il detenuto più anziano al 41 bis. Le sue condizioni si erano aggravate da un paio di giorni.

«Abbiamo saputo del peggioramento delle sue condizioni lunedì, ci è stato detto che si era ripresentato un problema di ossigenazione per una polmonite bilaterale che aveva già avuto 15 giorni fa e per un paio di giorni era stato in prognosi riservata.

Da due giorni soffriva di una setticemia del cavo orale ed era in choc settico. Era già fortemente debilitato, non credo pesasse più di 40 kg, i sanitari ci avevano detto che non c’erano grandi speranze di recuperarlo». Così all’Adnkronos l’avvocato Gaetano Aufiero, legale di Cutolo. «Lo hanno curato nel migliore dei modi – spiega Aufiero – e, per quanto ci risulta, con la massima umanità».

Alla notizia del peggioramento delle condizioni di Cutolo, la moglie aveva deciso di partire per Parma «in quanto – fa sapere l’avvocato – le era stata riconosciuta la possibilità di avere un colloquio straordinario, ma purtroppo non ha fatto in tempo. Credo che partirà in queste ore anche per organizzare il trasferimento della salma».

Martedì negata la scarcerazione

Un anno fa aveva ingaggiato la sua ennesima battaglia contro la giustizia italiana, chiedendo il rinvio dell’esecuzione della pena, con detenzione domiciliare, per consentire all’ex padrino di curarsi. Ma il tribunale di Sorveglianza di Bologna non si era limitato a ritenere le sue condizioni di salute compatibili con il carcere. I giudici avevano aggiunto che, pur anziano, malato e in cella, Cutolo fosse ancora un simbolo.

“Si può ritenere che la presenza di Raffaele Cutolo potrebbe rafforzare i gruppi criminali che si rifanno tuttora alla Nco, gruppi rispetto ai quali Cutolo ha mantenuto pienamente il carisma – avevano scritto – Nonostante l’età e la perdurante detenzione rappresenta un ‘simbolò per tutti quei gruppi criminali” che continuano a richiamarsi al suo nome.

Dopo aver saputo dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute, martedì l’avvocato Gaetano Aufiero aveva presentato una nuova istanza di scarcerazione e aveva ottenuto l’autorizzazione ad un colloquio straordinario fra il padrino e la moglie, Immacolata Iacone. Ma il tempo dell’uomo dei misteri era scaduto e ieri, in ospedale, il suo cuore si è fermato per sempre.

La storia di Raffaele Cutolo

Cutolo nacque il 4 novembre del 1941 ad Ottaviano, da Michele e Carolina Ambrosio. Aveva due fratelli, Pasquale e Rosetta Cutolo, anche loro hanno intrapreso una carriera criminale; Rosetta ha condiviso le sorti di Raffaele e la sua attività è stata fondamentale per le sorti della NCO.
Raffaele è stato soprannominato ‘O Professoredai suoi compagni di carcere, perché l’unico tra di loro capace di leggere e scrivere. Il padre, detto ‘O monaco per la sua fervente religiosità, era un contadino mezzadro, mentre la madre era una lavandaia. Dopo aver conseguito la licenza elementare svolse numerosi lavori come garzone presso artigiani locali. A 22 anni commise il suo primo omicidio: avvenne nel centro di Ottaviano, a seguito di una rissa, uccidendo un giovane che aveva fatto dei pesanti apprezzamenti nei confronti di sua sorella.
Ha riconosciuto due figli, Roberto – nato dalla breve relazione (8 mesi) con Filomena Liguori (denunciata più volte per sfruttamento della prostituzione) – e Denise. Ha due nipoti: Raffaele Cutolo (Napoli, 7 ottobre 1987), suo omonimo, e Roberta Cutolo (Napoli, 25 maggio 1991), entrambi figli di Roberto Cutolo (Napoli, 25 gennaio 1962 – Tradate, 19 dicembre 1990) – e di Assunta Setaro (Napoli, 1º dicembre 1962). Il figlio Roberto, pregiudicato, è stato ucciso a Tradate, in Lombardia, da affiliati della ‘ndrangheta il 19 dicembre 1990, per volontà di uno dei maggiori antagonisti di Cutolo, il boss vesuviano Mario Fabbrocino.
Nel corso della latitanza, ha avuto una relazione con Lidarsa Bent Brahim Radhia, una donna tunisina a cui dedicherà una poesia. Dalla relazione nascerà Yosra. Nel 1980 Cutolo acquistò da Maria Capece Minutolo, vedova del principe Lancellotti di Lauro, il Castello Mediceo, dove i suoi genitori avevano lavorato come guardiani, per la somma di 270 milioni di lire. Il castello sarà oggetto nel 1991 di confisca ai sensi della legge 13 settembre 1982, n. 646 e dato in proprietà al comune di Ottaviano.
Nel 1983 sposò Immacolata Jacone, figlia di Salvatore assassinato nel 1988 sorella di Giovanni (che nel 1996 assassinò la moglie e nel 2009 la madre) e di Luigi, anch’egli ucciso nel 1992. Il matrimonio venne celebrato dallo storico cappellano del carcere dell’Asinara, don Giorgio Curreli, nella chiesa di Cala d’Oliva e di quell’evento, che non mancherà di suscitare polemiche, restano 36 foto mai rese pubbliche. È stato condannato a quattro ergastoli da scontare a partire dal 1995 in regime di 41 bis.

Il boss ha più volte criticato tale regime che, a suo parere, viola i diritti umani, tanto da preferire la pena di morte.
È stato rinchiuso in diverse carceri italiane: nel 2000 viene trasferito nel carcere di Novara e dal 2007 al 2011 è stato detenuto nel carcere di massima sicurezza di Terni, nella cella che fu di Bernardo ProvenzanoSuccessivamente è stato trasferito nel carcere di massima sicurezza de L’Aquila ed infine in quello di Parma. Intanto il 30 ottobre 2007 diventa di nuovo padre. La bambina viene concepita attraverso l’inseminazione artificiale, cui si sottopone la Jacone, grazie ad una speciale autorizzazione ottenuta nel 2001.Il 19 febbraio 2020 viene ricoverato all’ospedale civile di Parma per una crisi respiratoria dopo lo scoppio della pandemia di COVID-19 del 2020 in Italia e nelle settimane a seguire rifiuta le cure e la tac. Viene dimesso a inizio aprile, facendo così ritorno nel carcere di Parma; subito dopo, il suo avvocato chiede la concessione degli arresti domiciliari a causa delle condizioni di salute, ma l’istanza viene respinta poiché può essere curato in cella e le sue patologie non vengono ritenute “esposte a rischio aggiuntivo” (il regime di 41 bis gli permette “di fruire di stanza singola, dotata dei necessari presidi sanitari”).Il 30 luglio 2020 è stato trasferito dal carcere di Parma in ospedale, a quanto pare per un aggravamento delle condizioni di salute e problemi respiratori. Secondo il suo legale “continuano a sostenere che rifiuta di fare gli esami, ma noi riteniamo che non sia lucido”: la moglie è andata a trovarlo il 22 giugno e Cutolo non l’avrebbe riconosciuta.

La nascita della NCO

Durante la detenzione a Poggioreale si ritiene sia nata la “Nuova Camorra Organizzata” (NCO). Si tratta di un’organizzazione piramidale e paramilitare, basata sul culto di una sola personalità. Questi sono i ruoli assunti dagli affiliati: il picciotto, il camorrista, lo sgarrista, il capozona e infine il santista. Al vertice c’è solo Raffaele Cutolo detto “Vangelo”. Tra i primi affiliati si ricordano i detenuti Raffaele Catapano, Pasquale D’Amico, Giuseppe Puca e Michele Iafulli.

L’organizzazione si ispira alla Bella Società Riformata:il suo progetto criminale è ispirato ad un’ideologia pseudo-ribellista di impronta meridionalistica, che però attinge in parte alla propaganda delle organizzazioni terroristiche. In carcere Cutolo crea le basi per una organizzazione criminale cui saranno affiliati, in primo luogo, i detenuti di cui Cutolo conosce le esigenze, i bisogni e le aspettative. Un ruolo particolare spetta a Alfonso Rosanova, imprenditore e mente economica della NCO, e a Rosetta Cutolo. Ma soprattutto, Cutolo conta su un esercito di giovani – la cosiddetta manovalanza cutoliana – reclutati tra le file del sottoproletariato. L’affiliazione prevede l’adesione totale alla volontà del capo. Questa è simbolicamente rappresentata da un rituale di iniziazione per il quale i nuovi adepti giurano fedeltà ripetendo un testo ispirato ai cerimoniali di stampo massonico. Il testo è stato ritrovato grazie all’arresto di Giuseppe Palillo, e proprio per questo è detto giuramento di Palillo; alcuni storiografi invece ritengono che si tratti di un rituale mutuato da quello della ndrangheta alla quale Cutolo si affiliò tramite i Piromalli e Paolo De Stefano, dopo aver fatto uccidere in carcere il loro rivale Mico Tripodo

Rimane a Poggioreale sino al maggio del 1977 quando la sentenza della Corte d’Appello riconosce al boss l’infermità mentale, disponendone il ricovero in un istituto psichiatrico per un periodo non inferiore a 5 anni; viene messo in osservazione presso il monastero di Sant’Eframo Nuovo a Napoli per poi trasferirsi nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa.