Rischio listeria, richiamato un lotto di salmone affumicato

Rischio listeria, richiamato un lotto di salmone affumicato

A scopo precauzionale si raccomanda a chiunque lo avesse acquistato, di non consumare il prodotto richiamato e di riconsegnarlo al punto vendita dove sarà rimborsato, anche senza presentare lo scontrino


ITALIA – Il Ministero della Salute, attraverso una nota apparsa sul proprio sito, ha comunicato il richiamo per rischio microbiologico di un lotto (20972163) di salmone  affumicato, a marchio, Salmone Selvaggio Sockeye affumicato, prodotto da Polar Salmon Hjerting Laks A/S (marchio di identificazione DK-1746) con sede dello stabilimento a H.E. Bluhmes Vej, 18-6700 Esbjerg, Danimarca.

Il prodotto, che gli esperti consigliano di non consumare e di riportare al punto vendita, è stato segnalato per la “presenza di Listeria monocytogenes”.  Il salmone, in confezione dal peso di 100 grammi, ha come scadenza il 07/06/2021. L’infezione da listeria, anche detta listeriosi, è una tossinfezione alimentare che prende il nome proprio dal batterio che ne è la causa, il Listeria monocytogenes, il medesimo segnalato nel prodotto Salmone Selvaggio Sockeye affumicato 100 g, così come spiega anche il portale di Humanitas, rinomato polo ospedaliero del Milanese.

“Questo batterio si trova comunemente nel terreno e nell’acqua e può quindi facilmente contaminare ortaggi e verdure e molti animali possono venire infettati dal batterio senza dimostrare sintomi apparenti”, spiegano gli esperti. L’infezione da listeria è molto comune in un’ampia varietà di cibi crudi, tra cui carni non ben cotte e verdure crude, prodotti lattiero-caseari preparati con latte non pastorizzato o pesce e, come succede con la maggior parte dei batteri, viene eliminata dai processi di pastorizzazione e cottura.

Gli esperti di Humanitas segnalano che la forma tipica delle tossinfezioni alimentari, che si manifesta nel giro di poche ore dall’ingestione, provoca diarrea. Esiste però anche un’altra forma, detta “sistemica”, che dall’intestino passa nel sangue e si diffonde nell’organismo, arrivando al sistema nervoso, “dando vita a encefaliti e meningiti e forme acute di sepsi”. In questo secondo caso, sottolineano i medici, tra l’assunzione del cibo contaminato e la manifestazione dei sintomi può trascorrere un periodo variabile tra uno e tre mesi. I soggetti più a rischio di infezioni come questa sono le persone con compromissione del sistema immunitario, dunque malati di cancro, di diabete, di Aids, le persone anziane e i neonati. Ma a rischio sono anche le donne in gravidanza, per cui l’infezione da Listeria può causare anche l’aborto spontaneo.

A scopo precauzionale, Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, raccomanda a chiunque lo avesse acquistato, di non consumare il prodotto richiamato e di riconsegnarlo al punto vendita dove sarà rimborsato, anche senza presentare lo scontrino. Tuttavia si ricorda che l’autorità, in questo caso il Ministero della Sanità, può anche stabilire la revoca del ritiro e del richiamo dei prodotti.

COMUNICATO STAMPA