Nuovo clan dei Casalesi, 13 persone in manette: avevano messo nel mirino anche Giugliano

Nuovo clan dei Casalesi, 13 persone in manette: avevano messo nel mirino anche Giugliano

Tra gli arrestati figurano anche volti ‘noti’ come quelli di Oreste Reccia e Vincenzo Ucciero


CASAL DI PRINCIPE – Il loro obiettivo era quello di riorganizzare il clan dei Casalesi con estorsioni ai commercianti del territorio. Sono loro le 13 persone finite in manette questa mattina al termine di un’operazione condotta dai carabinieri e dalla polizia di Caserta.

L’indagine, coordinata dalla Dda di Napoli, è durata circa 6 mesi ed ha consentito di appurare il ritorno sul territorio della provincia di Napoli e Caserta dello storico sodalizio criminale che fece capo ai boss Zagaria, Schiavone, Bidognetti e Iovine. Tra i destinatari del provvedimento messo in atto questa mattina dalle forze dell’ordine anche Oreste Reccia e Vincenzo Ucciero, considerati dagli inquirenti i capi ed organizzatori del nuovo clan dei Casalesi.

Tramite intimidazioni, spesso sfociati anche in violenti pestaggi, l’obiettivo era quello di ottenere il pizzo dai commercianti. “Ci mandano gli amici di Casale”. Questa la formula presumibilmente utilizzata dai rappresentanti del gruppo criminale che avevano intenzione di espandere il loro potere nei Comuni di Aversa, San Cipriano, San Marcellino, Giugliano e Villa Literno.

A loro i giudici contestano diverse estorsioni aggravate dal metodo mafioso, perpetrate con lo scopo di agevolare una organizzazione mafiosa. Sequestrate pistole, un kalashnikov e tutto il relativo munizionamento. Dalle indagini è risultato che nessuna delle vittime aveva denunciato, per paura di ritorsioni, i tentativi di estorsione accertati, invece, dalle forze dell’ordine.

QUESTI I NOMI DEGLI ARRESTATI:

In manette sono finiti il ras Oreste Reccia di San Cipriano e Vincenzo Ucciero di Villa Literno, ritenuti a capo della “rifondazione casalese”;  Remigio e Marco Testa, padre e figlio di Frignano; Luigi Annibale, Gianluca Alemanni, Emilio Mazzarella, Antonio Ucciero, Mariano Vitolo, Giuseppe Muto, Raffaele Granata, Vincenzo Arrichiello e Luigi Carpiniello.

Sono stati associati in diversi penitenziari, tra i quali Avellino e Secondigliano. Le accuse sono di estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa, associazione a delinquere di stampo mafioso e detenzione illecita e porto abusivo di armi da fuoco.