Alessio muore a 32 anni, la famiglia: “Vogliamo la verità, non si è tolto la vita”

Alessio muore a 32 anni, la famiglia: “Vogliamo la verità, non si è tolto la vita”

Il legale è già al lavoro per ottenere l’esame autoptico sulla salma


NAPOLI – Si faceva chiamare da tutti Alessio ed era così conosciuto anche in Sicilia dove viveva da circa un anno con il compagno. All’anagrafe era Massimo Melluso, 32 anni. Napoletano, con madre originaria di Villaricca, è stato trovato senza vita nella mattina di sabato scorso a Ventimiglia di Sicilia. La sua morte, però, è avvolta nel mistero, nonostante gli inquirenti abbiano archiviato il caso come suicidio. Il 32enne è stato infatti trovato dal compagno impiccato in un capanno e questa è stata l’unica strada sulla quale hanno lavorato gli inquirenti.

Eppure sono tanti, troppi i punti oscuri della vicenda sui quali la famiglia vuole vederci chiaro. Chi lo conosceva bene, infatti, non riesce a credere all’ipotesi che Alessio si sia tolto la vita. Niente, nel passato recente e lontano, ha mai fatto pensare alla possibilità di un gesto simile. Aveva un compagno, era in costante contatto con la famiglia ed è per questo che quanto accaduto ha rappresentato un fulmine a ciel sereno per tutti.

I familiari, dopo essere arrivati in Sicilia, sono riusciti a bloccare un iter che sembrava stesse procedendo apparentemente in maniera troppo rapida. Il caso, infatti, era stato già archiviato come suicidio, una strada che i genitori non hanno voluto accettare. Dunque, non senza difficoltà e immediatamente dopo il loro arrivo sull’isola, hanno iniziato a lottare contro una burocrazia che non guarda ai sentimenti, al dolore, alla sofferenza, e sono riusciti ad ottenere il trasferimento di Alessio nella sua Napoli.

Ed è qui, precisamente nella parrocchia di Piazza Ottocalli, che mercoledì si sono svolti i funerali. Contestualmente, però, la famiglia ha incaricato il legale Beniamino Esposito di scavare in una vicenda che ha troppe falle per essere chiusa in pochi giorni. L’avvocato, dunque, ha chiesto ufficialmente che la salma possa essere sottoposta a sequestro per poter effettuare sulla stessa l’esame autoptico. Da lì, infatti, potrebbe essere più chiara la causa della morte di un ragazzo che amava la vita. Ed è per lui e per questo amore che la famiglia continuerà a lottare per conoscere la verità e avere giustizia.