Focus Torino – Napoli. Due minuti per “matare” il Toro e fare la voce grossa

Focus Torino – Napoli. Due minuti per “matare” il Toro e fare la voce grossa

Con l’uno-due firmato Bakayoko e Osimhen il Napoli, bello quanto sprecone, passa all’Olimpico di Torino e si garantisce il quarto posto, in coabitazione con la Juventus. Pali di Zielinski e Insigne. Espulso Mandragora nel finale.


Osimhen esulta dopo il raddoppio

TORINO – All’Olimpico Grande Torino il Napoli piazza un importante colpo da tre punti per la rincorsa alla Champions. A farne le spese è il Torino di Nicola, che deve arrendersi ad una squadra nettamente superiore come il Napoli di scena questo pomeriggio. Finisce 2-0 per la squadra partenopea, che liquida la pratica granata in due minuti, aprendo le marcature con un siluro terra-aria di Bakayoko (11′), seguito dall’azione personale di Osimhen (13′), che fissano il risultato finale.Tante occasioni sprecate dagli azzurri, che non trovano più il modo di arrotondare il punteggio. Con i tre punti odierni il Napoli aggancia in classifica l’altra “torinese”, la Juventus, al quarto posto in classifica e a soli due punti dall’Atalanta.

COSA E’ PIACIUTO

Prestazione convincente e, a differenza della partita contro la Lazio, non ci sono stati cali di tensione che avrebbero permesso un rientro da parte del Torino. L’uno-due iniziale è di quelli che avrebbero steso chiunque; un esempio di cinismo e spietatezza di cui il Napoli si dimostra perfetto esecutore in questa fase della stagione. Questa squadra finalmente sta girando e, più passano le partite più aumenta la consapevolezza di avere i giusti mezzi per arrivare tra le prime quattro. Il morale a mille, la coesione e l’unità d’intenti ed un calendario in discesa fanno il resto. L’imperativo categorico è non perdere punti preziosi laddove si pensa di averli già conquistati, Cagfliari e Spezia possono essere abbordabili avversari se affrontati con il giusto impegno. Per la Champions occorrono soprattutto punti come quelli presi all’Olimpico Grande Torino, contro una squadra che, sebbene avesse altrettanto bisogno di punti, è stata dominata sul piano fisico, tecnico e tattico in una gara che poteva finire anche con un margine di reti superiore al 2-0 con cui si è effettivamente conclusa.

Il gol che non ti aspetti, la sassata di Bakayoko che sblocca il risultato è un colpo letale per il Torino che accusa il colpo ed inizia un calvario che durerà tutta la gara. Oltre al bellissimo gol, ennesima fucilata da fuori area che il Napoli traduce in gol, Tiemouè si rende protagonista di una prova gagliarda non solo sul piano fisico, andando a sportellare con i vari Rincon, Verdi e Mandragora, orbitanti dalle sue parti ed inoltre, insieme a Demme, si rende partecipe attivamente della fase propositiva della manovra. Sempre presente vicino al compagno, si fa dare palla e la smista a piacimento, complice un centrocampo granata troppo poco pressante e presente. Insomma, una prestazione importamte per il francese dopo un periodo opaco che lo ha portato (giustamente) a perdere il posto da titolare. Oggi, invece, uno dei migliori in campo ed è una notizia che non dispiace in vista del rush finale, nel quale serviranno anche i suoi muscoli.

Croce e delizia di questo Napoli, Osimhen si sta dimostrando un cecchino (quasi) infallibile in questo finale di stagione. Sicuramente la migliore prestazione stagionale, nel quale oltre al gol, che stava quasi sciaguratamente sbagliando, dopo essersi procurato l’occasione, si rende utile anche in fase difensiva, evitando anche un gol, cacciando via un pallone dalla linea di porta. Però, a differenza di altre partita, però, va sottolineata la partecipazione più frequente alla manovra che, contro questo Torino, riesce ad essere più improntata alla verticalizzazione improvvisa, territorio più adatto alle caratteristiche del nigeriano, che durante tutto l’arco della partita, ha disposto del povero N’Koulou come voleva, quando voleva, dove voleva, e andando più volte vicino alla doppietta. In generale, progressi evidenti sul piano del rendimento, non sul piano tecnico, dove c’è ancora da lavorare, ma si può chiudere un occhio davanti alla media di un gol a partita.

Buona la prestazione dei due laterali azzurri. Di Lorenzo aveva dalla sua parte Ansaldi, uno dei calciatori più in palla di questo disastrato Torino: cliente difficile ma ben amministrato, se si accettua un’occasione nella quale l’argentino si fa mezzo campo palla al piede e impegnando Meret nell’unica evra occasione creata dai granata. Ancora meglio Hysaj sull’altro versante, che sulla fascia sinistra si sta candidando ad un finale di stagione da titolare, a scapito di Mario Rui: l’albanese si districa senza troppo affannarsi di Singo e offrendo un valdio supporto alla fase difensiva, in particolar modo quando c’è da contenere il tentativo disperato del Torino di rientrare in partita.

Manca il gol per questione di centimetri, mandando il pallone ad incocciare il palo alla destra di Sirigu, ma la partita di Zielinski è più che sufficiente a prescindere. Il polacco si diverte con il pallone tra i piedi e, allo stesso tempo, fa ammattire l’avversario di turno con i suoi movimenti illegibili. Nella sua ora abbondante di gioco, i suoi strappi, i suoi cambi di direzione mandano fuori tempo tutta la mediana granata, complice anche Verdi che, dalla sua parte, non torna quasi mai, lasciandogli tutto lo spazio ed il tempo per agire e far male. Va dato atto (e merito) a Gattuso di aver trovato il modo di far esprimere al meglio le qualità di questo ragazzo che, nel 2021, è la vera arma in più e giocatore-emblema della ripartenza di questa squadra.

COSA NON E’ PIACIUTO

Partite come questa, contro squadre come il Torino, bisognoso di punti, vanno chiuse in fretta. Il doppio vantaggio iniziale ha aiutato il Napoli nella gestione tranquilla del pallone, ma quante occasioni ha avuto (e sciupato) per poter andare sul 3-0 e andare ancor di più sul velluto? Tante, troppe: considerati i due pali di Zielinski ed Insigne ed almeno quattro-cinque interventi di Sirigu, questa partita doveva finire già nel primo tempo. Non che il Torino avesse creato grandi pericoli, ma anche un episodio, su un campo reso scivoloso dalla pioggia torrenziale, avrebbe potuto modificare l’andamento del risultato, mai stato in discussione dal primo gol in poi.

Troppo egoismo in area avversaria, soprattutto nel secondo tempo nel quale gli azzurri, per quanto facilmente entrasse nel cuore dell’area granata, altrettando sciaguratamente sprecava tante nitide occasioni da rete, vanificandole con soluzioni imprecise sia in fase conclusiva che di rifinitura. Politano, Lozano, Insigne, Mertens, tutti troppo ingolositi dalla soluzione personale che, per imprecisione o per bravura di Sirigu, non hanno trovato la via della rete. Poco male: contro il Cagliari ci aspettiamo una mira migliore e una maggiore lucidità nella scelta della soluzione più opportuna per colpire.

Le occasioni migliori create dal Torino (coast to coast di Ansaldi a parte) sono figlie di situazioni di calcio da fermo, con cross spioventi in area di rigore, nella quale spesso erano i calciatori granata ad arrivare sul pallone (con scarse conseguenze per il Napoli, per fortuna). Più volte è capitato di vedere addirittura Osimhen, preso in mezzo, sul secondo palo, tra Bremer e Belotti, due saltatori molto abili. Probabilmente qualcosa non è andato nel verso giusto, poichè non si può credere (e pensare) di marcare due calciatori così pericolosi con l’attaccante centrale. Per fortuna non si sono verificate conseguenze gravi, ma poteva accadere.

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