Da Giugliano al tetto del mondo, Antonio Panico è Business Coach dell’anno

Da Giugliano al tetto del mondo, Antonio Panico è Business Coach dell’anno

L’imprenditore: “Sono un giuglianese. Conservo un legame molto forte con le mie radici, nonostante il mio percorso professionale mi abbia portato lontano dalla mia terra”


DAL MONDO – Da anni impostosi sul mercato come punto di riferimento editoriale per imprenditori e business leader di alta fascia, il magazine anglosassone CEO Today ha rinnovato anche quest’anno il proprio premio attraverso il quale indica e ritrae alcuni dei personaggi più in vista al mondo nelle rispettive categorie professionali. Tra i vincitori del prestigioso “CEO Today Management Consulting Awards” edizione 2021, c’è anche il business coach italiano dal curriculum internazionale Antonio Panìco, insignito del premio “Business Coach dell’anno”.

Fondatore e CEO dell’impresa Business Coaching Italia S.r.l., 37 collaboratori con un passato imprenditoriale o manageriale, Panìco gestisce oggi una delle più grandi e strutturate realtà a livello europeo nel campo del coaching e del miglioramento aziendale, ed è l’unico esperto in materia ad aver ricevuto il riconoscimento in questa edizione del premio.

Una figura quella del business coach, in epoca di pandemia, sempre più richiesta dalle aziende sia italiane che internazionali, egualmente alle prese con i postumi dei lockdown attuati in tutto il mondo per arginare la diffusione del virus. E che ora, in fase di ripartenza, riveste un ruolo cruciale e animato dall’obiettivo ambizioso di aiutare le imprese a sistematizzarsi, migliorarsi e fare leva sulle proprie potenzialità in vista della ripartenza.

“Questo premio rappresenta per me e per tutta la mia azienda un grande onore – racconta Panìco – anche perché arriva in un momento non facile per le imprese di tutto il mondo. Il riconoscimento è prestigioso e testimonia l’efficacia di tutto il lavoro fatto finora, ma mi spinge a migliorare ulteriormente il servizio al fine di poter aiutare in modo sempre più mirato realtà imprenditoriali del nostro paese ”.

Intervistato dal magazine CEO Today, regolarmente distribuito a oltre 150mila CEO di importanti aziende in tutto il mondo, il business coach italiano ha dichiarato che “i piani futuri verteranno sul consolidamento del brand Business Coaching Italia come realtà importante sul mercato italiano e internazionale; la sfida più grande rimane quella di cambiare la convinzione comune secondo la quale il coaching è qualcosa di puramente teorico. La realtà è molto differente: – conclude Antonio Panìco – personalmente intendo l’attività di business coaching come un supporto professionale fatto di strategie, tattiche e attività pratiche, come il miglioramento di tutti i processi aziendali, che consentono alle aziende di raggiungere determinati risultati. Il programma che proponiamo in Business Coaching Italia si basa sull’attenta conoscenza dei processi aziendali e sulla teoria cognitiva dell’autoefficacia. Un concetto, questo, teorizzato dal professor Albert Bandura, famoso cognitivista già insignito della National Medal of Science dal presidente Obama”.

Le origini giuglianesi

Affermatosi su scala globale grazie al suo impegno, Panico non dimentica le proprie origini: “Sono un giuglianese. Conservo un legame molto forte con le mie radici, nonostante il mio percorso professionale mi abbia allontanato da Giugliano. Alcune caratteristiche del popolo giuglianese in particolare mi contraddistinguono e sono parte del mio successo professionale: determinazione, testardaggine e anche un filo di aggressività. Questi tratti peculiari nel corso della mia crescita personale e professionale ho imparato a sfruttarli, ma anche a mediarli per essere più diplomatico nei rapporti umani, ottenendo un vantaggio competitivo importante. Io rappresento la mia identità e le mie radici, non le nascondo, anzi le sottolineo continuamente perché ne sono orgoglioso”.

E aggiunge: “Penso che chiunque a Giugliano, aprendo la propria mente a livello nazionale e internazionale, con rigore, etica e disciplina uniti all’imprinting giuglianese, possa ottenere ottimi risultati. Ciascuno di noi dovrebbe darsi da fare, impegnarsi, non serve nascere a Milano, a New York o nella Silicon Valley per diventare business coach dell’anno o un manager di successo. Tanti come me lontani da casa hanno raggiunto traguardi importanti. Confrontarsi, aprire gli orizzonti, soprattutto studiando i modelli di business ad imprinting anglosassone , permette di capire come fare bene, non si può pensare oggi di fare impresa come negli anni ’80: i tempi sono radicalmente cambiati, evolvere per sopravvivere è fondamentale”.

 

Imprenditoria italiana, i principali limiti da superare secondo Panico

In un’Italia già fiaccata da una congiuntura economica che perdura ormai da anni, ulteriormente aggravata dalla pandemia, sono sempre più numerosi i giovani e meno giovani che, posti di fronte alla crescente difficoltà nel trovare un lavoro dipendente, decidono di intraprendere un percorso di tipo imprenditoriale.

Anche a causa della scarsa cultura manageriale del nostro Paese, le statistiche parlano chiaro: secondo uno studio pubblicato dalla prestigiosa rivista Harvard Business Review, la probabilità di fallire è superiore al 75%.

E se a pesare sono fattori come la burocrazia e la scarsa liquidità, un ruolo fondamentale lo giocano anche le problematiche interne.

Secondo il business coach Antonio Panico, che aiuta da anni imprese italiane e internazionali, sussiste anche un importante problema di mentalità: “uno dei limiti principali e più comuni a buona parte dell’imprenditoria italiana – spiega Panico – è la scarsa propensione a sistematizzare i processi aziendali. L’intero peso dell’impresa, in altre parole, è caricato esclusivamente sulle spalle dell’imprenditore, che è spesso molto restio a creare processi organizzati che consentano una delega e di conseguenza una vera scalabilità sostenibile del proprio business . A questo si lega anche la difficoltà a gestire positivamente il team facendolo lavorare con una buona leadership, guidandolo verso l’ottenimento dei risultati”.

Secondo l’esperto, anche la reazione alla pandemia da parte del tessuto imprenditoriale è sintomatica di una tendenza a non sfruttare al massimo le proprie potenzialità durante i periodi di crisi più dura.

“Di fronte all’emergenza Covid -prosegue Antonio Panico – pochi imprenditori italiani hanno gestito la crisi aggredendo il mercato in maniera proattiva: chi lo ha fatto, promuovendosi e cercando di consegnare il proprio prodotto o servizio recuperando notorietà presso il target di riferimento, ha subito beneficiato della ripartenza del mercato posizionandosi in vantaggio rispetto alla concorrenza, inclusa quella estera. Chi non lo ha fatto, invece, sta perdendo la cosiddetta ‘share of voice’, ovvero la percezione del cliente ma anche il peso del brand all’interno del proprio settore di riferimento.

Velocità di reazione, capacità di ascolto e una struttura interna solida con ruoli ben delineati – conclude l’esperto – permettono di gestire in modo ottimale il proprio business anche nei periodi più complessi e travagliati, come questo, mutato per sempre dalla pandemia”.