Abusi sessuali su minorenni: polizia arresta noto parroco

Abusi sessuali su minorenni: polizia arresta noto parroco

Decisiva, per le indagini, la testimonianza dettagliata di una delle vittime


ENNA – Per farsi ascoltare aveva scritto perfino a papa Francesco, che ha chiesto chiarimenti alla diocesi di Piazza Armerina. Poi sono state le indagini della Squadra mobile di Enna a dargli ragione e una giovane vittima di abusi sessuali, oggi 28enne, con la sua denuncia ha permesso l’arresto di un sacerdote, don Giuseppe Rugolo, insegnante di religione, ex parroco a Enna e organizzatore di tante iniziative a favore dei bambini e dei ragazzi.

Il sacerdote, che il vescovo di Piazza Armerina aveva allontanato e che era stato trasferito a Ferrara, si trova adesso agli arresti domiciliari su disposizione del gip di Enna, per i reati di «violenza sessuale ed atti sessuali con minori sia quando era ancora seminarista, sia dopo essere stato ordinato sacerdote; reati aggravati dal fatto di essere stati consumati in danno di minori a lui affidati per ragioni di istruzione ed educazione alla religione cattolica», come informano in una nota procura e questura di Enna.

La vittima nello scorso dicembre, dopo che le sue denunce pubbliche non sortivano effetti, si è finalmente decisa a presentarsi in questura e a raccontare agli uomini della Squadra mobile diretti da Nino Ciavola cosa aveva dovuto subire. L’indagine è stata lunga e molto delicata; la procura con il capo Massimo Palmeri e i sostituti Stefania Leonte e Orazio Longo, hanno anche ascoltato il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, come persona informata dei fatti. Il sacerdote era stato già allontanato dalla diocesi nell’ottobre 2019. Nel corso della messa domenicale aveva detto che doveva lasciare Enna per andarsi a curare al Nord. Ma la scorsa estate era rientrato a Enna, partecipando ad attività nell’oratorio con bambini e adolescenti.

Ciò che ha richiamato nella mente della vittima, gli abusi subiti da ragazzino e che, a quel punto, ha deciso di denunciare. Ne ha prima parlato con altri sacerdoti, poi con il vescovo, quindi ha scritto al Papa, prima di recarsi in questura. «La mia dolorosa storia sia la testimonianza che anche dopo dodici anni dalle violenze si può denunciare – dice il giovane -. La Squadra mobile di Enna e in particolare il suo dirigente, Nino Ciavola, che ha accolto la mia denuncia hanno fatto un lavoro eccezionale riscontrando, insieme alla procura, tutte le cose che io avevo raccontato. Invito chi ha subito abusi a denunciare, un atto che impone coraggio, ma che ti rimette in pace con te stesso».

«Il giovane – dicono gli investigatori – ha raccontato ogni dettaglio circa gli atti subiti tra il 2009 ed il 2013, ovvero da quando aveva appena compiuto 16 anni e fino ai 20». Sono stati ascoltati decine di testimoni, alcuni da anni non vivono più a Enna e sono stati raggiunti da agenti di altre Squadre mobili, e il sospetto era che il giovane non sia stata l’unica vittima di quel sacerdote. E infatti, durante le indagini sono emersi «ulteriori reati commessi ai danni di altri due minori, nei confronti dei quali l’indagato ha svolto ruolo di guida spirituale».

La polizia postale ha poi cercato tracce degli abusi su computer e telefono cellulare del prete. «In tal modo ogni dettaglio raccontato dalla presunta vittima ha trovato riscontro all’esito dell’attività investigativa, a conferma della piena genuinità dei fatti denunciati». La procura di Enna ha lanciato un appello a tutti coloro che hanno frequentato quella parrocchia di Enna alta ai tempi in cui era parroco il sacerdote finito ora ai domiciliari: «La procura della Repubblica di Enna non esclude che possano esserci altre potenziali vittime – scrivono i pm -. L’appello dei magistrati è, quindi, rivolto a tali soggetti, che sono invitati a recarsi presso gli uffici della Polizia per denunciare quanto eventualmente subito».

Alcuni mesi fa, don Rugolo aveva ricevuto dalla procura l’avviso delle indagini. Nel Ferrarese, il sacerdote ha fondato un’associazione che raccoglie 300 giovani. E sono state proprio alcune mamme a formare il «Comitato per don Rugolo», che definisce «indicibili ed inaccettabili» gli accertamenti e i risultati dell’inchiesta. Questa presa di posizione ha scatenato la reazione di Francesco Zanardi, presidente nazionale di «Rete l’Abuso»: «Una comunità che rema contro gli stessi appelli di Papa Francesco, che chiede trasparenza. Una trasparenza che manca. A partire dal vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana che, appena raccolta la denuncia della presunta vittima, non ha sospeso il prete, ma lo ha trasferito nel Ferrarese, dove continua ad occuparsi di giovani».

«Le accuse contestategli, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale – è il commento del vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana –. Fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile. Alle presunte vittime assicuro la mia preghiera confidando che l’opera della magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti».

FONTE: LASTAMPA.IT