Ornella Pinto uccisa nel sonno, la perizia: “Nessun segno di difesa”

Ornella Pinto uccisa nel sonno, la perizia: “Nessun segno di difesa”

Iacomino avrebbe quindi aggredito la moglie mentre lei ancora dormiva, non dandole modo di difendersi né di chiedere aiuto


NAPOLI – Ornella Pinto non fu ammazzata durante un litigio: fu aggredita e accoltellata nel sonno, alle spalle, e morì prima di riuscire a difendersi.

Questa la prima ricostruzione dell’anatomo-patologo che ha esaminato il corpo della donna è nettamente in contrasto con quanto raccontato dall’uxoricida, Pintto Iacomino, cha aveva invece detto di avere colpito la mogie durante un furioso litigio scoppiato di notte. Le conclusioni del medico legale avvalorano la pista dell’omicidio premeditato. Quella notte tra il 12 e il 13 marzo, il 43enne sarebbe entrato nell’abitazione, che fino a pochi mesi fa condivideva con al moglie e il figlio piccolo, usando le proprie chiavi.  E avrebbe portato con sé il coltello, avvolto in uno straccio: l’utensile non si trovava nella casa, non era stato preso da un cassetto all’ultimo istante. Iacomino avrebbe quindi aggredito la moglie mentre lei ancora dormiva, non dandole modo di difendersi né di chiedere aiuto: il medico non ha riscontrato sul corpo ferite da “difesa”, quindi tagli alle braccia o segni di colluttazione.

L’inchiesta è affidata al pm Fabio De Cristoforo e coordinata dall’aggiunto Raffaello Falcone col procuratore Gianni Melillo, le indagini sono affidate alla Squadra Mobile della Questura di Napoli, diretta da Alfredo Fabbrocini. Stando a quanto ricostruito la coppia era sul punto di separarsi e da qualche tempo Iacomino aveva lasciato la casa coniugale. Poche ore dopo l’omicidio l’uomo si è costituito ai carabinieri di Montegabbione, in provincia di Terni, in Umbria, raccontando di avere ammazzato la moglie a Napoli.

Il 30 marzo, la Squadra Mobile di Napoli ha eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Iacomino, firmata dal gip di Napoli su richiesta della locale Procura; l’uomo è ritenuto gravemente indiziato di omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà e dall’aver commesso il fatto nei confronti di persona con la quale era legato da relazione affettiva.