Pass e riaperture, domani riunione Cts: “Non esiste il rischio zero”

Pass e riaperture, domani riunione Cts: “Non esiste il rischio zero”

“Si prova a riaprire, c’è un rischio calcolato”, ha detto il presidente del Consiglio


ITALIA – Pass vaccinale e riaperture. Convocata domani la riunione del Cts per analizzare le linee guida stillate dalle Regioni sulle riaperture e il green pass per gli spostamenti. Gli esperti del comitato tecnico scientifico si riuniranno alle 17.

Il pass è tra le novità che dovrebbero accompagnare l’Italia nel suo percorso verso la normalità. Il pass darebbe la possibilità di muoversi liberamente su tutto il territorio nazionale e avere l’accesso a determinati eventi, sia culturali che sportivi.

“Si prova a riaprire. Come ha detto il presidente del Consiglio, c’è un rischio calcolato, non esiste il rischio zero”. Così Sergio Abrignani, immunologo della Statale di Milano e componente del Cts, ai microfoni di ‘Che giorno è’ su Rai Radio1. “C’è una campagna vaccinale che sta avendo una fortissima accelerazione e questo è fondamentale – sottolinea Abrignani – perché questi due binari vanno in parallelo. Si cercherà entro un mese di vaccinare la stragrandissima maggioranza delle persone più fragili che sono quelle che muoiono: le persone al di sopra dei 60-65 anni – ha ricordato – rappresentano il 95% dei morti. In parallelo, andranno tutta una serie di misure che sono queste riaperture con il mantenimento delle mascherine, dei distanziamenti e di tutte le misure di igiene”.

“I numeri non giustificano queste decisioni del Governo” sulle riaperture. L’Inghilterra è arrivata a queste scelte con 15 morti” di Covid-19 “al giorno, 2mila casi e il 70% della popolazione vaccinata. Vorrei capire cosa è stato calcolato e ragionato, quanti morti siamo disposti a tollerare”. Torna a esprimere le sue perplessità sull’allentamento delle misure anti-contagio il virologo Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova, ospite di ‘The Breakfast Club’ su Radio Capital.

“Non si vaccina con alti livelli di trasmissione, è un azzardo biologico – sostiene l’esperto – In questo modo si dà al virus l’opportunità di mutare. Bisogna adottare il modello inglese, che ha accelerato con la campagna vaccinale quando i contatti tra i cittadini erano ridotti”.