Brusca libero dopo 25 anni, Maria Falcone: “Mi addolora, ma la legge va rispettata”

Brusca libero dopo 25 anni, Maria Falcone: “Mi addolora, ma la legge va rispettata”

Il padre del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido a 13 anni: “Chiedo al Signore di non incontrarlo mai”


ROMA – Ha lasciato il carcere dopo 25 anni, per fine pena, il boss mafioso Giovanni Brusca, fedelissimo del capo dei capi di Cosa nostra, Totò Riina, prima di diventare un collaboratore di giustizia ammettendo, tra l’altro, il suo ruolo nella strage di Capaci e nell’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo. La notizia si è diffusa nella serata di ieri e le prime reazioni non sono state gran che positive a partire dal mondo della politica. La sorella del giudice ucciso  ha voluto ricordare che fu lui stesso a ispirare la normativa che ha permesso al boss di lasciare il carcere. Mentre Salvatore Borsellino, fratello di Paolo,  fondatore del Movimento agende rosse ha dichiarato:”L’alternativa era che non collaborasse. Ma non credo si sia veramente pentito”. Il padre del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto nell’acido a 13 anni: “Chiedo al Signore di non incontrarlo mai”.

LE PAROLE DI MARIA FALCONE

“Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge. Una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata”. Maria Falcone non cede all’emotività nel commentare la scarcerazione per fine pena di Giovanni Brusca, il boss di Cosa Nostra che premette il telecomando nella strage di Capaci. Entrato in carcere 25 anni fa, il capomafia ha lasciato il penitenziario di Rebibbia, a Roma, lunedì 31 maggio. Sarà sottoposto a quattro anni di libertà vigilata, come ha deciso la Corte d’Appello di Milano. “Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione – fa sapere la sorella del giudice ucciso nel 1992 – in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che stiamo parlando di un soggetto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso”. “Tortuoso” perché la stessa magistratura, spiega, “in più occasioni ha espresso dubbi sulla completezza delle sue rivelazioni, soprattutto quelle relative al patrimonio che, probabilmente, non è stato tutto confiscato: non è più il tempo di mezze verità. Sarebbe un insulto a Giovanni, Francesca, Vito, Antonio e Rocco che un uomo che si è macchiato di crimini orribili possa tornare libero a godere di ricchezze sporche di sangue”.

LE PAROLE DI SALVATORE BORSELLINO

“La legge si accetta anche quando è duro farlo”, queste le parole di Salvatore Borsellino, attivista e fratello di Paolo, riferite all’AdnKronos, il giudice intimo amico di Falcone e ucciso poche settimane dopo di lui. “La liberazione di Brusca, che per me avrebbe dovuto finire i suoi giorni in cella, è una cosa che umanamente ripugna. Però, quella dello Stato contro la mafia è, o almeno dovrebbe essere,  una guerra  e in guerra è necessario anche accettare delle cose che ripugnano. Bisogna accettare la legge anche quando è duro farlo, come in questo caso”, spiega il fondatore del Movimento agende rosse. Ricordando, anche lui, che “questa legislazione premiale per i collaboratori di giustizia fa parte di un pacchetto voluto da un grande stratega, Giovanni Falcone, per combattere la mafia. Dentro ci sono l’ergastolo ostativo, il 41 bis. Va considerata nella sua interezza ed è indispensabile se si vuole veramente vincere questa guerra contro la criminalità organizzata”. L’alternativa, sottolinea, “sarebbe stato vedere tra cinque anni questa persona libera senza neppure aver collaborato con la giustizia e senza aver permesso di assicurare alla giustizia tanti altri criminali come lui”. Anche se, chiarisce, “non credo si sia veramente pentito, come invece ha fatto Gaspare Mutolo, assassino anche lui, che ha ucciso, strangolandole, 50 persone a mani nude, ma che oggi penso sia una persona veramente cambiata. Di Brusca non ho questa impressione. Non ha raccontato neanche tutto quello che sa e che avrebbe potuto dire – conclude -, sicuramente, però, quello che ha detto è stato tanto”.