Camorra e reddito di cittadinanza: tra i beneficiari la moglie del boss

Camorra e reddito di cittadinanza: tra i beneficiari la moglie del boss

I controlli delle Fiamme Gialle a nuclei familiari di quel tipo sono stati eseguiti  anche in virtù di una normativa, quella sul Reddito di Cittadinanza, molto  rigorosa sull’obbligo di indicare, nella domanda, l’inesistenza nel proprio nucleo familiare di soggetti con trascorsi per reati associativi di tipo mafioso


NAPOLI – Moglie del boss percepiva reddito di cittadinanza. Questo è quanto emerso dalle indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Napoli. Si tratta di Filomena Russo, moglie di Ettore Bosti. La donna è anche figlia di Mario Lo Russo, uno dei Capitoni di Miano scoperta dalla Guardia di Finanza Lucia Botta Figlia del ras Salvatore Botta.

La Guardia di Finanza partenopea ha eseguito perquisizioni e sequestri nei confronti di 25 nuclei familiari riconducibili al Clan Contini. Nelle procedure di richiesta del reddito di cittadinanza si sono “esposti” soggetti incensurati, apparentemente in regola riguardo ai requisiti  per  ottenere il beneficio statale, i quali però hanno omesso di dichiarare all’ INPS  la presenza di famigliari condannati o sottoposti misure cautelari per reati  associativi di tipo mafioso.

IL CLAN

La consorteria criminale denominata clan Contini è egemone a Napoli, nei  quartieri Vasto, Arenaccia e San Carlo all’ Arena, e sarebbe notoriamente in  grado di infiltrarsi efficacemente nel tessuto sociale ed economico, anche  legale, partenopeo. L’attività investigativa è stata condotta dal GICO del Nucleo di Polizia  Economico-Finanziaria di Napoli, gruppo specializzato nelle operazioni  anticamorra e negli accertamenti economico-finanziari più complessi.

IL SEQUESTRO

I controlli delle Fiamme Gialle a nuclei familiari di quel tipo sono stati eseguiti  anche in virtù di una normativa, quella sul Reddito di Cittadinanza, molto  rigorosa sull’obbligo di indicare, nella domanda, l’inesistenza nel proprio nucleo familiare di soggetti con trascorsi per reati associativi di tipo mafioso.  Scattano altrimenti, come in questo caso, le procedure di revoca del  beneficio, in stretta collaborazione con l’INPS.  Sono state sequestrate somme per circa 270.000 euro indebitamente  percepite dagli indagati nel periodo aprile 2019 – novembre 2020 oltre che le  carte prepagate utilizzate per l’erogazione del beneficio.

PERQUISIZIONI E SEQUESTRI IN DIVERSE CITTA’

Gli accertamenti economico-patrimoniali condotti dalle Fiamme Gialle hanno  messo inoltre in luce un tenore di vita, per alcuni soggetti, sproporzionato  rispetto ai redditi dichiarati, come dimostrato dall’acquisto di beni di lusso e  dalla frequentazione di rinomate località vacanziere in Italia e all’estero. Le perquisizioni e i sequestri sono stati eseguiti in diverse zone della città di  Napoli, (Avvocata, Borgo Sant’Antonio Abate, Poggioreale, San Carlo  all’Arena, San Lorenzo, Scampia, Stella, Vicaria), e nei comuni di Quarto  (NA), Sant’Antonio Abate (NA), Cicerale (SA), oltre che a Reggio Emilia. Sottoposte a perquisizione anche le sedi di 4 centri di assistenza fiscale  operanti a Napoli e provincia, utilizzati dai percettori del sussidio per la  presentazione delle domande.

I NOMI DEGLI INDAGATI

Filomena Lo Russo, Lucia Botta, Alberto Tolomelli, Ciro Tolomelli, Paolo Abbruzzese, Salvatore Acanfora, Diego Ambrosio, Annalisa Beneduce, Fortuna Boscetti, Vincenzo Boselli, Anna Capasso, Emanuele Conforti, Loredana De Martino, Pasqualina Di Martino, Barbara Giordano, Maria Martorelli, Monica Monaco, Silvia Monaco. Emilia Murolo, Antonio Pengue, Gennaro Pelliccio, Anna PEersico, Roxana Elena Longu, Natasha Scialò, Tiziana Vittuozzo.