Omicidio Cerrato, la ricostruzione completa dei fatti: “Aveva rotto gli occhiali ad un suo aggressore”

Omicidio Cerrato, la ricostruzione completa dei fatti: “Aveva rotto gli occhiali ad un suo aggressore”

In base alle testimonianze Maurizio si era poi offerto di ricomprarglieli; riscontrata dai carabinieri scarsa collaborazione da parte dei presenti


TORRE ANNUNZIATA – Ancora novità sull’intricata vicenda che ha visto coinvolto Maurizio Cerrato, 60enne di Torre Annunziata che il 19 aprile scorso è stato ucciso a seguito di una discussione per un posto auto, alla quale era intervenuto a sostegno della figlia, Maria Adriana. Ebbene la scorsa notte i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Torre Annunziata hanno dato esecuzione a un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso da questa Procura della Repubblica nei confronti di quattro uomini, gravemente indiziati in ordine all’omicidio di Cerrato.

Il reato contestato è quello di omicidio in concorso, aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi. Le indagini, condotte dai Carabinieri e coordinate da questa Procura della Repubblica senza soluzione di continuità sin dai momenti immediatamente successivi all’omicidio, hanno consentito di accertare sia i motivi che la dinamica dell’omicidio e di identificarne gli autori.

In particolare, si è accertato che la figlia della vittima, alcune ore prima dell’omicidio, aveva parcheggiato la propria autovettura sulla pubblica via, occupando uno spazio arbitrariamente occupato dalla famiglia di uno dei fermati con una sedia, che la ragazza aveva spostato per fare posto alla propria autovettura, alla quale, per ritorsione, era stata forata una ruota.

Al ritorno dal lavoro, la ragazza, avendo constatato la foratura della ruota, aveva collocato la sedia sul tetto dell’autovettura della famiglia che di fatto utilizzava il posto sul quale ella aveva parcheggiato la propria autovettura. Secondo quanto emerso dalle indagini, tale circostanza aveva dato origine ad una prima aggressione, verbale e fisica, da parte di uno dei fermati, appartenente alla suddetta famiglia, il quale aveva aggredito il padre della ragazza, intervenuto sul posto per aiutare quest’ultima a sostituire la ruota bucata, colpendolo violentemente al volto con il crick della macchina, ferendolo.

Nel corso di questa prima aggressione, il Cerrato, a sua volta, nel tentativo di difendersi, aveva rotto gli occhiali del proprio aggressore, ma, al termine della stessa, si era offerto di ricomprarglieli. Successivamente lo stesso soggetto, dopo essersi in un primo momento allontanato dal posto, era ritornato sul luogo dei fatti unitamente agli altri tre fermati, tra i quali un suo fratello ed un altro suo familiare, che avevano immediatamente aggredito e percosso violentemente e ripetutamente il Cerrato, il quale era stato accoltellato al torace da uno dei suoi aggressori, mentre gli altri lo tenevano fermo.

Alla stregua degli accertamenti sin qui svolti, vi è fondato motivo di ritenere che si sia trattato di una vera e propria spedizione punitiva nei confronti della vittima. Nel corso delle indagini si sono dovute registrare, da un lato, l’assoluta mancanza di collaborazione da parte delle persone presenti al fatto e che avevano assistito all’omicidio e, dall’altro, alcune condotte di inquinamento probatorio, quali l’occultamento dell’arma del delitto, la predisposizione di un alibi fittizio da parte di uno dei fermati e il tentativo di lavare, subito dopo il fatto, gli indumenti indossati da un altro dei fermati, rinvenuti già nella lavatrice della sua abitazione poco dopo il fatto. All’esito delle formalità di rito, i fermati sono stati tradotti presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale a disposizione di questa Procura della Repubblica.