La cultura del cibo a Napoli: storia di una tradizione senza fine

La cultura del cibo a Napoli: storia di una tradizione senza fine

La cucina napoletana ha le sue origini nella Neapolis greco-romana


La cucina è sempre un’occasione per immergersi nella cultura e nelle tradizioni di un popolo. Nel caso di Napoli, il suo cibo – composto per la maggior parte da pietanze sane che fanno bene sia al corpo che alla mente – è sempre stato uno strumento di immenso piacere per chiunque lo provi, ed anche un’occasione di socialità, che nutre lo spirito della società partenopea da secoli.

Le parole di Johann Wolfgang Von Goethe sono più che appropriate per descrivere i piatti tipici napoletani. Lo scrittore e poeta tedesco, infatti, durante il suo famoso viaggio in Italia del 1787, si innamorò perdutamente del capoluogo campano.

E come dargli torto? I panorami da sogno che si affacciano sul mare del Golfo di Napoli con il Vesuvio che fa da cornice, gli antichi vicoli del centro frenetici e rumorosi, il calore e la solidarietà della sua gente e, soprattutto, la cucina tipica di Napoli, fanno di questa città una destinazione incantata da visitare almeno una volta nella vita.

“Vedi Napoli e poi muori” diceva Goethe, e noi rilanciamo con un “Ma prima assicurati di aver assaggiato tutte le sue delizie!”, perché un viaggio a Napoli non sarebbe completo senza assaggiare la sua meravigliosa cucina.

Le origini della cucina napoletana

La cucina napoletana ha le sue origini nella Neapolis greco-romana, fino ad arrivare all’invenzione della pizza e degli spaghetti al pomodoro, i tipici prodotti dell’arte culinaria partenopea famosi in tutto il mondo.

Oltre alla pizza e agli spaghetti, la gastronomia partenopea offre, fin dall’antichità, un’infinita varietà di piatti basati su ingredienti freschi locali, come pesce, mozzarella e pomodori, carne, verdure e legumi del Vesuvio.

Alcuni di questi piatti sono famosi non solo in Italia, ma in tutto il mondo: basti pensare alla classica pasta con pomodoro e basilico, o alla mozzarella di bufala, o alla pizza, che è considerata il simbolo universale della tradizione gastronomica italiana.

Ad oggi, l’eccellenza e la tipicità del cibo Made in Naples, hanno fatto sì che la cucina napoletana sia diventata un vero e proprio mito planetario.

All’estero c’è chi dice che la cucina napoletana sia la più famosa al mondo perché è la più semplice da cucinare, in quanto la pizza e gli spaghetti sono il tipico comfort food con prezzi accessibili e da mangiare con facilità. La verità è che dietro ogni sapore della cucina partenopea c’è una vicenda storica, umana e sociale che viene da molto lontano, e solo chi conosce la storia è in grado di apprezzarne davvero le sue origini.

L’arte dei pizzaioli napoletani

L’arte dei pizzaioli napoletani si classifica nella lista del Patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco, per essere profondamente legata alla capacità dei partenopei di essere una comunità davvero affiatata in tutto ciò che fanno.

La pizza, infatti, è una pietanza mangiata da tutti, sostenibile e facilmente adattabile, integratasi nelle abitudini dei napoletani fin dai tempi antichi, fino ad arrivare ad essere uno dei cibi più mangiati anche dal resto delle culture del mondo.
La pizza oggi è diventata il simbolo globale della cucina napoletana, e della gastronomia italiana in generale. Per cui, meritava sicuramente un riconoscimento importante che ha aiutato ad alzare l’economica della città di Napoli ed, ovviamente, anche la sua reputazione.

Quali sono i piatti tipici napoletani per eccellenza?

Nessuno dovrebbe visitare Napoli senza assaggiare la pizza fritta, la mozzarella di bufala, i crocché di patate, la parmigiana di melanzane, o piatti tipici di mare como il cuoppo di mare, la impepata di cozze, il polpo alla Luciana e gli spaghetti alle vongole.

Per non parlare dei dolci tipici napoletani che potrete gustare tra i vicoli del centro storico dove, soprattutto nelle viette di Spaccanapoli, troverete le migliori pasticcerie dove mangiare sfogliatelle, babbá, la pastiera, accompagnati da un buon limoncello di Sorrento o da un ottimo caffè espresso che, come cantava Domenico Modugno, è il migliore d’Italia e del mondo: “Ah! Che bello ‘o ccafe’. Sulo a Napule ‘o ssanno fa’!”