Coronavirus in Italia: i nuovi contagi scendono da 4.147 a 3.738. Altri 121 morti

Coronavirus in Italia: i nuovi contagi scendono da 4.147 a 3.738. Altri 121 morti

Sono 64 i ricoverati in meno nelle terapie intensive e 515 quelli nei reparti di medicina


NAZIONALE – Scendono da 4.147 a 3.738 i contagi oggi in Italia dove i decessi sono 121 mentre il tasso di positività scende ancora di due decimali all’1,5%. Sono 64 i ricoverati in meno nelle terapie intensive e 515 quelli nei reparti di medicina.

Passano da 739 a 661 i casi in Lombardia dove il tasso di positività dall1,6 scende all’1,4% mentre si cintano 29 morti contro i 41 di ieri.

Scendono da 298 a 279 i contagi anche in Piemonte, dove il tasso di positività sxall’1,8 passa all1,2%  mentre le vittime sono 7, una meno di ieri.
Calano da 242 a 189 i nuovi contagi Covid registrati in Veneto nelle ultime 24 , e 5 i decessi, per un totale, rispettivamente, di 422.919 infetti dall’inizio dell’epidemia, e 11.551 vittime. Lo riferisce il bollettino della Regione. Scende ulteriormente la pressione sugli ospedali sono 711 (-24) i posti letto occupati da malati con Covid, dei quali 628 (-23) in area medica, e 843 (-1) in terapia intensiva. I soggetti attualmente positivi e in isolamento domiciliare sono 9.043 (-334).

Stabili a 258, appena 5 meno di ieri i contagi in Emilia Romagna, dove il tasso di positività è all’1,1%, due decimali meno di ieri.

Calano d 361 a 296 i contagi nel Lazio dove anche il tasso di positività scende dal 2,9 al 2,5% mentre si contano 11 decessi, die più di ieri.
Scendono appena da 319 a 301 i nuovi positivi in Toscana dove perde un decimale anche il tasso di positività che si ferma al 2,9%.
In Campania scendono da 533 a 477 i nuovi positivi ma il tasso di positività è stabile al 3% mentre sono 15 i decessi, sei meno di ieri.

Passano da 288 a 250 i nuovi casi in Puglia dove il tasso di positività dal 3,6 scende al 3,2% mentre i decessi sono 10, dodici in meno di ieri.

«Dal 3 giugno partirà una lettera alle Regioni e Province autonome con cui si darà la possibilità di aprire le vaccinazioni a tutte le classi seguendo il Piano e utilizzando tutti i punti di somministrazione possibili, anche quelle aziendali», ha detto il commissario straordinario all’emergenza Covid, Francesco Paolo Figliuolo, al termine della visita al centro vaccinale di Bastia Umbra, incontrando i giornalisti.
«C’è un però – ha sottolineato il generale Figliuolo -, le dosi a disposizione saranno 20 milioni e quindi bisogna evitare le rincorse a volerle di più».
«Grazie al nostro presidente e all’azione che fa la struttura siamo riusciti ad avere questo», ha quindi evidenziato il commissario. «Questo non è tantissimo – ha concluso Figliuolo – ma se pensiamo a due, tre mesi fa credo che nemmeno nelle previsioni più rosee avremmo mai pensato».

Chi ha avuto il Covid difficilmente si ricontagia. La reinfezione da Sars-Cov-2 è un evento molto raro (un caso ogni 100 mila individui che hanno avuto il Covid), l’immunità naturale al virus è molto elevata, dura almeno un anno ed è pari, se non superiore, a quella dei vaccini. Lo spiega Nicola Mumoli, dell’Ospedale Fornaroli a Magenta, che ha coordinato un lavoro pubblicato sulla rivista Jama Internal Medicine.
Il lavoro ha tenuto conto di 122 mila tamponi effettuati in un’area molto vasta della Lombardia: in un anno di osservazione sono risultati solo 5 casi di reinfezione, tutti riguardavano pazienti immunodepressi o in terapia con forti immunosoppressori.
«Resta l’incognita di nuove possibili varianti – spiega Mumoli – perché se è vero che l’immunità acquisita con una prima infezione è ampia e protegge anche da varianti note come l’inglese e la brasiliana, nulla esclude che in futuro possa comparire una nuova variante più violenta che oggi non conosciamo e contro cui l’immunità ottenuta con una prima infezione o con il vaccino non funziona».
Lo studio si basa su una vasta mole di dati, relativi a una delle zone più gravemente colpite (560Km quadrati e 470.000 abitanti) in Lombardia, per un totale di 122.007 tamponi considerati. «Abbiamo considerato come reinfezione un tampone positivo oltre i 90 giorni dopo la completa risoluzione della prima infezione – spiegano gli autori – e con almeno due tamponi consecutivi negativi tra i due episodi».
È emerso che la reinfezione è un evento raro che riguarda peraltro pazienti particolari, ad esempio malati oncologici o comunque persone fortemente immunodepresse o in terapia con forti dosi di immunosoppressori. «Ovviamente – ribadisce Mumoli – non sappiamo quale sia il rischio di reinfezione se ci fosse una mutazione realmente notevole nel virus».

Mentre in Italia i contagi scendono e il numero degli immunizzati sale tocca al Premier ricordare perché è importante mettere da parte l’egoismo e cercare di vaccinare anche il “mondo di sotto”. «La nostra prima priorità è, naturalmente, sconfiggere la pandemia. Questo significa farlo ovunque e non soltanto nei Paesi sviluppati. Garantire che i paesi più poveri abbiano accesso a vaccini efficaci è un imperativo morale. Ma c’è anche una ragione pratica e, se vogliamo, egoistica. Finché la pandemia infuria, il virus può subire mutazioni pericolose che possono minare anche la campagna di vaccinazione di maggior successo» ha detto Mario Draghi al Global Solution Summit 2021.