Violenze in carcere a Santa Maria Capua Vetere, agenti in manette: la chat degli orrori

Violenze in carcere a Santa Maria Capua Vetere, agenti in manette: la chat degli orrori

Veniva formato un “corridoio umano” al cui interno erano costretti a transitare indistintamente tutti i detenuti dei singoli reparti, ai quali venivano inflitti un numero impressionante di calci, pugni, schiaffi alla nuca e violenti colpi di manganello


SANTA MARIA CAPUA VETERE – Nella mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale dei Carabinieri di Caserta e della Compagnia dei Carabinieri di Santa Maria Capua Vetere, unitamente al personale di Polizia Giudiziaria del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, hanno eseguito n. 52 ordinanze applicative di misure cautelari personali nei confronti di altrettante persone in servizio presso diversi uffici del Dipartimento dellamministrazione Penitenziaria della Campania, principalmente presso la Casa Circondariale Francesco Uccelladi Santa Maria Capua VetereI Pubblici Ufficiali sono gravemente indiziati a seconda delle loro diverse rispettive posizioni e partecipazioni soggettive, a seguire meglio specificate dei delitti di concorso in molteplici torture pluriaggravate ai danni di numerosi detenuti, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, falso in atto pubblico (anche per induzione) aggravato, calunnia, favoreggiamento personale, frode processuale e depistaggio. A confermare quanto accaduto nel reparto Nilo della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere sono i messaggi scambiati tra gli agenti.

I MESSAGGI SCAMBIATI

Prima della perquisizione del 6 aprile 2020 (Allora apposto domani chiave e piccone in mano;li abbattiamo come i vitelli.... Allora non passa nessuno, Casino lo faranno ai passeggi perché sul piano se escono dalla cella 3 cretini e vogliono fare qlc ci sono i colleghi di rinforzo, saranno subito abbattuti; Ok domate il bestiame, i ragazzi sanno cosa fare, non sempre il mefisto serve ai banditi per fortuna , ragazzi è arrivato il messaggio da Santa Maria, alle quindici e trenta tutti in Istituto, si chiude il Reparto Nilo per sempre! tutti i detenuti chiusi per sempre!.è arrivato lok!, Vi aspettiamo già in trincea, Spero che pigliano tante di quelle mazzate che domani li devo trova tutti ammalati, Entro le 15.30 in tuta operativa tutti in Istituto .Si deve chiudere il Reparto Nilo x sempre, u tiemp re buone azioni e fernut CW la Polizia Penitenziaria Crimmediatamente dopo gli eventi stessi (il sistema Poggioreale, 4 ore di inferno per loro, Non si è salvato nessuno, Applauso finale dei colleghi di Santa Maria, Aho ci siamo rifatti. 350 passati e ripassati, amo vinciut..., ripristinato ordine. 5 ore. È stato necessario usare forza fisica... Qualche ferito tra noi ma è stato un lavoro di altissimo livello... Pochi danni alla struttura... 200 sfollagenti... Gestita con strategia eccellente...Perquisizione indebolendo il loro potenziale..., qualche ammaccato tra i detenuti ... Cose normali, abbiamo ristabilito un polordine ... lordine e la disciplina... ho visto cose che in sei anni non immaginavo nemmeno... ti dico solo questo... sette sezioni... non se ne è salvata nessuna... nessuna, cè stato solo un carcerato del Tamigi che ha dato in cuollo ad un collega e lo hanno portato a basci celle, a bascu fuosso... e niente, lo hanno portato a bascu fuosso e come di rito ha avuto pure la parte soia.... come è stato non si può dire ... però amo vinciuto... la polizia penitenziaria oggi ha vinto, Oggi si sono divertiti al Nilo... Hanno dato anche per te... Specialmente il tuo amico tessari, sembrare na Pecorella.... E per di più stasera sta dormendo nella stanza dove sta la sorveglianza... Si e salvato solo Izzo Tommaso che stanotte aveva un podi febbre e sta da me... Ho provato in tutti i modi a provocarlo ma e mangiato la foglia, operazione pulizia a santa Maria, ho spostato 150 unità per perquisizione straordinaria al reparto dei disordini, Oggi noi dalle 15 e 30 alle 18 e 30....sistemati tutrice 400, “Cmq dalle ore 16 alle 18 ....abbiamo fatto...tabularasa, Ho fatto tagliare la barba a tutti... I barbutoa, Oggi si sono divertiti al Nilo, Ke spettacolo, abbiamo messo a tacere i vari disordini e tutto ciò che li creava, È stato necessario il manganello, Hann kiavat i varrat a santamarijijij, A faccc i killi puork i merd... Carcerati di merda... Munnezza... Orrendi, arroganti, skifosi... Dovrebbero crollare tutte le carceri italiane con loro dentro), nei giorni successivi AL 6 aprile 2020: (ora stanno chiusi.....ora stanno chiusi...domani stanno chiusi.... fanno solo passeggio, nemmeno la saletta.... Non fanno niente ... poi si vedrà nei prossimi giorni... Possono uscire 1 x volta ... Testa abbassata e mani dietro... Conta alzati in piedi vicino al letto... E chi nn lo fa giu al gabbione... Stamattina pasquale e Giulio ne hanno scesi 4 o 5... nn possono fermarsi vicino a nessuna cella... Lavoranti chiusi... Neanche le salette ... Solo passeggip... chiusura sempre .... Nessuno parla.... Solo grazie scusate e x favore ... non vola una mosca.... Cmq s. maria un casino e mo si fa peggio che non hanno trasferito quelli della rivolta che ieri so stati presi di forza) e a partire dal 10 aprile, momento dellacquisizione delle immagini delle videoriprese relative alla perquisizione (“sarà un terremoto... La vedo nera... temo che domani sarà una carneficina“ci andranno pesante.... Volevano protestare fuori al carcere e consegnarsi in caserma... mo succede il terremoto, Pagheremo tutti 10)... 300 agenti e una decina di funzionari ... Tutti quelli di Santa Maria ..Eravamo tutti presenti ... Troppe persone coinvolte .... decapiteranno mezza regione …. oltre a chiudere Santa Maria Capua Vetere, Travolgerà tutti..., è stata gestita male e sta finendo peggio... finirà come la cella zero, Non vorrei pagare per tuttista cosa del nilo... Travolgerà tutti, Siamo ai piedi di pilato, mi arrivano 

brutte notizie da la, accussi nn ci ritiriamo proprio te piglio Na bella stanzulella a Secondigliano assieme a me e ci facimm Pasqua e Pasquetta assieme, Io sono in cerca di lavoro), risultavano chiari nel dimostrare ulteriormente lestensione dellazione violenta e delle torture (per numero di autori e vittime), la programmazione dellazione, la causale, nonché la consapevolezza delle conseguenze sanzionatorie correlate

Le indagini sulla dinamica del 6 aprile e sulle violenze sono scattate a seguito di  un esposto del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Campania, datato 8 aprile 2020, nel quale erano segnalati presunti maltrattamenti operati in danno di detenuti da parte di personale della Polizia Penitenziaria, informazioni tratte dalle registrazioni di conversazioni telefoniche avvenute tra detenuti ristretti non identificabili ed i propri familiari, registrazioni che erano state pubblicate sul social network Facebook. A ciò faceva seguito, in data 9 aprile 2020, una manifestazione di protesta attuata allingresso della struttura carceraria di Santa Maria Capua Vetere da parte dei familiari di alcuni detenuti ristretti nel reparto Nilo, durante la quale gli stessi lamentavano che i propri familiari erano stati oggetto di percosse ed alcuni di essi avevano riportato anche delle lesioniQuanto denunciato trovava un successivo ulteriore riscontro nella visita ispettiva, operata dal Magistrato di Sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, nella serata del 09.04.2020, durante la quale alcuni dei detenuti allocati nel Reparto di isolamento Danubio provenienti dal Reparto Nilo ed ivi trasferiti durante la sera del 6 aprile riferivano di violenze patite, detenuti peraltro ancora recanti sul corpo i segni delle lesioni subìte ed ivi reclusi in condizioni degradantiEmergeva, infatti, che alcuni detenuti ivi ristretti non avevano ricevuto biancheria da bagno, dotazione da bagno, biancheria da letto, lenzuola e cuscini, non erano stati visitati e comunque prescritta alcuna terapia benché evidentemente presentassero ecchimosi e contusioni evidenti e gli fosse inoltre impedito ogni colloquio telefonico con i familiari, ragione per cui questi ultimi erano alloscuro dello stato di salute dei loro cariAllesito delle informazioni e della denuncia presentata in data 10 aprile 2020, sono state aperte le indagini. I militari si sono recati  presso la Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere per estrapolare le registrazioni video disponibili, utili ad accertare la dinamica degli eventi del 5 aprile e, soprattutto, del 6 aprile 2020, così da appurare le modalità di svolgimento della perquisizione straordinariaNonostante un tentativo di ritardare o impedire lacquisizione delle immagini, l11 aprile 2020 lintero impianto di videosorveglianza veniva sottoposto a sequestro; dallesito dellestrapolazione delle immagini: era possibile accertare, in modo inconfutabile, la dinamica violenta, degradante ed inumana che aveva caratterizzato lazione del personale impiegato nelle attività, persone difficilmente riconoscibili perché munite di DPI ed anche, quanto a numerosissimi agenti, di caschi antisommossa, unitamente a manganelli in dotazione illegalmente portati seco ed anche di un bastoneIn particolare emergeva che gli sfollagenti erano stati utilizzati sistematicamente per percuotere un numero considerevole di detenuti, colpi inferti anche con violenza, in varie parti del corpo. Dalla visione dei filmati utili (due degli impianti di videoregistrazione erano peraltro inefficienti od oscurati) emergevano chiaramente le violenze esperite, rivolte alla quasi totalità dei detenuti del Reparto Nilo

LA VIOLENZA

Tutti i detenuti del Reparto Nilo, con esclusione soltanto di una Sezione, erano stati infatti portati dalle loro celle alla sala ricreativa; taluni venivano convogliati nella sala della socialità, altri nelle aree cc.dd. del passeggioEra in modo solare che il personale di Polizia Penitenziaria aveva formato un corridoio umanoal cui interno erano costretti a transitare indistintamente tutti i detenuti dei singoli reparti, ai quali venivano inflitti un numero impressionante di calci, pugni, schiaffi alla nuca e violenti colpi di manganello, che le vittime non riuscivano in alcun modo ad evitare, sia per il gran numero di agenti presenti, che per gli spazi angusti dei corridoio e degli altri locali in cui le violenze venivano praticateAlle violenze si sono sovente sovrapposte pratiche volutamente umilianti. Così, le medesime immagini riguardanti le sale della socialità dei vari reparti, ove sono stati raggruppati gran parte dei detenuti perquisiti, evidenziavano che gli agenti sovente costringevano i detenuti ad un prolungato inginocchiamento, sotto i loro ripetuti colpi, sferrati con il manganello o con calci, pugni e schiaffi. In alcuni casi, poi, le plurime percosse inflitte ai detenuti si sono trasformate in prolungati pestaggi, durante i quali i detenuti sono stati accerchiati e colpiti da un numero esorbitante di agenti, anche quando si trovavano inermi al suoloParadigmatico, tra gli innumerevoli casi, era il trattamento subito da un detenuto, costretto percorrere la sala della socialità trascinandosi in ginocchio, per essere malmenato con calci pugni e colpi di manganello; straziante era poi, tra tante, la scena in cui il medesimo detenuto, in ginocchio, cercava di proteggere il capo dalle percosse, venendo volutamente colpito da un agente con il manganello alle nocche delle ditaLelevato grado di sofferenza fisica patito dai detenuti picchiati era immediatamente percettibile dalla visione dei filmati del circuito di video sorveglianza, emergendo in maniera tragicamente evidente che gli agenti di Polizia Penitenziaria infliggevano alle vittime colpi, volutamente violenti, imprimendo notevole forza sia quando li colpivano con schiaffi, pugni e calci, sia quando utilizzavano il manganelloSulla base, poi, delle consulenze medicolegali disposte dal P.M. su 15 persone recluse a distanza di circa 10 giorni dallevento si evidenziavano ancora i segni, assolutamente visibili, delle percosse subite dalle vittime, ecchimosi violacee su varie parti del corpo, a dimostrazione dellestrema violenza delle percosse inflitte ai detenuti, la cui acuta sofferenza patita non era dunque minimamente dubitabileAttraverso poi gli esiti delle consulenze cui erano sottoposti numerosi detenuti era accertato il loro trauma psichico, evincibile dal narrato delle vittime e dalle condizioni di estrema prostrazione psicologica e di vero e proprio terrore nei riguardi dei loro carcerieri, elemento questultimo attestato dalla estrema ritrosia manifestata nella proposizione di denunce o querele, di fatto presentate solo da una sparuta minoranza delle vittimeLestrema brutalità delle aggressioni subìte, il tipo di umiliazioni loro imposte dagli agenti di Polizia Penitenziaria, le reazioni emotive manifestatesi nel corso della perquisizione stessa (molti detenuti a seguito delle percosse hanno cominciato a piangere ed uno di essi è addirittura svenuto), erano peraltro tutti elementi che rendevano chiara la sussistenza di un misurabile trauma psichico nella vittimeLe consulenze tecniche disposte dal P.M. rivelavano che le persone offese, pur a distanza di diversi giorni dai fatti, avevano continuato a manifestare disturbi posttraumatici di varia intensità, tutti dipendenti dalle aggressioni subite in occasione della perquisizione straordinariaEmergeva poi, da successive acquisizioni delle comunicazioni rilevate dai dispositivi Smartphone sequestrati (coerenti con le rivelazioni rese da alcuni detenuti), che fosse stato praticato lobbligo della rasatura di barba e dei capelli di numerosi detenutiTutti i detenuti, con rare eccezioni, venivano dunque sottoposti a violenze ed indegne misure di rigore, degradanti ed inumane, prolungatesi per circa quattro ore nel pomeriggio del 6 aprile 2020A seguito delle numerose audizioni di detenuti coinvolti venivano escussi oltre 70 detenuti emergevano anche ulteriori dettagli delle violenze e torture subìte ed era possibile identificare numerose vittime ed autori della dinamica lesiva, tra la molteplicità degli Agenti impegnati nellazione, chiaramente attuata come punitiva e dimostrativaAtteso che le Unità provenienti dagli altri carceri per lo più sconosciute ai detenuti di Santa Maria Capua Vetere erano quasi tutte munite di caschi e dispositivo di protezione individuale (significativamente emergeva, sullo smartphone poi sequestrato ad uno degli indagati, la considerazione, integrata da emoticon