Rischio trombosi dopo il vaccino, l’Aifa: “Rarissimo, in Italia 0,45 casi ogni 100mila vaccinati”

Rischio trombosi dopo il vaccino, l’Aifa: “Rarissimo, in Italia 0,45 casi ogni 100mila vaccinati”

Un gruppo di esperti ha realizzato un documento, fatto di domande e risposte, in cui sono fornite le informazioni per individuare precocemente un eventuale, e rarissimo, evento avverso


NAZIONALE – La notizia di trombosi associate ai vaccini anti-Covid, in particolar modo Vaxzevria di AstraZeneca e Janssen di Johnson&Johnson, è stata ampiamente divulgata e ha determinato alcuni cambiamenti nel piano vaccinale a causa del forte impatto emotivo avuto sulla popolazione.

Questo il motivo per cui l’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, è tornata ad occuparsi dei vaccini. È stato quindi nominato un gruppo di esperti in patologie della coagulazione con l’obiettivo di approfondire gli studi sugli eventuali eventi trombotici generati dalla somministrazione dei due vaccini.

Nel mese di marzo scorso i vaccini anti-Covid19 Vaxzevria di AstraZeneca e Janssen di Johnson&Johnson sono stati associati ad eventi trombotici in alcuni pazienti vaccinati. Per quanto riguarda il primo, è stato immediatamente bloccato dalle autorità sanitarie di diversi paesi europei, solo successivamente l’EMA ha nuovamente concesso il suo utilizzo. Per ciò che concerne il vaccino Janssen dopo attente valutazioni, la sua somministrazione è stata riconcessa a partire dal 23 aprile scorso.

Gli esperti hanno quindi sviluppato un documento, fatto di domande e risposte, finalizzato a fornire ai medici non specialisti e al personale sanitario le informazioni attualmente disponibili per individuare e gestire precocemente una trombosi.

In che frequenza si sono manifestate le trombosi? In tutto il mondo, per quanto riguarda il vaccino Vaxzevria, i casi di trombosi atipiche (e quindi probabilmente riconducibili al vaccino) hanno un tasso di circa un caso ogni 100.000 vaccinati. Mentre in Italia il tasso scende a 0,45 casi ogni 100.000 dosi somministrate.

Chi sono i soggetti più a rischio? Il documento rilasciato dichiara che le complicanze si sono evidenziate generalmente entro le prime tre settimane dalla somministrazione, in soggetti sani e di età inferiore ai 60 anni, principalmente donne.

Quali sono stati i sintomi più comuni? Il documento riporta: “In circa 9 casi su 10 le trombosi dei seni venosi cerebrali (TSVC) si presentano con cefalea di particolare intensità, che in genere i pazienti riferiscono come “mai provata prima”. Più spesso il dolore è ingravescente, aumentando progressivamente nell’arco di un paio di giorni, ma altre volte può raggiungere la massima intensità in brevissimo tempo. In queste ultime situazioni, si associano anche nausea e vomito, fotofobia, diplopia, calo della vista o perdita di coscienza”.

Conclusioni – Si tratta quindi di una complicanza molto rara e non tale da indurre i cittadini a rifiutare l’opportunità di vaccinarsi contro il Covid. Il rapporto beneficio/rischio resta quindi positivo. Gli studi procederanno ancora per cercare di identificare i soggetti più a rischio di poter presentare le controindicazioni.

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