Estorsione per conto del clan Amato-Pagano: come funzionava il “Sistema Melito”

Estorsione per conto del clan Amato-Pagano: come funzionava il “Sistema Melito”

Fondamentali come braccio operativo dell’organizzazione anche il comandante della Municipale ed un suo agente


MELITO – La sede di Aicast a Melito come luogo per i summit del clan. Attività mirate nei confronti di specifici imprenditori e negozianti dell’area a Nord di Napoli. Rappresentanti della “legge”, come l’ex comandante della Polizia Municipale di Melito ed un suo sottoposto, nel ruolo di ‘braccio operativo’. Il tutto nel nome del clan Amato-Pagano, gli scissionisti del sodalizio criminale dei Di Lauro.

Funzionava con compiti ben precisi il ‘Sistema Melito’, scoperto grazie ad una capillare attività di indagine che ha portato questa mattina all’applicazione di 31 misure cautelari, tra detenzione in carcere e arresti domiciliari. Il tutto contenuto in un’ordinanza di oltre 250 pagine nella quale è spiegato nei dettagli (intercettazioni comprese) il ‘modus operandi’ del gruppo criminale.

Un’indagine partita da un’attività di controllo del territorio da parte dei Carabinieri di Melito del 15 novembre 2013. In quella circostanza i militari dell’Arma avevano sottoposto a perquisizione una Fiat Panda nella quale vennero trovati diversi atti e documenti, tra cui un’agenda sulla quale erano annotate numerose attività commerciali (secondo l’indagine circa 500 sul territorio) tra Melito e Comuni limitrofi e, accanto, le diciture ‘ok’, ‘ripassare’, ‘negativi’.

Secondo gli inquirenti quegli appunti stavano a significare l’esito positivo o meno delle richieste estorsive ad opera del clan. Ruolo fondamentale dal punto di vista operativo quello del Comandante della Municipale Marrone e di un suo sottoposto, l’agente Boggia: avrebbero eseguito, secondo gli inquirenti, controlli costanti e non verbalizzati nei confronti di attività del territorio al fine di spingere i titolari delle stesse a mettersi in contatto con gli esponenti del clan per pagare le tangenti e proseguire il loro lavoro in tranquillità. Su quelle tangenti, i due avrebbero poi ottenuto delle percentuali.

Ecco un estratto delle intercettazioni in merito ai “controlli” presso un cantiere edile in via Colonne:

 

MARRONE: “.. quelli lì vogliono sapere chi sono …”, in riferimento alla necessità di capire chi fossero i titolari dell’impresa edile

“… Giovanni, basta che cacciano i soldi che ce ne fotte chi sono …” risponde l’agente della Municipale BOGGIA.

Poi, quando l’ingegnere del cantiere chiede una settima di dilazione:

MARRONE: “….bene. S’è preso un’altra settimana di tempo …” e il comandante, a quel punto, rimproverava al sottoposto (BOGGIA) di non essere stato esplicito quando era andato a sollecitare il pagamento, dovendo specificare che non lavoravano in proprio,

ma erano andati per conto di terzi: ” …io sto qua perché mi ha mandato Tizio e Sempronio per farglielo capire …”