“Stesa” al Parco Verde di Caivano, don Patriciello sospende i campi estivi: “Non mi sento sicuro”

“Stesa” al Parco Verde di Caivano, don Patriciello sospende i campi estivi: “Non mi sento sicuro”

“In pochi minuti sul quartiere piomba un silenzio che ha il sapore e l’odore della morte. Le mamme sfidano il pericolo e si precipitano a rintracciare i figli nascosti tra le auto in sosta”,queste le parole del parroco in un post


Fermati i campi estivi per bambini a Caivano, a deciderlo è stato padre Maurizio Patriciello, parroco al Parco Verde della cittadina napoletana. La decisione è stata presa a causa del terrore causato dalla “stesa” (cioè spari all’impazzata durante raid intimidatori) di giovedì scorso, a seguito della quale sono stati ritrovati 26 bossoli.

Parole di delusione e rabbia quelle di Don Patriciello, che ha spiegato la decisione in un post su Facebook: “Non ci credo, non ci crederò mai che l’Italia non abbia gli strumenti per mettere fine alla scandalosa e sanguinaria prepotenza della camorra napoletana. Non mi rassegno oggi e non mi rassegnerò mai al fatto che nel mio Paese ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B. Giovedì sera, siamo in chiesa per la catechesi degli adulti. Non abbiamo voluto sopprimere i nostri incontri per la pausa estiva. Ai pochi che partono per le vacanze, auguriamo buon riposo e buon divertimento; con chi è costretto a restare in paese ci piace continuare ad incontrarci per pregare insieme, riflettere sulla Parola di Dio, leggere alla luce della ragione e del Vangelo quel che accade nel mondo. Eravamo in chiesa, dicevo, quando, all’improvviso, si sono sentiti colpi di arma da fuoco. Tanti, troppi.

Solo per attimo abbiamo pensato che fossero ai fuochi d’ artificio; l’esperienza accumulata in questi anni ci ha fatto comprendere che cosa stesse accadendo. Era in atto una “stesa”, la solita, orribile, stupida stesa per affermare l’autorità del clan vincente. Si spara all’impazzata, il terrore prende il sopravvento, la gente cerca riparo. In pochi minuti sul quartiere piomba un silenzio che ha il sapore e l’odore della morte. Pistole e mitragliette sputano fuoco. Per tuo figlio, tua mamma, tuo fratello potrebbe essere la fine. A cavallo di potenti moto, fasciati fino al collo, con la mascherina in volto, “loro “ sfrecciano tra i viali, noncuranti del pericolo. In quegli orribili momenti sono i padroni assoluti. Hanno nelle loro mani la tua vita e la tua morte. Tutto avviene alla velocità del lampo. Stavolta, però, la durata è stata lunga. E poiché non c’è scappato il morto la cosa non avrà risonanza a livello nazionale. In fondo sono le solite storie che si ripetono da anni. Noiosissime. Orripilanti. Per chi in questi quartieri del degrado e della morte ci vive, è un’ angoscia indescrivibile. Le mamme sfidano il pericolo e si precipitano a rintracciare i figli nascosti tra le auto in sosta. In quegli interminabili momenti occorre solo confidare in Dio. La banda armata arriva a destinazione e inizia a sparare.

La cosiddetta “stesa” deve impaurire gli onesti che avessero l’infelice idea di sporgere denuncia e umiliare agli occhi di tutti il clan perdente. I vecchi equilibri sono saltati, le antiche intese sono trapassate. Un nuovo capitolo si sta scrivendo. Nuovo? Vecchio come Masaniello. Oltre i soldi, le giovani leve vogliono il potere. Ed è guerra. Si combatte, non sui campi di battaglia, ma per le strade. In mezzo alla gente. Da anni, da sempre. La maggior parte dei nostri bambini non va in vacanza, i loro genitori non hanno la possibilità economica di portarceli; la parrocchia offre quel poco che può e deve. C’è il gruppo estivo. I bambini vengono, giocano, si divertono, pregano. Che fare, adesso? Non mi sento sicuro. Il pensiero che un bambino possa finire nel mezzo della prossima sparatoria mi paralizza. No, non me la sento di mettere a rischio la loro vita, la loro incolumità. In questo campo, ammettiamolo, abbiamo fallito. Nessuno vuole togliere i meriti a nessuno. Ognuno ha fatto e fa la sua parte. A tutti vanno i nostri ringraziamenti.

Ma se in un’ afosa sera di questa estate ancora strozzata dalla pandemia, migliaia di cittadini italiani vengono terrorizzati e costretti a chiudersi in casa, vuol dire che abbiamo fallito. Vuol dire che non siamo riusciti, in due secoli, a estirpare la malapianta alle radici. Vuol dire che in Italia ci sono zone franche in cui comanda la camorra. Di questa povera gente, umiliata e discriminata, chi vorrà e dovrà farsene carico? Come sempre la Chiesa c’è. Ma è allo Stato laico e democratico che compete il compito di liberare il popolo sovrano dall’oppressor perenne. Maurizio Patriciello”.