Quando la discriminazione diventa violenza: il racconto di Sara, costretta a spogliarsi ad un esame

Quando la discriminazione diventa violenza: il racconto di Sara, costretta a spogliarsi ad un esame

Stava sostenendo il quiz per la patente quando è stata invitata, per un controllo, a togliersi il velo. Poi la maglia. Poi le mutandine


TRENTO – A denunciare l’accaduto è stata Cathy La Torre, anche nota semplicemente sotto lo pseudonimo di “avvocathy” sui social, che molto spesso prende a cuore episodi di razzismo/discriminazione e porta avanti battaglie d’inclusione in una società che appare, purtroppo, ancora lontana da un simile traguardo. Ebbene quello che doveva essere solo un esame per la patente si è rivelato essere per Sara Qasmi, islamica, un vero e proprio incubo, doloroso e umiliante.

“Costretta, racconta lei stessa, da un’agente delle forze dell’ordine a denudarsi totalmente (totalmente), in bagno, sotto i suoi occhi, per ragioni che ancora fatica a comprendere. Perché quel trattamento? E perché proprio a lei? Forse per il velo che indossava come sempre a coprirle i capelli? Non sa rispondersi.Ma ha denunciato tutto alle autorità. E mi auguro si indaghi e si ricostruiscano esattamente i fatti”, ha detto il noto avvocato su Instagram.

“Intanto Sara ha raccontato tutto alla Questura di Trento, e su alcuni giornali locali. Ha raccontato che durante l’esame, mentre era seduta al centro dell’aula, un degli esaminatori continuava a controllarla. Solo lei. Dopo venti arrivano in aula due agenti delle forze dell’ordine: un uomo e una donna. Sara ha già consegnato la sua prova. L’agente donna le chiede di seguirla nel bagno. Una volta lì, le chiede di togliersi il velo. Sara obbedisce e chiede se può bastare. Ma, racconta ancora, la donna è perentoria: “Ho detto di spogliarti”. Cosa intendesse per “spogliarti” Sara lo capisce pochi interminabili secondi dopo.

Racconta di essere stata costretta a togliersi non solo la maglia. Ma anche il reggiseno. E non solo i pantaloni. Ma anche le mutandine. Sara racconta di aver obbedito, confusa, senza avere la forza di ribellarsi, tremando. Poi l’ha fatta rivestire, come se nulla fosse. Sara ha denunciato. E non so come finirà questa vicenda. Ma se la storia sarà confermata è di una gravita inaudita. E chi l’ha umiliata in questo modo, chi l’ha trattata come una specie di terrorista, spero sia chiamato anche a rispondere delle proprie responsabilità”.

Non è la prima volta che ragazze islamiche sono costrette a subire in Italia simili trattamenti discriminatori, dettati molto probabilmente dalla paura verso il diverso, ancora troppo radicata in una società che finge d’essere all’avanguardia, ma che deve ancora avere tanto a che fare con l’evoluzione prima di potersi dire libera da simili episodi. Ci auguriamo tutti per il suo bene, ma anche per il bene dell’umanità, che Sara abbia giustizia. E che chi le ha causato dolore risponda dei crimini commessi.