San Gennaro dice ‘no’, il miracolo del sangue non avviene: e Napoli, per tradizione, trema

San Gennaro dice ‘no’, il miracolo del sangue non avviene: e Napoli, per tradizione, trema

Cosa è accaduto in passato dopo la mancata liquefazione?


NAPOLI – Il sangue che resta solido, il fazzoletto bianco che non viene sventolato: il miracolo di San Gennaro non è avvenuto. Ieri, alle 18.19, il responso. Che per molti è un cattivo presagio. Sono tre le date da sempre attese dal popolo partenopeo. Il 19 settembre, occasione della sua festa, Il sabato che precede la prima domenica di maggio per ricordare la traslazione dei resti del santo e Il 16 dicembre, in ricordo dell’eruzione vesuviana del 1631.

Tre date in cui il popolo napoletano attende che il sangue di San Gennaro si sciolga. Ieri, però, il miracolo non è accaduto, esattamente come il 16 dicembre scorso in piena pandemia. Due volte consecutive, dunque, ed i fedeli (ma forse anche chi non è particolarmente vicino a questo culto) si interrogano.

Di certo c’è che, per tradizione, quando il Santo Patrono partenopeo decide di dire ‘no’ alla liquefazione del suo sangue, per Napoli sono dolori. Impossibile dimenticare il mancato miracolo nel 1939 e nell’anno successivo, anni che avrebbero preceduto l’inizio l’entrata italiana nella Seconda Guerra Mondiale.

Poi nel 1943, anno dell’occupazione nazista a Napoli e, trent’anni dopo, con l’epidemia di colera nel capoluogo partenopeo fino ad arrivare al 1980 con il terremoto dell’Irpinia.

Che sia un cattivo presagio? L’auspicio di tutti è che non sia così, naturalmente. Di certo c’è che non è stato un buon esordio per l’Arcivescovo don Mimmo Battaglia, successore del cardinale Sepe, il quale però, al termine della messa, ha pronunciato parole di amore e speranza.

“Il sangue è sempre vivo nella sofferenza: i fedeli non si lascino andare alla voglia di leggere nel miracolo buoni auspici o presagi nefasti per il nostro futuro. Il sangue, sia che si sciolga, sia che resti nella sua immodificata sacralità”.