Carcere di Santa Maria Capua Vetere, Belcuore: “Famiglie preoccupate per le condizioni dei detenuti”

Carcere di Santa Maria Capua Vetere, Belcuore: “Famiglie preoccupate per le condizioni dei detenuti”

La garante condanna i recenti episodi di violenza e sottolinea le problematiche ataviche della struttura


SANTA MARIA CAPUA VETERE – Una situazione da monitorare con attenzione dopo i disordini dello scorso anno ed il terremoto scatenato dalla Procura.

È quella che si sta verificando all’interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere ‘Francesco Uccella’. È passato più di un anno dalle proteste dei detenuti in piena pandemia e dalle note reazioni degli agenti della Penitenziaria che hanno portato a 52 ordini di custodia cautelare da parte dei magistrati.

Oggi, però, i problemi continuano ad esserci: “Il clima all’interno dell’istituto penitenziario – dice la dottoressa Emanuela Belcuore, garante dei detenuti della Provincia di Caserta – se non è più di tensione è certamente di diffidenza. Ieri sono stata contattata da circa 30 famiglie preoccupate per la situazione dei loro parenti detenuti. Mi hanno raccontato di un lungo blackout elettrico, che ha impedito loro di vedere i telegiornali, unico reale contatto con l’esterno, e della mancata consegna dei giornali regolarmente pagati. Problemi che si aggiungono a quello relativo al carrello del cibo e a quello atavico dell’assenza dell’acqua potabile. Le domande da farsi sono queste: come è stato possibile costruire un carcere senza un’adeguata rete idrica oltre che vicino ad una discarica con tutte le conseguenze del caso?”.

“In merito a quanto accaduto – prosegue – la mia posizione è di assoluta condanna delle mele marce, così come sono state definite, che tra l’altro danneggiano anche quegli agenti che, ogni giorno e con onore, indossano una divisa e svolgono con professionalità il loro lavoro. Quanto accaduto, e che è sotto gli occhi di tutti, rappresenta però una pagina triste in quest’ambito che ci ha messo in cattiva luce anche a livello internazionale. Come possiamo pensare ad un reinserimento sociale dei detenuti se si verifica quello che è accaduto? Come si possono accettare manganellate a detenuti disabili? Anche perché la magistratura parla di ‘metodo Poggioreale’: possibile che esista ancora questo ‘metodo’ con situazioni evidenti e che si debba assistere ancora a comportamenti simili?”.

“Il blackout elettrico verificatosi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere – sottolinea ancora – sarà stato di certo un episodio sporadico sul quale però l’attenzione resta perché le famiglie dei detenuti sono davvero preoccupate. In un momento storico come questo sarebbe stato auspicabile un intervento risolutivo rapido di fronte a quella problematiche e a tutte le altre eventuali”.

“L’obiettivo – conclude la dottoressa Belcuore – è garantire condizioni di vivibilità dignitose a chi è in carcere, una struttura che deve essere rieducativa: solo così si potrà passare alla fase successiva che è quella del loro reinserimento nella società”.