Chiesto il rinvio a giudizio per Ciro Grillo e 3 amici: erano stati accusati di violenza sessuale

Chiesto il rinvio a giudizio per Ciro Grillo e 3 amici: erano stati accusati di violenza sessuale

L’udienza si terrà il 25 giugno


NAZIONALE – Rinunciano all’interrogatorio gli indagati del caso Grillo che avevano chiesto di recente di essere nuovamente sentiti dalla procura che li indaga a Tempio Pausania. Tre dei quattro ragazzi sotto accusa — Ciro Grillo, Vittorio Lauria, Edoardo Capitta — dopo la seconda chiusura delle indagini avevano chiesto, appunto, di essere interrogati per chiarire alcuni dei punti nuovi emersi. Ma il procuratore di Tempio, Gregorio Capasso, ha scelto di delegare tutto ai carabinieri di Genova invece che interrogarli di persona. Da qui la decisione di rinunciare.

Nessun interrogatorio quindi per Capitta e Lauriamentre non è confermata la rinuncia di Ciro Grillo che finora però si è sempre mosso in accordo con gli altri amici indagati. E fuori da questa partita Francesco Corsiglia, il quarto degli indagati che, a differenza degli altri, non ha mai chiesto nessun nuovo interrogatorio. I quattro sono tutti accusati di violenza sessuale di gruppo da Silvia, una ragazza di 19 anni che sostiene di essere stata violentata a casa di Ciro Grillo (il figlio di Beppe, garante dei cinque stelle) prima da Francesco e in un secondo momento anche dagli altri tre tutti assieme. Loro negano, giurano che lei fosse consenziente e che non è vero che sarebbe stata costretta a bere vodka prima della seconda parte della violenza.

L’inchiesta, aperta a fine luglio 2019, è adesso alle sue battute finali. Come riportato dal Corriere, dopo la chiusura delle indagini la procura è tenuta a sostenere nuovi interrogatori se gli indagati li chiedono ma a questo punto, viste le rinunce, i tempi si accorciano rispetto a quelli previsti e presto il procuratore e la sua pm, Laura Bassani, potrebbero depositare (se non lo hanno già fatto) la richiesta di rinvio a giudizio. Il motivo della rinuncia è in qualche modo leggibile anche come una protesta. I legali degli indagati avrebbero preferito che a interrogare fossero state persone che conoscono bene il fascicolo e le sue sfumature, cioè i magistrati o la polizia giudiziaria di Tempio Pausania, in grado di cogliere chiarimenti e puntualizzazioni alla luce degli ultimi sviluppi del caso. Ma poiché la procura ha disposto invece che a interrogare fossero i carabinieri di Genova, gli interrogatori sarebbero assomigliati tecnicamente più a delle deposizioni e quindi si è deciso di saltarli.