Green Pass, il caso: i ristoratori devono verificarne il possesso ma non possono controllare l’identità

Green Pass, il caso: i ristoratori devono verificarne il possesso ma non possono controllare l’identità

A quattro giorni dall’entrata in vigore delle nuove norme è già polemica sulle modalità di controllo da parte dei titolari dei locali


NAZIONALE – A meno di una settimana dall’entrata in vigore dell’obbligo di possesso del Green Pass, la certificazione che attesta l’avvenuta vaccinazione, la guarigione dal Covid o la negatività al tampone nelle ultime 48 ore, per accedere ai ristoranti al chiuso, scoppiano già le prime polemiche relative alle modalità di controllo da parte dei titolari dei locali. Non essendo pubblici ufficiali, i ristoratori e gli esercenti non sono tenuti al controllo del documento di identità dei clienti che mostrano il Green pass, ma allora, ci si chiede, sarebbe molto facile prendere in prestito la certificazione di altre persone, data la mancanza di possibilità d’accertamento.

I chiarimenti ufficiali del ministro Luciana Lamorgese confermano quanto abbiamo sempre sostenuto: gli imprenditori dei pubblici esercizi non possono – e quindi non devono – chiedere i documenti dei clienti. Un sollievo per i gestori, che si erano trovati calati nell’improprio compito di agenti di pubblica sicurezza“, dicono da Confesercenti a seguito del chiarimento da parte del Viminale. Ora, però, l’associazione di categoria si è posta un altro obiettivo: “Adesso si eliminino anche le sanzioni per le imprese“.

La nota chiarisce che, in caso di assenza di varchi presidiabili, verranno effettuati controlli a campione con multe ai soli clienti trovati sprovvisti di certificato vaccinale, un metodo che potrebbe essere esteso a tutti. L’auspicio è che il governo continui a recepire e risolvere le criticità sull’obbligo di Green Pass che emergono man mano, con il fine ultimo di avere uno strumento efficace ma meno oneroso per le imprese“, conclude Confesercenti.