Napoli, la storia del piccolo Rei: abbandonato dal padrone in canile si è lasciato morire

Napoli, la storia del piccolo Rei: abbandonato dal padrone in canile si è lasciato morire

La storia di Rei contiene un messaggio profondo ed importante da ribadire soprattutto in questo periodo dell’anno. “Abbandona le giustificazioni, non loro”, è lo slogan sostenuto della responsabile di Oipa di Napoli e provincia Enza Buono e da tutti i volontari


PROVINCIA DI NAPOLI – E’ una storia commovente che scuote l’animo e che spezza il cuore quella del piccolo Rei, cucciolo di appena un anno, “abbandonato” dal suo padrone in un canile della provincia di Napoli.

A raccontare la vicenda del cucciolo del problema legato alla rinuncia di proprietà degli animali, soprattutto nell’ultimo periodo, è Enza Buono, responsabile dell’OIPA (‘Organizzazione Internazionale Protezione Animali) di Napoli e provincia, organizzazione di volontariato con lo scopo di  tutelare e la valorizzare  la natura, l’ambiente e la difesa degli animali da qualsiasi forma di maltrattamento.

Ad oggi, spesso, non si parla più di abbandono, ma di rinuncia di proprietà, due facce della stessa medaglia che sono collegate tra loro ad un’unica grave mancanza, ovvero la consapevolezza che l’adozione di un animale richiede impegno.

Secondo quanto raccontato, il padrone del cane, un cucciolo di pitbull, a detta sua, non poteva più prendersene cura  e si è rivolto ai volontari dell’OIPA per trovare una soluzione i quali subito si sono attivati nella ricerca di una nuova casa ma – come è facile da immaginare e dato soprattutto il periodo storico che stiamo vivendo –  una sistemazione sicura per il piccolo attendeva ad arrivare. Così il padrone ha ben pensato di portare il piccolo Rei in un canile dove è stato sistemato in un box. Nonostante le cure e le premure dei proprietari della pensione per cani, Rei inizia a stare male, inizia a non mangiare, ad accusare malesseri fisici come enterite, diarrea, dolori e dopo una terapia è purtroppo morto nel giro di qualche giorno. Non ha retto all’abbandono, si è sentito tradito, dimenticato all’improvviso in un luogo sconosciuto e senza più riferimenti e si è lasciato andare.

“La storia di Rei è una delle tante che potrei raccontare. Abbandonare o rinunciare ad  un animale significa molto spesso lasciarlo ad un sorte incerta e posso testimoniare che nell’epoca di oggi, ai tempi del Covid, la situazione è peggiorata. La pandemia ha accentuato il problema e pare che le persone non abbiano più un cuore. Come si può pensare agire in modo così insensibile?”, ha raccontato a noi la delegata dell’Oipa di Napoli e provincia.

“Vorrei lanciare un messaggio importante racchiuso in uno slogan che spesso utilizziamo io ed i ragazzi volontari: “ABBANDONA LE GIUSTIFICAZIONI, NON LORO”.  Soprattutto in questo periodo, in piena estate, non possiamo essere egoisti, inventare delle scuse per non tenerli con noi e non curarci del loro benessere e della loro salute. Adottare un cane è una scelta di vita di cui dobbiamo essere coscienti. Ci sono tanti modi per poter assicurare ai nostri amici un futuro migliore di quello che pensiamo che potremmo offrire loro. Abbandonarli o lasciarli in un canile con la consapevolezza di non tornare indietro non sono le soluzioni migliori. Gli animali hanno un anima, soffrono, e capiscono molto più di quanto possiamo immaginare”, conclude Enza.

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