Covid Campania, altro che zona gialla: i numeri sono da rischio zona rossa

Covid Campania, altro che zona gialla: i numeri sono da rischio zona rossa

Alla vigilia del giorno in cui, in base al Cts, si decideranno i nuovi colori delle Regioni, sembrano tutt’altro che vicine le riaperture per la Campania


CAMPANIA – Siamo ormai giunti al giorno prima della data in cui, come ogni venerdì, in base ai dati del Cts si decideranno i nuovi colori delle varie Regioni. Ebbene, si fino a qualche ora fa si parlava di una flebile speranza che avrebbe visto il passaggio della Campania in zona gialla, in realtà gli ultimi dati sono addirittura vicini a quelli della massima area di rischio. La situazione epidemiologica della Campania è ancora molto critica, e come riportato da “Il Mattino” di Napoli, sin dalla settimana che ha preceduto quella in cui è passata in area arancione (dal 19 aprile), il Coronavirus è tornato a correre.

Partiamo dall’incidenza dei casi, ossia il numero dei contagi giornalieri contati nell’arco di sette giorni e messi in rapporto con 100 mila abitanti: giovedì 8 aprile questo dato segnava 199, il valore più basso in un mese e mezzo di zona rossa. Il 15 aprile però, eravamo già tornati a 238, valore segnato già sia il 25 marzo sia il 1 aprile al termine delle rispettive settimane. In quella tornata, non essendosi verificato un calo costante dei valori, nell’arco dei 14 giorni precedenti, restò per un altro giro in zona rossa. A ieri l’incidenza è ancora alta: 230 casi ogni centomila abitanti negli ultimi sette giorni, valore molto vicino tra l’altro al valore soglia dell’area rossa di 250 mentre la quota media nazionale è a 160 che vale il giallo per 11 regioni. Anche nell’ultima settimana (quella terminata domenica) c’è stato un netto incremento dei contagi e i nuovi casi sono stati in media 1.910 al giorno contro i 1.600 della settimana precedente, superiori dunque anche ai 1.900 di due settimane.

“Per trovare un dato più alto bisogna tornare a un mese fa. Evidentemente pesano le molte trasgressioni di Pasqua. C’è poi da considerare l’enorme zavorra rappresentata dal numero di persone attualmente positive, un serbatoio fatto di quasi 92 mila individui. Basta pensare che la Lombardia ne ha solo 58 mila e che, in questo momento, in Italia quasi un malato di Covid su 5 risiede in Campania. Uno scenario mitigato solo da un Rt attorno a 1 e dai tradizionali bassi livelli di ospedalizzazione rimasti costanti nelle ultime settimane”.

“Cosa manca, dunque, alla Campania per conquistare la bandiera gialla? Le regole sono chiare e resteranno in vigore anche col prossimo decreto anti Covid: sono obbligatorie due settimane in fascia arancione ossia quattordici giorni in un livello di rischio o scenario epidemico inferiore a quello che ha determinato le misure restrittive mentre i parametri da rispettare sono un Rt (l’indice che misura la capacità del virus di infettare nuove persone) sotto il valore 1 e un’incidenza stabilmente in discesa in un range inferiore a quello attuale. Indicatori che, nel complesso, dovrebbero disegnare complessivamente uno scenario di rischio basso o moderato incrociando la scomparsa di nuovi focolai, il basso livello di occupazione dei posti letto e delle terapie intensive, la conservata capacità di tracciamento dei casi. Per andare in zona gialla la Campania, sin da oggi, dovrebbe piegare in maniera costante e significativa, per due settimane consecutive, la curva dei nuovi contagi, far scendere la quota degli attualmente positivi, abbassate attorno a 200 l’incidenza per 100 mila abitanti e conquistare ogni giorno schiere di guariti, costringendo Rt a un valore collocato sotto l’asticella di 1 che segna comunque una crescita, sebbene lineare, continuando al contempo a vaccinare agli alti ritmi raggiunti. Invece siamo ancora in una stagnante palude”.