Il Napoli che saluta Gattuso programma il futuro con Spalletti alla guida

Il Napoli che saluta Gattuso programma il futuro con Spalletti alla guida

La stagione appena chiusa porta già a grandi novità: Spalletti sostituirà Gattuso sulla panchina azzurra, dopo il deludente epilogo in campionato. Il mister toscano chiamato all’importante compito di riportare il Napoli nell’Europa di Champions.


NAPOLI – Prima di tutto, preme rimarcare che Gattuso va  ringraziato per la professionalità e l’impegno che ha profuso nella stagione e mezzo alla guida degli azzurri e per il merito, indiscutibile, di aver ripreso la squadra in un periodo estrememante delicato, a seguito dei disastri lasciati da Ancelotti, e a condurla anche alla vittoria della Coppa Italia.

Nonostante tutto, non ce ne voglia, il buon Ringhio, ma dopo un settimo posto in campionato, questa stagione esigeva conferme e miglioramenti, soprattutto in campionato, dove la qualificazione in Champions era il minimo sindacale richiesto ad una squadra con un potenziale come il Napoli, in una Serie A che ha visto, per la prima volta dopo dieci anni, la Juventus abdicare dal suo trono.

C’era da conquistare uno dei quattro posti disponibili anche per una questione finanziaria, aspetto non da poco in un biennio dove il CoVid ha fatto danni anche nello sport, nel mondo del calcio, in primis, abituato ad un gettito di denaro più che consistente. Obbligatorio, dunque, centrare la Champions League per rimpinguare le esangui casse con proventi freschi per poter programmare la stagione successiva, con o senza Gattuso.

Si è optato per il “senza”, perchè se sull”uomo” Gattuso nulla si può dire, sul Gattuso “allenatore” qualche cosa in più forse si. Ringhio paga la distastrosa partita contro il Verona, un pareggio che grida ancora vendetta, costato al Napoli il quarto posto e del quale Gattuso ha responsabilità evidenti: la scelta della squadra iniziale, l’atteggiamento tattico, l’approccio mentale dei ragazzi (e dello stesso mister, forse più agitato del solito), la fiacchezza atletica, la gestione del risultato, le sostituzioni a partita in corso, gli scellerati cambi tattici, la gestione degli ultimi minuti. Fattori cha hanno concorso al suicidio sportivo del Napoli che, per il secondo anno di fila, sarà costretto a guardare la Champions da spettatore.

Dunque, alla luce dei fatti, giusto separarsi da Gattuso. Un addio che sarebbe stato certo anche in caso di qualificazione, sancito, per certi versi, dopo il match di andata perso contro lo stesso Verona (con altrettante responsabilità del mister), allorquando De Laurentiis sondò il terreno per l’eventuale cambio di allenatore, circostanza alquanto (e giustamente) sgradita al mister. Da quel momento, la tregua fredda tra allenatore e presidente si è protratta per tutto l’arco della stagione, durante la quale Gattuso ha avuto il merito di rimettere il Napoli in carreggiata, “aiutato” dal silenzio-stampa imposto dalla società che lo ha isolato dalle tante domande sul suo futuro che, sicuramente, lo avrebbero tormentato e distolto dal suo lavoro.

Alla resa dei conti, gli azzurri restano a bocca asciutta, così come lo stesso Gattuso, desideroso di rivalsa personale, dopo aver mancato la qualificazione in Champions, all’ultima giornata, a favore dell’Inter. Giusto lasciarsi, quindi, e trovare reciproche fortune altrove. Il mister si è già accasato alla Fiorentina, probabilmente dimensione più adatta alle competenze fin qui dimostrate, che lo identificano, forse (e senz’offesa, ci mancherebbe) come allenatore non ancora maturo a guidare una squadra con grandissime ambizioni di classifica e di successi.

La squadra partenopea non è rimasta certamente a piangersi addosso ed ha già provveduto a (ri)programmare la prossima stagione, chiamando Luciano Spalletti come nuova guida tecnica. Una scelta piuttosto rapida, evitando le solite telenovele, buone solo ad alimentare pagine di giornali e riempire scalette di programmi televisivi di settore.

Spalletti nuovo allenatore del Napoli; una scelta che, si spera, possa dare quella continuità nel gioco e nei risultati che i partenopei hanno sempre avuto con allenatori toscani. Limitandoci al recente passato, non si può non ricordare i recenti trascors con Mazzarri prima e Sarri poco più avanti, accomunati da stagioni positive alla guida degli azzurri. Forse è una coincidenza, ma a Napoli la scaramanzia è come una legge, così come potrebbe stata una coincidenza che tre allenatori, ex-calciatori del Milan, non abbiano lasciato un ricordo altrettanto positivo: Donadoni prima, Ancelotti e Gattuso fino alla settimana scorsa.

Di Spalletti si può dire che un allenatore di sostanza, pragmatico, che bada ai fatti, affidabile se gli si chiede un certo target di risultati, in poche parole un allenatore da piazzamenti e la sua carriera è lì a testimoniarlo, almeno in Italia, dove ha vinto solo due coppa Italia ed una Supercoppa italiana con la Roma. Ma un allenatore che la Champions League la centra quasi sempre: più volte con la stessa Roma e, soprattutto, con l’Inter due stagioni fa, quando sfilò il quarto posto proprio a Gattuso.

Spalletti è un allenatore “tosto”, sanguigno (tipico della toscanità), che non le manda a dire e che non ha problemi ha inimicarsi le supestar di turno in nome del collettivo e del raggiungimento del risultato. A Roma, sponda giallorossa, lo identificano come colui che ha chiuso anzitempo la carriera di un totem come Francesco Totti, accusato di aver trattato il capitano come un calciatore qualsiasi mancandogli di rispetto come uomo e calciatore.
Alla guida dell’Inter, si trovò alle prese con la spinosa questione Icardi, la moglie-procuratrice Wanda Nara e uno spogliatoio distrutto e diviso in fazioni, rendendo la squadra nerazzurra una polveriera pronta ad esplodere, che riuscì a gestire nonostante gli ostacoli.

Ci si domanda, giustamente, se con Spalletti si corra il rischio di avere gli stessi problemi di spogliatoio occorsi al mister di Certaldo nel suo recente passato. Una domanda a cui non c’è risposta, almeno non nel breve e brevissimo periodo. In questo momento, il primo impegno sarà quello di riprogrammare la squadra, migliorarla tatticamente, puntellarla laddove si sono identificati i maggiori punti deboli. Tempo per litigare con le “primedonne” non ce ne dovrebbe essere troppo, anzi bisogna fare in modo che non tutti i big scappino via da Napoli per fare cassa.

La sensazione è che almeno un sacrificio vada fatto, per finanziare un mercato povero di denaro fresco: Fabian e Koulibaly sono i nomi più “caldi” del momento e più appetibili al mercato estero (spagnolo ed inglese). Forse più lo spagnolo, molto più sacrificabile dal punto di vista tattico, a maggior ragione con un pensiero alla continuità di applicazione del 4-2-3-1, affine a Spalletti come a Gattuso, nel quale però il mediano spagnolo non ha mai eccelso, se non in rarissime occasioni.

Più compicato sarebbe l’eventuale sostituzione di Koulibaly. I centrali difensivi di un certo lignaggio sono pochi e chi ha la fortuna di tenerli in squadra, se può se li tiene stretti. Lo farebbe volentieri anche il Napoli se non avesse un bisogno vitale di cedere il senegalese o se lo stesso difensore chiedesse di fare un’esperienza nuova dopo tante stagioni in maglia azzurra. Naturalmente, con un’offerta sul piatto irrinunciabile.

Poi, ci sarà da curare l’aspetto migliorativo della squadra, che necessita più di altre cose, di innesti sugli esterni ed a centrocampo, dove la squadra ha manifestato in più di qualche occasione titubanze ed incertezze fatali, leggasi Hysaj contro Cagliari e Verona; Bakayoko e Manolas contro il Sassuolo; Maksimovic contro il Crotone, giusto per citare qualche episodio che giustifichi una certa appresione nel dover colmare lacune non da poco.

Lacune che dovranno essere limate al minimo, poichè la prossima stagione non potrà essere sbagliata per alcun motivo: la Champions resta un imperativo categorico, ma un occhio all’Europa League sarebbe opportuno. Trofeo spesso vituperato e snobbato dalle squadra italiane e che invece, almeno il Napoli potrebbe perseguire come un obiettivo altrettanto sensibile, prendendo a modello il Villareal, neo-campione, o del Sevilla, che di Europa League può vantare un’intera collezione.

Di carne a cuocere ce ne sarà tanta, perchè il Napoli del futuro ha appena iniziato la sua genesi. Il primo tassello, quello dell’allenatore, quello più importante, è stato posto. Poi toccherà alla squadra essere modificata e cesellata secondo le volontà del mister, consapevole di avere una squadra comunque forte e dotata di ottime basi, nonostante le ultime due stagioni. Da Spalletti ci si aspetta tanto e a noi non resta altro che attendere ulteriori sviluppi. Nel frattempo, godiamoci le vacanze, tra una notizia di mercato e una partita di Euro2020 e Copa America, ormai alle porte. Buon calcio!

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